Leonardiana, accordo Curatore fallimentare-Giunti: il Comune si oppone

L'amministrazione aveva deciso di partecipare all'asta fallimentare per acquisire la mostra

Bruno Ansani

23 Ottobre 2020 - 11:24

Leonardiana, accordo Curatore fallimentare-Giunti: il Comune si oppone

Un'immagine di Leonardiana

VIGEVANO - La vicenda della non fortunatissima mostra Leonardiana si arricchisce di un nuovo capitolo.

Dopo il fallimento di Ast decretato dal Tribunale di Pavia nel marzo 2019, il curatore fallimentare, l'avvocato milanese Paolo Bosticco ha messo all'asta la mostra. Prezzo minimo di acquisto, stabilito dopo perizia giurata: 157 mila euro. La mostra era stata realizzata con la collaborazione della casa editrice fiorentina Giunti, che detiene i diritti di buona parte del materiale che riguarda Leonardo Da Vinci (la mostra è essenzialmente un percorso attraverso riproduzioni delle sue opere).

Il rapporto tra Ast e Giunti si era chiuso nel maggio 2017, ma il materiale era rimasto a disposizione della mostra. Nel mese di settembre il curatore fallimentare ha raggiunto un accordo con Giunti, contro il quale la giunta comunale ha deciso di opporsi legalmente (è stato nominato l'avvocato Filippo Canepa per presentare il reclamo).

L'accordo, si legge nella delibera di giunta del 19 ottobre scorso che formalizza la posizione dell'amministrazione, prevede che "nelle more dello svolgimento della procedura competitiva il Fallimento ha definito la controversia pendente con Giunti Editore S.p.A. e Giunti Arte Mostre e Musei S.r.l. in liquidazione ed inerente la titolarità di una serie di beni che costituiscono la parte principale dell’allestimento della mostra stessa, con la sottoscrizione di una transazione in forza della quale viene riconosciuto a Giunti Editore S.p.A. e Giunti Arte Mostre e Musei S.r.l. in liquidazione un importo pari al 50% del corrispettivo che verrà incassato dalla Procedura dalla vendita de "La Leonardiana", a fronte della concessione gratuita per la durata di sette anni del diritto all’utilizzo delle riproduzioni ed in genere del materiale oggetto di rivendica, che al termine verrà restituito a controparte in quanto riconosciuto di sua spettanza".

Un accordo che al Comune non è piaciuto per niente. "La sopravvenienza di detta transazione - si legge poi nella delibera - sottoscritta all'insaputa dell'Amministrazione comunale, fa evidentemente venir meno l'interesse dell'Ente all'acquisto della predetta mostra, posto che si finirebbe per acquisire un bene, di cui il Comune avrebbe la disponibilità per soli sette anni con l'obbligo di restituzione al termine della precitata concessione gratuita". Nel frattempo il Comune aveva deciso di partecipare all'asta, tramite delibera del 7 settembre scorso, un atto pubblicato solo ora, avanzando un 'offerta che però è stata tenuta riservata ("sottratto alla pubblicazione per motivi di opportunità"). Il sindaco Andrea Ceffa spiega la posizione dell'amministrazione, rivelando ora che l'offerta fatta in sede di manifestazione di interesse era di 117mila euro, molto più bassa rispetto alla base d'asta e che comunque era stata accettata: essendo, molto probabilmente il Comune di Vigevano l'unico partecipante alla prima fase, quella della dichiarazione della disponibilità ad acquistare, il curatore fallimentare stava per aggiudicare la mostra. "Ma non è possibile per un ente pubblico non essere a conoscenza di un accordo del genere, che oltretutto cambia le carte in tavola rispetto al nostro interesse, per questo abbiamo deciso di contestare questa intesa tra curatela e Giunti".

Grane legali anche con la Fondazione Roncalli, che ha presentato ricorso al Tar contro una delibera del consiglio comunale del 19 maggio scorso, che provvede “in ordine al servizio pubblico locale di gestione del Centro di Formazione Professionale, attualmente esercitato dalla Fondazione Roncalli presso i locali di proprietà comunale, siti in Vigevano alla Piazza Calzolaio d’Italia". Sostanzialmente quella delibera stabiliva che la Fondazione non ha i requisiti per effettuare quel servizio per conto del Comune ("assenza di titolo giuridico pubblicistico legittimante l’esercizio da parte della Fondazione della gestione del centro di formazione professionale"). A questa decisione la Fondazione si è opposta con ricorso al Tar della Lombardia presentato a settembre scorso e al quale il Comune si è a sua volta opposto.

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