il ricordo

Addio a Giampiero Galeazzi, storica voce dello sport

Ha cambiato la tv e rivoluzionato il mestiere del giornalista sportivo

Sergio Calabresi

14 Novembre 2021 - 15:06

Addio a Giampiero Galeazzi, storica voce dello sport

Giampiero Galeazzi, mancato venerdì dopo una lunga malattia

È mancato venerdì all'età di 75 anni Giampiero Galeazzi. Il popolare giornalista sportivo e conduttore Rai da anni combatteva contro una grave forma di diabete.

Nato a Roma il 18 maggio 1946 (una laurea in economia), Giampiero Galeazzi divenne professionista nel canottaggio dove vinse nel 1967 il Titolo italiano nel singolo e, l’anno successivo il doppio con Giuliano Spingardi. Poi la scelta del giornalismo, l'assunzione in Rai nei primi anni '70, le prime Olimpiadi (Monaco 1972) dove fece la prima telecronaca dello sport che gli era rimasto nel cuore: il canottaggio.

Il talento, la spontaneità, la competenza e l’affabilità erano perfettamente in sintonia con le telecronache

Negli anni '80 arrivano la Domenica sportiva, 90° minuto e tutte le altre storiche trasmissioni della testata sportiva targata Rai. Memorabili i suoi reportage in cui il talento, la spontaneità, la competenza e l’affabilità di Galeazzi erano perfettamente in sintonia con le telecronache degli eventi sportivi che narrava: tennis, canottaggio e soprattutto calcio. Era ancora il pallone del “Mulino Bianco”, dove i giornalisti potevano assistere alle partite dal terreno di gioco.

Le sue interviste dal campo, immediatamente dopo il fischio finale agli eroi del campionato, che all'epoca era definito il più bello del mondo, rimarranno nell’immaginario collettivo e nelle teche della Rai. Da Maradona a Platini, da Bruno Conti a Trapattoni; gli interlocutori, erano letteralmente placcati, abbracciati. Sovrastati dal “gigante”, non potevano non dichiarare a caldo le loro emozioni.

Giampiero Galeazzi intervista Roberto Baggio

Mitiche le sue interviste all’avvocato Gianni Agnelli, che vedendolo - microfono in mano - così lo salutava: “Beh, se c’è lei Galeazzi vuol dire che è una partita importante”. E via con l’intervista in esclusiva per la Domenica sportiva. E poi come non ricordare la telecronaca della leggendaria medaglia d'oro vinta dai fratelloni Giuseppe e Carmine Abbagnale alle Olimpiadi di Seul nel 1988. Sono trascorsi più di trent’anni da quell’epica narrazione, ma quella sua voce strozzata carica di pathos ci emoziona ancora.

Chi scrive queste note ha avuto Gianpiero Galeazzi come compagno di avventure televisive in tantissimi eventi sportivi nazionali e mondiali. Ci vorrebbe un libro intero per descrivere gli innumerevoli episodi lieti e tristi vissuti insieme. L’ultimo evento è stato il Mondiale di calcio vinto dagli Azzurri in Germania nel 2006.

Sergio Calabrese e Giampiero Galeazzi a USA 1994

Ai mondiali in Messico una muraglia di poliziotti ci impediva l'accesso agli spogliatoi dei neo campioni: Giampiero mi prese sulle spalle e sfondò!

Ma vorrei finire questo mio ritratto di Giampiero ricordando la finale del Mundial Messicano 1986 vinto dall’Argentina di Diego Armando Maradona. Al fischio finale tutti i giornalisti si fiondano davanti all’ingresso degli spogliatoi dei neo campioni del mondo. Una muraglia di poliziotti in assetto da guerriglia urbana, impedisce ai reporter provenienti da tutto il mondo, di varcarne la soglia. Fu a questo punto che il “gigante” (Galeazzi) prende sulle spalle il “bambino” con telecamera annessa e sfonda la muraglia dei poliziotti. In groppa a Giampiero filmiamo, in un lungo piano sequenza, la fiesta dei “Campeones Mundiales de Fùtbol 1986”. Il reportage della “ditta” G&C si diffonde nei circuiti internazionali delle tv e in pochi minuti fa il giro del mondo. Commento finale di Galeazzi: “A Calabbrè, ce l’abbiamo fatta”.

Addio Giampiero; “gigante buono”. È stato un onore conoscerti e lavorare con te.

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