È scomparso Armando Pollini

Protagonista della storia imprenditoriale e sportiva di Vigevano

Bruno Ansani

18 Giugno 2021 - 16:16

È scomparso Armando Pollini

Armando Pollini

VIGEVANO - La città dice addio ad Armando Pollini, stilista, imprenditore calzaturiero, personaggio significativo anche nella storia dello sport cittadino, come atleta e come dirigente. Un passaggio lo fece anche in politica, eletto in consiglio comunale come indipendente nelle liste Dc nel 1988. È scomparso nella giornata di venerdì, all'età di 85 anni. 

Vigevano non è solo la città un tempo definita “la capitale delle  calzature”, ma anche quella dei maggiori stilisti che hanno influenzato la moda non solo italiana. Tra questi spiccava proprio il nome di Armando Pollini, uno dei più noti designer a livello internazionale che ha operato nel settore sino al 2003. “Si può dire che io sia nato in mezzo alle scarpe - raccontava al nostro giornale tre anni fa - mio papà era modellista, mia mamma lavorava nelle calzature ed io ho imparato ad amare questo prodotto sino a farne la ragione del mio operare, della mia vita”.  Questa sua ”nascita” è anche la caratteristica principale del suo stile: la tecnica costruttiva e la sperimentazione, insieme alla conoscenza e la scoperta dei materiali più idonei a costruire una scarpa non solo bella, ma confortevole. 

Insieme al padre negli anni ‘50, partecipò alla Mostra di Vigevano che sino al 1969 accoglieva tutto il mondo del Made in Italy. Ma Pollini non si fermò a Vigevano, amava viaggiare per conoscere il mondo e le tendenze. Nel 1957 andò a Parigi, dove conobbe personaggi come Paco Rabanne e Kenzo, allora agli esordi, e una giornalista di Vogue che lo introdusse nel mondo della moda con la M maiuscola. Ma lui portava di suo da Vigevano la cultura del tacco a spillo che gli farà produrre collezioni che gli daranno notorietà  e  vantaggi economici. Il grande salto avvenne negli anni Sessanta con la conoscenza di Elio Fiorucci, giramondo visionario dall’anima pop che rivoluzionò il marketing dell’abbigliamento, aprendo negozi concepiti come luoghi di attrazione e non solo di vendita. Fra i due nacque subito un feeling, che si trasformò in una collaborazione in cui “ognuno di noi diede un apporto individuale”. Andarono insieme  a Londra in quel momento magico in cui si cambiavano costumi, moda, arte e musica. Furoreggiavano i Beatles e le minigonne di Mary Quant che con il suo Baazar in Carnaby Street dettava ai giovani i nuovi canoni di libertà, che iniziavano proprio dall’abbigliamento. Pollini e Fiorucci erano presenti all’inaugurazione di Biba di Barbara Hulanick in Kensigton Church Street, che diventerà il negozio più famoso del total look: abbigliamento, accessori make up e arredamento. 

Pollini firmerà per Biba una collezione coloratissima, realizzando i primi zepponi, tacchi altissimi con plateau anteriore, camosci colorati, modelli alla Mary Jane. «Mi sentivo il portavoce di un certo clima generazionale» racconta Pollini. Arrivavano il successo e la notorietà. Con Fiorucci negli anni 70 andò a New York in un altro momento “magico”: la nascita dello Studio 54 (nel 1977), il famoso locale notturno in Manhattan, frequentato da divi, scrittori ed artisti le cui caratteristiche principali erano la provocazione e la stravaganza. Vi si incontravano artisti come Andy Warhol e Jan Michel Basquiat. La vita di Pollini è un romanzo che abbraccia i momenti focali che nel secolo scorso hanno trasformato la società, la cultura ed il vivere stesso di quelle generazioni uscite da due guerre mondiali, che avevano non solo disgregato case, ponti e intere città, ma che avevano messo in crisi tutti i valori dominanti sino ad allora. Una vera rivoluzione copernicana in cui anche la scarpa e la sua costruzione avevano trovato un loro spazio ed esigenze.

L’esperienza di Pollini però non si ferma alla fase del design: nato a Vigevano, il luogo di produzione, la fabbrica era anche per lui un’attrattiva e una meta finale. Nasce nel 1981 l’Armando Pollini Design, attiva sino al 2003. C’è un altro settore che lo ha coinvolto insieme ad un vigevanese, Adriano Pizzocaro, un giornalista che operava nel settore calzaturiero. Pollini e Pizzocaro sentirono il bisogno di svecchiare tale settore e inventarono un giornale nuovo, completamente diverso da quelli che dominavano la moda calzaturiera da più di cent’anni. Doveva essere un foglio di immagini, di fotografie anche un po’osè.

“Un Play Boy delle scarpe” ricordava lui. Nasce così nel 1969 Foto Shoe con lo slogan “non venduto ma spedito in tutti i negozi del mondo”. Il successo fu assicurato e per Pollini la pubblicità della sua produzione era garantita su ogni uscita di Foto Shoe.

Abbiamo detto che Pollini era uno sperimentatore ed utilizzatore di materiali nuovi adatti a permettere una calzatura confortevole e permeabile ad uno stile. Nel 1987 cominciò ad usare l’elast, l’elastico, composto da fibre ecologiche che garantiscono flessibilità e comfort ad una calzatura indossata  dalla mattina alla sera, adatta a chi vive in una città metropolitana come New York.  La rivista americana “Footwear News” lo definì “The King of Elest”.Smessi i panni del produttore e dello stilista, Pollini ha indossato quelli del docente e, dal 2009 al 2012, ha insegnato moda calzaturiera presso il Politecnico di Milano.Dopo tanto vagare per il mondo negli ultimi anni si è fermato nella sua città diventando curatore scientifico del Museo della Calzatura di Vigevano. 

Una vita che ha lasciato tracce anche nel mondo dello sport: specialista dei 400 hs, ha vestito più volte la maglia azzurra negli anni ’60. Nei primi anni '80 e fino al 1986 fu anche presidente del Vigevano Football Club, sfiorando più volte il ritorno dei "Giovani" in serie C.

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