I dati confermano “eccessi di mortalità”

A marzo e aprile decessi più che raddoppiati

A Vigevano 165 morti a marzo contro i 75 dello stesso mese nello scorso anno

Annalisa Vella

24 Aprile 2020 - 18:16

I dati forniti da ATS Pavia al Comune di Vigevano (aggiornati a lunedì 20 aprile) ci dicono che da fine febbraio, inizio dell’emergenza, ad oggi i cittadini vigevanesi risultati ufficialmente positivi al Covid-19 sono complessivamente 434. Di questi: 144 a casa in isolamento, 72 ancora ricoverati, 123 dimessi, 14 trasferiti verso altri ospedali e 81 deceduti. Rispetto al periodo di massima emergenza, in questo momento gli accessi nel nostro Ospedale Civile si sono dimezzati, passando dai 35/40 al giorno del periodo di picco agli attuali 15 al giorno (numeri che considerano anche persone provenienti da fuori città). Nel periodo tra fine febbraio e aprile, i decessi registrati negli ospedali sono stati complessivamente circa 400 persone (la stragrande maggioranza persone che erano state trasferite a Vigevano da altre parti della Lombardia).

Che l’epidemia in corso abbia provocato un numero di decessi oltre le medie è un dato statistico confermato da più parti. E la nostra città non fa eccezione. Numeri, quelli sui decessi, fotografati solo in parte dai bollettini quotidiani di Regione Lombardia e della Protezione Civile e dalle singole ATS. Già a fine marzo era evidente che ai dati diffusi quotidianamente da Regione e Protezione civile ormai sfuggiva il fenomeno dei decessi da Covid-19. I dati delle anagrafi locali evidenziavano infatti un notevole scostamento tra i decessi ufficiali e quelli risultati “positivi” al coronavirus.
Prendendo in esame i dati del Comune di Vigevano, il confronto tra i decessi registrati rapportati all’anno precedente parla chiaro: nel mese di marzo 2020 il numero di decessi totali registrati dall’Anagrafe comunale (quindi relativi ai soli residenti) sono stati 165, contro i 75 del 2019 (+120%). Anche i dati di aprile (sia pure parziali, in quanto riferiti a domenica 19) presentano lo stesso trend di crescita: 92 nel 2020 rispetto ai 46 registrati nel medesimo mese del 2019 (+100%). Nei due mesi di picco, dunque, sono stati registrati 136 decessi in più rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Ma i deceduti ufficiali per Covid-19 risultano essere 81 (persone ricoverate o comunque alle quali era stato fatto il tampone riscontrando la positività al virus).

Quanto alle fasce di età, quella in cui l’incremento dei decessi ha inciso percentualmente in modo più significativo è quella compresa tra i 71 e gli 80 anni: 49 decessi a marzo 2020 contro i 17 di marzo 2019 (+188,24%) e 26 decessi ad aprile 2020 contro i 6 dell’aprile 2019 (+333,33%). Segue la fascia compresa tra gli 81 e i 90 anni: 57 le persone decedute nel mese di marzo 2020 contro i 27 di marzo 2019 (+111,11%) e 36 in aprile 2020 contro i 20 di aprile 2019 (+80%). Dato negativo anche nella fascia di età tra i 60 e i 70 anni, per la quale l’anagrafe ha registrato 20 decessi nel mese di marzo 2020 contro i 7 del marzo 2019 (+185,71%). Dai 91 anni agli over 100, sono stati 28 i decessi a marzo 2020 contro i 20 di marzo 2019 (+40%), 18 nell’aprile 2020 contro gli 11 dell’aprile 2019 (+63,64%).

Per un raffronto con altri Comuni della nostra provincia, prendiamo come riferimento l’intero periodo dal 1° gennaio agli ultimi dati disponibili di aprile. A Vigevano (dati aggiornati al 19 aprile), su una popolazione di 63.589 persone, i decessi sono stati complessivamente 393 nel 2020 rispetto ai 250 nel 2029 (+57,20%). Negli altri comuni: Mortara 105 decessi nel 2020, 54 nel 2019 (+94,44%); Cilavegna 32 nel 2020, 30 nel 2019 (+6,67%); Cassolnovo 60 nel 2020, 33 nel 2019 (+81,82%); Gambolò 47 nel 2020, 29 nel 2019 (+62,07%); Gravellona Lomellina 33 nel 2020, 13 nel 2019 (+153,85%); Gropello Cairoli 47 nel 2020, 16 nel 2019 (+193,75%); Parona 13 nel 2020, 7 nel 2019 (+85,71%); Robbio 29 nel 2020, 18 nel 2019 (+61,11%). Infine a Pavia 314 nel 2020, 282 nel 2019 (+11,35%).

Percentuali dunque che, in modo differente e in base anche alla popolazione di riferimento, confermano un significativo aumento dei decessi, una parte dei quali non rientra nel conteggio dei casi Covid-19. Ma quanti sono sfuggiti? Quante, tra le persone decedute nelle proprie abitazioni o nelle Rsa, sarebbero da ascrivere al Covid-19?

Cerca di dare una risposta a queste domande l’analisi sui decessi a seguito della pandemia realizzata dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna che ha elaborato la differenza fra la media dei decessi negli ultimi cinque anni e il numero di quest’anno in 1.080 Comuni italiani (corrispondenti a 12,3 milioni di abitanti, poco più di un quinto della popolazione). Nel periodo compreso fra il 21 febbraio e il 21 marzo il numero dei morti, in Italia, è aumentato molto di più del numero dei decessi attribuito ufficialmente al Covid-19. Nei comuni presi in esame, infatti, sono morte 8.070 persone in più della media degli anni precedenti, mentre, al 21 marzo, i deceduti ufficiali positivi al Covid-19 erano 4.825. «Anche sotto un assunto di massima prudenza, in base al quale nei rimanenti 7 mila comuni non dovessero rivelarsi scostamenti rispetto alla mortalità media degli anni precedenti - spiegano Asher Colombo e Roberto Impicciatore, che hanno condotto l’analisi - il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile. È plausibile, quindi, che i decessi aggiuntivi non attribuiti a Covid-19 riguardino persone decedute in casa, e sulle quali non è stato eseguito il test di positività».

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