La sera del 23 maggio sono stati visibili nei cieli in tutta Europa

La SpaceX di Elon Musk ha lanciato in orbita 60 satelliti sperimentali

Paolo Vella

29 Maggio 2019 - 10:20

Questi satelliti serviranno per fare arrivare la banda larga anche ai paesi in via di sviluppo

La sera di giovedì 23 maggio SpaceX ha lanciato in orbita 60 satelliti sperimentali del progetto Starlink, destinato a diffondere internet a banda larga sull'intero Pianeta, anche in zone dove normalmente la rete non è accessibile (come deserti, oceani e le aree più remote della Terra).
Lo Starlink program prevede nella sua forma finale di inviare in orbita circa 12mila piccoli satelliti di forma cubica, pesanti circa un chilo e mezzo e con dimensioni di appena 10 centimetri. Gli aggeggini funzioneranno come nodi di una stessa rete: faranno cioè transitare le informazioni in partenza dai punti più remoti del pianeta scambiandosele uno con l'altro, in sequenza, fino a farle arrivare al terminale più vicino alla destinazione finale; l'ultimo satellite del percorso spedirà poi i dati sulla Terra alla destinazione richiesta. Il sistema è del tutto simile a quello che sta alla base di Internet, ma libero dalle costrizioni che regolano il funzionamento della nostra rete terrestre: Starlink non ha infatti bisogno di cavi di comunicazione sotterranei o transoceanici e può arrivare ovunque; allo stesso tempo — dal momento che lo sciame di satelliti è abbastanza numeroso — i guasti o le condizioni metereologiche che possono impedire il funzionamento di una unità non hanno alcun impatto sull'affidabilità dell'intera rete.
Questo sistema, se portato a termine nei tempi e con i costi previsti — sarà più economico da adottare per paesi in via di sviluppo rispetto alle attuali alternative — ma non sarà gratuito. Secondo dati ottenuti l'anno scorso dal Wall Street Journal, il servizio potrebbe rastrellare in tutto il pianeta un potenziale pubblico di 40 milioni di abbonati entro il 2025, che frutterebbero a Musk entrate per circa 30 miliardi di dollari.
Ma ci sono anche persone preoccupate per questo progetto come i radioastronomi, che attraverso i radiotelescopi catturano i debolissimi segnali radio provenienti dallo spazio profondo. Con un simile nugolo di satelliti andrebbero “cancellate” le preziose tracce di oggetti ed eventi lontani, e l'unico modo per continuare a studiarli potrebbe essere quello di andare a piazzare un radiotelescopio sulla faccia nascosta della Luna, come suggerito dall'astronomo Alan Duffy dell'Università Swinburne, che è anche ricercatore capo presso la Royal Institution of Australia.
Un altro problema è rappresentato dalla spazzatura spaziale, tenendo presente il lancio di un numero così elevato di satelliti (che pesano 264 chilogrammi ciascuno e hanno le dimensioni di una scrivania). Per gli scienziati c'è il concreto rischio della cosiddetta “Sindrome di Kessler”, uno scenario proposto nel 1978 dallo scienziato della NASA Donald Kessler. In pratica, a causa dell'eccessiva presenza di oggetti nell'orbita bassa, è sufficiente che un detrito ne colpisca e distrugga uno per creare un'inarrestabile reazione a catena, in grado di disintegrare un grande numero di satelliti e creare un vero e proprio cimitero di spazzatura spaziale, con tutti i rischi che esso comporta. Per quanto rivoluzionario, il progetto Starlink potrebbe dunque creare non pochi problemi, anche se Elon Musk è comunque deciso a continuare per la propria strada.

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