Ok alle nuove direttive per il diritto d'autore

Via libera per le nuove norme UE sul copyright

Paolo Vella

03 Aprile 2019 - 10:39

Via libera per le nuove norme UE sul copyright

Il Parlamento europeo ha dato l’ok alla direttiva sul copyright contenente le nuove regole sul diritto d’autore. Il via libera dall’aula di Strasburgo all’accordo provvisorio raggiunto a febbraio soprattutto per quanto riguarda internet è passato con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. Le nuove norme Ue sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web.«È un momento cruciale per la cultura europea, per l’economia digitale, per la difesa dei nostri valori Ue», nel giorno della verità per quanto riguarda il recepimento della Direttiva sul copyright da parte del Parlamento europeo a Strasburgo, si esprime in questi termini la commissaria Ue al digitale Mariya Gabriel. «La nuova direttiva - ha affermato - permetterà di adeguare il diritto d’autore al Ventunesimo secolo», andando «a vantaggio di autori, interpreti, giornalisti, editori, produttori di film e musicali». Il testo, ha aggiunto la Gabriel, sosterrà «la nostra stampa e il settore creativo». Gli autori «si aspettano che l’Ue mantenga le sue promesse. Bisogna attrezzare meglio i nostri autori, e questo significa far vivere la nostra cultura», oltre che «i nostri giornalisti» e ciò comporta «far vivere la nostra democrazia», ha concluso. Il testo dell’accordo politico sulla direttiva sul copyright è «equilibrato e ambizioso» e, secondo la Gabriel, «riconcilia i vari interessi in gioco. I creatori e gli altri detentori di diritti saranno equamente retribuiti e l’impatto sui prestatori di servizi rimarrà proporzionato e gli utenti e la loro libertà di espressione saranno protetti», aggiunge la commissaria europea.
L'articolo 15 (ex articolo 11) stabilisce che gli Stati membri debbano provvedere perché «gli autori delle opere incluse in una pubblicazione di carattere giornalistico ricevano una quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l'utilizzo delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell'informazione». In altre parole gli autori di un contenuto editoriale veicolato dalle piattaforme online (per esempio Google News) devono essere remunerati dai propri editori, a propria volta pagato per i contenuti concessi agli aggregatori digitali.
L'articolo 17 (ex articolo 13) sancisce invece che «un prestatore di servizi di condivisione di contenuti online (formula burocratica per dire piattaforme online) deve pertanto ottenere un'autorizzazione dai titolari dei diritti», sempre attraverso una licenza. Se un contenuto protetto da copyright viene caricato senza licenza, le piattaforme si accollano la responsabilità della violazione, a meno che non si possano aggrappare ad alcune eccezioni: per esempio «aver compiuto i massimi sforzi per ottenere un'autorizzazione» o comunque «aver agito tempestivamente» per disabilitare l'accesso agli utenti indisciplinati o impedirne l'attività in futuro. La norma si dovrebbe rivolgere solo alle aziende di grossa dimensione, visto che lo stesso articolo esclude o limita per esempio le responsabilità di società con fatturato inferiore ai 10 milioni o meno di tre anni di attività alle spalle.
Dopo l'approvazione della direttiva interviene anche Google, uno degli "imputati" sul banco dell'Ue, con una nota in parte dialogante e in parte molto critica: «La direttiva sul copyright è migliorata, ma porterà comunque ad incertezza giuridica e impatterà sulle economie creative e digitali dell'Europa. I dettagli contano e restiamo in attesa di lavorare con politici, editori, creatori e titolari dei diritti mentre gli Stati membri dell'Ue si muovono per implementare queste nuove regole».
Si conclude così il processo legislativo, iniziato nel 2016, per il Parlamento europeo. Spetta ora agli Stati membri dare l'ultimo ok formale.

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