L'appello del Parco del Ticino: mappiamo gli edifici come le torri e le pareti rondonaie

Arrivano i rondoni, cerchiamo le loro torri

Mario Pacali

19 Maggio 2021 - 15:36

Arrivano i rondoni, cerchiamo le loro torri

I rondoni sono dei formidabili alleati dell’uomo: catturano un sacco di insetti (diverse migliaia al giorno per ciascun individuo) che altrimenti risulterebbero fastidiosi per noi esseri umani, in estate. Insieme a rondini e pipistrelli, infatti, con la loro dieta abbastanza selettiva regolano le popolazioni di zanzare e altri ditteri nelle nostre città.

Dopo un viaggio di circa 10.000 km i rondoni sono arrivati anche da noi. Partiti dai quartieri di svernamento nell’Africa sub equatoriale, sono da qualche settimana giunti in Europa per riprodursi.

Questi uccelli sono straordinari: evoluti quasi esclusivamente per volare (infatti si cibano in volo cacciando insetti, si sistemano il piumaggio in volo e dormono persino in volo!) passano diversi mesi librandosi sempre in cielo e quando giungono alle nostre latitudini sostano nei siti di nidificazione giusto il tempo necessario per costruire il nido, deporre le uova e allevare i pulcini.

Anche il Parco del Ticino accoglie due specie di questi instancabili volatori: il rondone comune (Apus apus), ben distribuito da Pavia a Sesto Calende, e il rondone maggiore (Tachymarptis melba), che è più facile osservare nella parte settentrionale del Parco.

I rondoni si sono adattati a colonizzare gli ambienti urbani: palazzi, campanili e torri svolgono la funzione di grandi alberi cavi o pareti rocciose: gli anfratti nei muri, gli spazi fra le tegole e i pertugi nei sottotetti sono i siti di nidificazione perfetti per questi uccelli per deporre le proprie uova e allevare i pulcini.

Secondo il Naturalista e collaboratore del Parco del Ticino, Milo Manica, tra gli edifici che possono essere colonizzati ce ne sono alcuni davvero particolari. Si tratta delle torri o delle pareti “rondonaie”: sono strutture realizzate nei secoli scorsi per accogliere la nidificazione di questi uccelli (o di altre specie come passeri, storni, colombi). Spesso sono associate a cascine, palazzi o ville storiche, conventi o anche chiese.   All’esterno si presentano come torrette o pareti caratterizzate da una serie di fori circolare in moduli di decine o anche centinaia. In corrispondenza di ogni foro si sviluppa una cella infra-muraria chiusa poi verso l’interno da uno sportello di legno. Come una sorta di grande incubatoio fungevano da veri e propri “condomini” per la deposizione delle uova e quando i pulcini erano di dimensioni considerevoli, erano fonte di proteine in periodi di carestia .

 “Oggi questa pratica non è più in uso né tanto meno consentita - spiega Francesca Monno, consigliere del Parco del Ticino -   ma alcune strutture sono rimaste in piedi, a testimoniarne la storia curiosa di questa pratica che faceva parte della cultura dei secoli scorsi. E anche oggi possono accogliere i rondoni che,  possono essere studiati e osservati dai ricercatori per poter capire meglio aspetti della loro biologia. Questi uccelli infatti sono in declino in tutta Europa e riuscire a tutelarli significa poter proteggere una buona parte della biodiversità urbana. Ecco perché diventa interessante mappare gli edifici come le torri e le pareti rondonaie presenti nel Parco del Ticino: si potranno in futuro sistemare con l’aiuto dei proprietari per renderli ancora accoglienti per i rondoni e le altre specie di interesse”.

L’invito quindi è quello di segnalare al Parco la presenza di questi edifici con una mail all’indirizzo: fauna@parcoticino.it

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