Tre delle aree peggiori sono nel Sud Italia

Tasso occupazionale e fuga di cervelli: l'Italia vagone di coda europeo

Eurostat aggiorna la fotografia delle “chance occupazionali” di chi è in possesso della laurea.

Paolo Vella

18 Novembre 2019 - 10:40

Tasso occupazionale e fuga di cervelli: L'italia vagone di coda europeo

Eurostat aggiorna la fotografia delle “chance occupazionali” di chi è in possesso della laurea. Ebbene, nel 2018, ultimo dato reso noto, in Italia appena il 59,8% dei laureati lavora a tre anni dal titolo. Si tratta di quasi 6 su 10; una percentuale in crescita di dieci punti rispetto al 2014 ma il nostro paese resta ancora lontanissimo dalla media europea che ha raggiunto l’83,5%.
In pratica, nel nostro Paese, oltre il 40% dei giovani che si laureano non trova lavoro nei tre anni che seguono la laurea.
Dalle ultime statistiche Eurostat, l’Italia, con il 59,8%, risulta il Paese peggiore dopo la Grecia. A differenza di Paesi come Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia dove si viaggia intorno al 90%. In solo quattro aree del vecchio continente i laureati che lavorano sono meno di un terzo. Tre di queste aree sono al Sud Italia: Sicilia (27%), Basilicata e Calabria (entrambi 31%), mentre la quarta è una regione nella Grecia centrale: Sterea Ellada (32% - ma il dato potrebbe essere addirittura inferiore).
Le opportunità di impiego, entro i tre anni dal termine degli studi, scendono allo scendere del titolo. Per i diplomati, infatti, appena il 48,9% lavora a tre anni dalla maturità. Anche qui la percentuale italiana è in crescita di 12 punti rispetto al 2014) ma restiamo sempre distanti alla media Ue che ha raggiunto il 76,5 per cento.
Questa mancanza di opportunità porta ad una fuga di talenti non indifferente, infatti ci sono sempre più italiani emigrati all'estero: a gennaio 2019, su un totale di circa 60 milioni di cittadini residenti in Italia, l'8,8% risede all'estero. Precisamente in numero di iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, si tratta di 5.288.281 persone. Solo lo scorso anno hanno registrato la loro residenza oltre i confini 128.583 cittadini italiani, 400 persone in più rispetto all'anno precedente.
«Tra il 2020 e il 2030 il flusso di nuovi migranti potrebbe raggiungere la cifra record di circa 230 milioni di persone, quasi quanto la loro attuale consistenza. In Europa, tuttavia, gli arrivi previsti non basterebbero più a impedire una sensibile diminuzione del numero di persone in età attiva - spiega il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco - Nei prossimi 25 anni il numero di persone di età compresa tra 20 e 64 anni scenderà di quasi 30 milioni in Europa, 6 dei quali in Italia. La stessa classe di età aumenterà fortemente, invece, in Africa e in Asia, rispettivamente di circa 570 e 290 milioni nelle previsioni delle Nazioni Unite: le risultanti pressioni migratorie saranno fortissime».

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