i reati legati all'emergenza

Covid-19, ecco cosa rischia chi non rispetta i divieti

Con l’emergenza sanitaria non si scherza, neppure dal punto di vista penale. Ci spiega tutto l'avvocato Madeo.

Annalisa Vella

20 Marzo 2020 - 17:54

Covid-19, ecco cosa rischia chi non rispetta i divieti

L'avv. Giuseppe Antonio Madeo

Le pene per chi viola le regole sono severe. Ce le spiega l'avvocato Giuseppe Madeo.

In questo sconvolgente periodo, purtroppo, ci vengono imposti alcuni divieti e limitazioni che, pur intaccando importanti valori e diritti costituzionali [(art. 13: “la libertà personale è inviolabile”) – (art. 16: “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”) – (art. 17: “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente”)], nel giudizio di comparazione con quelli relativi alla tutela e alla salvaguardia della salute personale e sicurezza pubblica, sanciti dall’art. 32 e 16 Cost. (laddove prevede “salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità e sicurezza pubblica”), debbono senz’altro piegarsi e cedere il passo.

Il virus mortale che sta contaminando il mondo intero e che ha colpito così profondamente il nostro paese e, soprattutto, la nostra regione, ha necessariamente costretto il Governo ad adottare una serie crescente di misure stringenti e restrittive.

Misure che non tutti accettiamo di buon grado, un po’ per indole che ci porta a una repulsione ai cambiamenti degli stili di vita e un po’ per formazione culturale improntata alla democrazia e alla libertà, ma che debbono essere indiscutibilmente rispettate se non si vuole incorrere in significative violazioni di carattere penale che sicuramente incideranno negativamente sulla vita personale e sociale di coloro che non le osservassero, quando l’incubo e la tragedia che stiamo vivendo auspicalmente, al più presto, finirà.

  • Il rispetto delle regole per il contenimento e il contrasto dal coronavirus, oltre che per ragioni etiche nei confronti propri e degli altri, è imposto dall’art. 650 codice penale, espressamente richiamato dal Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 e dai Decreti Legge n. 9/2020 e n. 11/2020. Tale norma, rubricata “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, prevede, “se il fatto non costituisce un più grave reato”, la pena dell’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino ad € 206,00 per coloro che trasgrediscono il divieto di spostarsi se non per giustificati motivi (salute, lavorative e/o altri stati di necessità) o per coloro che non osservano l’obbligo di avvertire l’autorità sanitaria e mettersi in isolamento (quarantena) in presenza di sintomatologia riconducibile al virus (tosse, febbre, affanno, ecc.).

Ma la violazione degli obblighi imposti dall’autorità, nel caso di specie, dal Governo per ragioni di sanità e di sicurezza pubblica, può importare anche la configurazione di altri e ben più gravi reati, con conseguenze irreversibili per sé e per altri.

  • Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale (art. 495 cod. pen.) se, per spostarsi dal proprio luogo di residenza o domicilio, si afferma in modo non corrispondente al vero o menzognero la sussistenza di una delle tre cause giustificative (motivi di salute, esigenze lavorative, altri stati di necessita). Tale reato è punito con la pena della reclusione da uno a sei anni. In proposito, è opportuno ricordare che Pubblici Ufficiali sono tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine (Carabinieri, Polstato, Guardia di Finanza, Polizia Locale). Pubblici Ufficiali che, peraltro, hanno l’obbligo di denunciare coloro che commettono reati perseguibili d’ufficio, in quanto diversamente nella migliore delle ipotesi incorrono nel reato di omessa denunzia di cui all’art. 361 cod. pen. o potrebbero incorrere finanche nel più grave reato di abuso d’ufficio (art. 323 cod. pen.).
  • Lesioni personali (artt. 582 e 583 cod. pen.), tentate o consumate, e addirittura l’omicidio doloso (art. 575 cod. pen.), per coloro che non solo non osservano l’obbligo di avvertire l’autorità sanitaria e mettersi in isolamento (quarantena) in presenza di sintomatologia riconducibile al virus (tosse, febbre, affanno, ecc.) o che addirittura sono risultati positivi al coronavirus, in quanto, circolando, accettano il rischio di contagiare gli altri e provocare a questi lesioni, anche gravi o gravissime, e persino la morte.

In altri termini, con simili comportamenti, viene integrato il c.d. dolo eventuale che costituisce una figura marginale della fattispecie dolosa, un atteggiamento interiore assimilabile alla volizione dell’evento e quindi rimproverabile, si configura solo se l’agente prevede chiaramente la concreta, significativa possibilità di verificazione dell’evento e, ciò nonostante, si determina ad agire, aderendo a esso, per il caso in cui si verifichi. La pena della reclusione, varia a seconda della tipologia e della gravità del reato accertato in concreto (lesioni semplici: da sei mesi a tre anni; lesioni gravi: da tre anni a sette anni; lesioni gravissime: da sei anni a dodici anni; omicidio: non inferiore ad anni ventuno).

Comunque, al di là delle ipotesi di reato possibili, il rispetto delle regole che, ovviamente, è sempre un fattore culturale e sociale, in questa gravissima emergenza, deve valere vieppiù. Aiutiamoci e aiutiamo tutti quelli (medici e più in generale operatori della sanità, forze dell’ordine, operatori della protezioni civile, delle associazioni di volontariato e delle istituzioni) che in questo momento stanno lavorando, al limite delle loro forze e con gravissimi rischi per la loro incolumità personale, per sconfiggere la pandemia e per poter farci ritornare tutti alla nostra quotidianità e vita normale.

Avv. Giuseppe Antonio Madeo

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