l'indagine

Covid-19, dall'Università di Pavia una indagine sui comportamenti degli italiani

Intervistato un campione di 1.500 cittadini italiani

Annalisa Vella

25 Marzo 2020 - 17:08

Il CIRSIS (Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sui Sistemi di Istruzione Superiore) un centro di ricerca dell’Università di Pavia cui partecipano otto Dipartimenti – ha realizzato, in collaborazione con la società QuestLab di Venezia, un’indagine sull’epidemia da coronavirus intervistando un campione di 1.500 cittadini italiani su alcuni temi:
- il livello di allarme sociale provocato dall’epidemia,
- la preoccupazione per le sue conseguenze,
- i mezzi utilizzati dai cittadini per informarsi durante il primo periodo della crisi,
- la fiducia nelle diverse fonti di informazione utilizzate,
- i comportamenti e gli orientamenti nella prima fase dell’emergenza.

Dieci domande sono state rivolte a 700 cittadine e cittadini delle tre regioni più colpite dall’epidemia (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e a 800 cittadini e cittadine delle altre regioni italiane. Agli intervistati è stato, inoltre, chiesto di fornire informazioni sul comune di residenza, il sesso, l’età, il titolo di studio e la condizione professionale. Le interviste sono state condotte per telefono tra giovedì 5 marzo e sabato 14 marzo nei giorni in cui il numero delle persone contagiate dal virus comunicato dalla Protezione civile è passato da 2.706 a 17.750 e il governo ha deciso misure restrittive degli spostamenti per la Lombardia e 14 province del Centro Nord (8 marzo), ha esteso tali misure a tutte le Regioni (9 marzo) e, infine, ha disposto la chiusura di negozi, bar e ristoranti (11 marzo).

In attesa di un’analisi più approfondita dei dati raccolti, la lettura dei primi risultati suggerisce alcuni punti che meritano attenzione:

- nella prima metà di marzo, la piena percezione del pericolo rappresentato dalla diffusione del virus è stata lenta e territorialmente differenziata;
- i tre provvedimenti governativi dell’8, 9 e 11 marzo hanno contribuito notevolmente a intensificare tale percezione accrescendo il livello di allarme sociale nei confronti dell’epidemia;
- tra i comportamenti di protezione di sé e degli altri contro il contagio, il lavarsi spesso le mani era già diffusissimo al momento delle interviste; la diffusione dei comportamenti legati al distanziamento sociale, invece, è cresciuta moltissimo nella prima metà di marzo in corrispondenza con le misure decise dal governo;
- suscitano forte preoccupazione gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone più anziane e meno istruite (che spesso sono le stesse); in particolare, gli anziani pur tenendosi informati attraverso i telegiornali, sono quelle che si sono preoccupate di meno e hanno adottato condotte prudenti meno degli altri; questo potrebbe aver contribuito alla rapida crescita del contagio in questa parte della popolazione;
- già prima della metà di marzo, la preoccupazione degli italiani per le conseguenze dell’epidemia sull’economia nazionale era altissima; inoltre, quasi la metà degli intervistati riteneva che la situazione determinata dall’epidemia non si sarebbe risolta prima di 3 mesi; ciò induce a pensare che gli italiani si aspettino una risposta pubblica all’epidemia capace di salvaguardare sia la salute sia le condizioni economiche con un orizzonte temporale medio-lungo;
- di fronte alla diffusione del virus e alle sue conseguenze, i cittadini hanno dimostrato di nutrire un’altissima fiducia verso gli attori che rappresentano il mondo della scienza e della sanità e una forte fiducia anche nel governo nazionale e nei governi regionali; ciò suggerisce che la risposta alla crisi determinata dall’epidemia debba poggiare su questi due pilastri oltre che sull’azione congiunta del governo nazionale e dei governi regionali; i dati raccolti mostrano l’esistenza di un patrimonio di fiducia che non va dilapidato;
- in un momento di emergenza, i telegiornali restano la fonte di informazione principale dei cittadini, anche se sorgono dubbi sulla loro efficacia comunicativa verso le fasce più anziane della popolazione;
- durante lo sviluppo della crisi, è considerevolmente aumentata la fruizione dei siti web, dei giornali online, dei social media e delle trasmissione televisive di approfondimento scientifico; i dati raccolti mostrano, però, l’esistenza di un forte “digital divide” a svantaggio degli anziani e dei meno istruiti; queste fasce più deboli della popolazione sono anche quelle meno capaci di combinare l’uso di più fonti per informarsi.

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