l'intervento

"Il vero rischio sarebbe la paralisi assistenziale"

L'intervento del Dr. Luciano Elvio Ferraris, Anestesista Rianimatore dell'Istituto Clinico Città Studi - Milano

29 Febbraio 2020 - 18:42

Una sala di terapia intensiva

Pubblichiamo l'intervento (presente anche sulla edizione in edicola de l'Informatore) del Dr. Luciano Elvio Ferraris, Anestesista Rianimatore dell'Istituto Clinico Città Studi - Milano

«L’epidemia di Coronavirus (Covid-19) in Italia sta sconvolgendo le abitudini di vita di noi tutti per le improvvise restrizioni ai nostri spostamenti e alle norme igieniche da adottare. L’informazione pubblica, pur essendo ampia o addirittura martellante, ha ingenerato non pochi dubbi che hanno portato ad affrontare il problema in modo ossessivo o banalizzante, comportamenti entrambi pericolosi. Vediamo di porre un po’ di chiarezza, il virus è sicuramente più pericoloso della comune influenza, diciamo 10 volte, ma soprattutto è la sua infettività a preoccupare per la rapidità con cui si espande nei contatti interpersonali. Più persone vengono a contatto e sviluppano sintomi respiratori che vanno dal grado minimo o paucisintomatico alla polmonite, più persone saranno contaminate e quindi pronte, a loro volta, ad essere infettanti nei confronti di altri soggetti. Insomma ciò che preoccupa è il numero globale degli infetti che a vario titolo svilupperanno malattia. È certamente vero che nell’80% dei casi i sintomi sono lievi, ma nel 10% non lo sono e verrà richiesta assistenza importante che ipotizziamo del 5%. Se il numero degli infettati crescesse a dismisura e in un tempo breve noi ci troveremmo a non avere reparti intensivistici in grado di poter accogliere i pazienti. Inoltre le terapie intensive non sarebbero più disponibili per altre patologie di varia natura, quindi sarebbe uno spaventoso blocco assistenziale proprio per chi ha altre malattie non correlate al virus. Il problema quindi è insito nella infettività del Coronavirus, la rapidità con cui si trasmette e la completa assenza di memoria immunitaria per questo virus sconosciuto all’uomo, quindi ogni persona reagisce in modo diverso, a seconda di sue proprie peculiarità di condizioni cliniche. Ovviamente gli anziani sono più facilmente colpiti da complicanze, esattamente come avviene per la comune influenza. L’influenza stagionale è comunque limitata dall’esistenza in noi tutti da anticorpi pregressi o stimolati dalle campagne di vaccinazione rivolte, giustamente, alla popolazione più fragile. Il Coronavirus sembra colpire i soggetti di sesso maschile con una modesta prevalenza sul sesso femminile, dai dati attuali pare colpire meno i bambini per motivazioni non note o ancora non completamente studiate. Quindi nessun panico, ma dobbiamo accettare questo periodo di restrizioni per arginare un virus che si diffonde in modo esponenziale il quale, senza cautele, potrebbe infettare il 60% della popolazione italiana. Inoltre rammentiamo che non abbiamo farmaci attivi contro il virus e il generico impiego di farmaci antivirali non dà risultati certi e affidabili, quindi anche le terapie intensive potranno fornire generico, anche se super specialistico, supporto vitale in attesa di reazione dell’organismo, sempre che questo sia in buone condizioni precedenti e non debilitato da patologie croniche o invalidanti. Queste riflessioni hanno la speranza di aver spiegato in modo semplice e comprensibile la realtà dei nostri giorni, cediamo un poco della nostra libertà quotidiana, evitando i luoghi affollati e i momenti di aggregazione a vario titolo per il bene nostro e della collettività».

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