la celebrazione

25 aprile, a Vigevano nessun "derby"

Manifestazione in Castello: pubblico numeroso e condivisione

Bruno Ansani

25 Aprile 2019 - 13:33

25 aprile 2019, le celebrazioni

La celebrazione del 25 aprile in Castello

Non c'era proprio aria da derby questa mattina in Castello, per le celebrazioni del 25 aprile, Festa della Liberazione. La posizione di equidistanza del ministro degli Interni non l'ha condivisa nessuno e, anzi, come ogni anno, Vigevano ha condiviso il proprio 25 aprile con la partecipazione di tutti. Il sindaco leghista, Andrea Sala, ha partecipato (come sempre) alla manifestazione, insieme a diversi rappresentanti dell'amministrazione, così come buona parte dei consiglieri comunali di minoranza. In Castello, dopo la posa delle corone alle lapidi degli antifascisti fucilati (ora tutti hanno potuto vedere l'incredibile errore su quella dedicata a Giovanni Leoni, morto nel 1943 e non a ottobre del '45), la parte dedicata ai discorsi. Quattro studenti del Liceo Cairoli (con la collaborazione di Anpi Vigevano e del docente Luigi Fusani) hanno letto brani riguardanti gli ultimi giorni a Milano prima dell'insurrezione e l'inutile fuga di Mussolini "per salvare almeno la pelle", oltre a un brano di Renata Viganò su "L'Agnese va a morire", dedicato al ruolo delle donne nella Resistenza. I rappresentanti dell'associazione culturale Officina hanno letto e commentato un a poesia partigiana. Ma a strappare gli applausi è stato l'indomito Giovanni Ramazzina, figlio di partigiano, che con parole semplici ha ricordato perchè il 25 aprile si fa festa: fu la vittoria del bene contro il male. La celebrazione era iniziata con l'intervento del sindaco, che ha voluto ricordare le parole del presidente Mattarella e il riferimento a una storia "che non deve essere revisionata. il 25 aprile è giornata dedicata ai valori e su questo voglio riflettere", ha detto Sala. Per il sindaco oggi la questione è trasmettere i valori fondanti della Liberazione ai giovani. I valori, inoltre, vengono minati da situazioni internazionali, dall'economia. Questo mina le radici e i valori identitari di una nazione, il senso della democrazia. Se noi oggi siamo liberi è perchè ci sono persone che hanno fatto un percorso storico importante, dobbiamo valorizzare il senso della Resistenza e della Liberazione e trasmetterlo ai giovani".

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