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Dai clan alle famiglie in difficoltà

Dal 13 maggio all’interno dell’ex quartiere generale dei Valle a Cisliano è stato attuato un presidio di legalità. Ora si cerca un futuro per il bene confiscato.

19 Giugno 2015 - 22:02

Dai clan alle famiglie in difficoltà

La Masseria, cinque anni dopo. Di quel complesso – ristorante, pizzeria dove si svolgevano anche sontuosi banchetti di nozze e ricevimenti, e che si snodava su circa diecimila metri quadri di terreno e comprendeva piscina, giardino per serate all’aperto, scuderie per i cavalli, laghetti artificiali attraversati da un ponticello di legno, e soprattutto lo sfoggio di ogni tipo di statua, compresi due giganteschi leoni che ricevevano il cliente che varcava il cancello del locale situato sulla statale che conduce a Milano – resta davvero poco. Il giardino, fino a poche settimane fa, era un’autentica boscaglia. Poi parti di muro perimetrali interni spaccati, cavi elettrici e impianti idraulici distrutti, all’interno dei saloni del ristorante e della pizzeria sporcizia di ogni genere e cumuli di rifiuti, le copertura del tetto con le tegole rubate ragion per cui molti dei locali evidenziano muri scrostati e muffa provocati dalle infiltrazioni di acqua piovana.
Atti vandalici. Come ad esempio la sparizione dell’enorme cancello di ingresso in ferro battuto, o di parti della recinzione esterna, pure questa in ferro. Che hanno avuto inizio nell’autunno dello scorso anno, quando il Tribunale di Milano ha deciso la confisca definitiva di quel bene ai Valle per destinarlo alla pubblica utilità.
Il simbolo del potere malavitoso, delle vessazioni, delle minacce, delle lucrose attività del clan, oggi è uno spazio libero. Assegnato dal Tribunale di Milano al Comune di Cisliano e dove dal 13 maggio scorso è attivo un presidio della legalità con gli operatori di Libera (l’associazione che da sempre si batte contro le mafie) e della Cooperativa Ies della Caritas milanese. Una presenza costante, ventiquattro ore su ventiquattro, al fine - come spiegano Martina Galli, referente di Libera Vigevano unitamente ad Antonio Loi responsabile territoriale per il sud ovest milanese dell’associazione, e di Lorenzo Sanua, volontario - di tutelare quel bene «da ulteriori atti vandalici e danneggiamenti». Non sono soli i ragazzi di Libera e della Ies. Con loro c’è il sindaco di Cisliano, Luca Durè che almeno tre-quattro volte al giorno transita e si ferma nell’ex quartier generale del clan, ma anche la comunità di questa piccola cittadina milanese a pochi chilometri da Abbiategrasso, e tantissime persone che decidono di spendere il loro tempo libero al fianco di queste sentinelle della legalità. «Stiamo facendo di tutto all’interno di questo complesso, dalle pulizie generali al ripristino di alcuni atti vandalici. Basti pensare che i danni che sono stati provocati all’impianto elettrico ammontano a qualche decina di migliaia di euro». Le bandiere di Libera che sventolano al di fuori dei cancelli di quel complesso che dietro ad un’attività di ristorazione nascondeva il malaffare, sono un segnale evidente ed importante. Quel complesso diventerà una struttura di accoglienza per famiglie in difficoltà.
«C’è la cittadinanza, ma anche il territorio che ci sostiene. Al sabato ed alla domenica arrivano anche famiglie a darci una mano, nei giorni scorsi un gruppo di scout ci ha aiutati a pulire il giardino». Ovviamente servono altri volontari (questa la mail per contattare Libera: pres.sudovestmi@libera. it). Sì come lavoro manuale, ma anche e soprattutto come sostegno e segnale: di voglia di legalità, di affermazione dei principi di giustizia, per dire no al malaffare, alla violenza, ai soprusi. Per dire no, in altre parole, alla mafia. Ora la Masseria è libera, di nome e di fatto. Ma il percorso verso una vera libertà è ancora lungo. E coinvolge tutti noi. Non interrompiamolo.

 

Il bunker delle torture e quelle case nascoste per gli “ospiti”

Nel salone superiore si mangiava, si tenevano feste, si ballava. Qualche metro più sotto, c’era invece un autentico bunker, insonorizzato e protetto da doppie porte blindate. Per la Procura era la sala delle torture, dove venivano “ricevuti” i debitori del clan Valle che non riuscivano a pagare. E qui subivano ogni tipo di minaccia e violenza fisica per indurli a pagare. Nella zona delle scuderie, invece, erano presenti (nascoste da una fitta vegetazione) una casa mobile ed una seconda casa di muratura attrezzate con bagno, aria condizionata e tutti gli elettrodomestici. Chi erano gli ospiti di queste case di fortuna così nascoste?

@ L'INFORMATORE - m.p.

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