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Covid, alla ricerca dell'olfatto smarrito: parla l'esperta

La neurobiologa Federica Genovese lavora nel primo centro di ricerca al mondo

Davide Maniaci

Email:

dade.x@hotmail.it

02 Gennaio 2022 - 19:36

Covid, alla ricerca dell'olfatto smarrito: parla l'esperta

Perdita degli odori: uno dei sintomi del post Covid

Ci si sente come in una bolla asettica, neutra, senza alcun odore. Una sensazione di depressione, di sconforto, d'isolamento dalla società e dai familiari. Prova tutto questo chi soffre di anosmia, parosmia, fantosmia. Prima dell’avvento del Covid questi disturbi colpivano una percentuale bassissima di persone, il 2 per cento. Ora il 10 per cento. Disturbi dell’olfatto che costituiscono uno degli strascichi più fastidiosi di chi guarisce. Non c’è ancora una soluzione, anche se la ricerca (adesso molto più finanziata rispetto a prima del 2020) sta facendo passi da gigante con i "training olfattivi".

Questo fiore profuma davvero di fiore?


Lo sa meglio di tutti Federica Genovese. Vigevanese classe 1986, neurobiologa, lavora presso il Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, negli Stati Uniti, l’unico centro di ricerca al mondo che si occupa esclusivamente di olfatto. «L’anosmia – spiega – è la perdita dell’olfatto, la parosmia ne è l’alterazione (scambiare un odore per un altro, ed è tipica del Covid) mentre la fantosmia porta a sentire profumi inesistenti. Sono problemi che spesso non si risolvono e che portano a un peggioramento generale della vita. Ad esempio la dieta: se non senti il sapore, connubio tra olfatto e gusto, non sei propenso a mangiare bene. Peggio ancora, se un piatto di pasta ha un odore nauseabondo, o se (esempio strano, ma accade) una pesca profuma di basilico». Esempi pratici: chi soffre di fantosmia può sentire in una stanza odore di canfora, anche se non c'è. Chi ha l'anosmia, al contrario, potrebbe rimanere indifferente a una fuga di gas. «Quando mangiamo qualcosa - prosegue Genovese - ciò che percepiamo non è il gusto, ma è il sapore. Quest'ultimo è frutto dell'integrazione tra le informazioni gustative e olfattive, e avviene tramite il passaggio retronasale di molecole volatili, che collegano bocca e naso. Provate a mangiare la mela tappandovi il naso: sentireste la texture e il dolce tipico del frutto, e nient'altro. Quando si riapre il naso ecco il sapore, e si capisce che è proprio una mela e non, ad esempio, una pera. Chi perde l'olfatto vede cambiare la percezione dei sapori e a volte nota perfino lo stravolgimento di percezione del proprio odore corporeo». Quasi tutti recuperano: ma non è ancora possibile, per ovvi motivi, conoscere gli effetti a lungo termine dei disturbi olfattivi dovuti al Covid.

Un naso accoglie chi entra al Monell Chemical Senses di Philadelphia

Prima soffriva dei disturbi dell'olfatto circa il 2 per cento della popolazione. Ora, dopo il Covid, il 10 per cento

Il TRAINING OLFATTIVO. Non ci sono terapie, per ora, a parte l’allenamento olfattivo. Un training che deve essere seguito da specialisti. «Ogni due per tre – aggiunge la neurobiologa – c’è qualche ciarlatano che lancia metodi improbabili per recuperare. Sono più dannosi che altro. Sia chiaro: chi soffre di anosmia deve affidarsi a specialisti e non al primo impostore del web». Gli specialisti sottopongono il paziente a odori forti e riconoscibili, tipicamente eucalipto, limone, rosa e chiodi di garofano. Così, come una vera e propria palestra, i neuroni olfattivi vengono aiutati a ricollegarsi nella posizione corretta. «Gli odori - prosegue - entrano nelle nostre vie respiratorie e raggiungono l'epitelio olfattivo, che si trova nella parte posteriore del naso. Qui i neuroni olfattivi generano un segnale elettrico in grado di raggiungere il nostro cervello, dove l'informazione odorifera viene composta esattamente come se fosse un puzzle. Alla base dell'epitelio esistono un gruppo di cellule staminali, chiamate basali, in grado di rigenerare i neuroni olfattivi e le cellule di supporto. Quest'ultime sono intersperse tra i neuroni olfattivi ed hanno la funzione di supportare, appunto, l'epitelio olfattivo». Durante la nostra vita l'epitelio olfattivo va incontro a un processo continuo di rigenerazione, sostituendo ciclicamente le cellule danneggiate. Con l'età queste cellule si rigenerano meno. Ecco il motivo per cui le persone anziane hanno il senso dell'olfatto ridotto, e tendono ad usare magari più il sale o le spezie per contrastare la progressiva riduzione dei sapori dovuta ad un olfatto meno sensibile.

Quando il covid raggiunge l'epitelio olfattivo, non danneggia i neuroni olfattivi ma le cellule di supporto: è esattamente come prendere la tastiera di un pc e distruggere la plastica che tiene insieme i tasti. L'input non arriva più, e i neuroni olfattivi non hanno nulla che li possa sostenere. Questa disfunzione può essere temporanea o parziale. Non è possibile, come chiarisce la vigevanese, verificare lo stato delle cellule basali e non sappiamo se questo danno a lungo termine possa essere temporaneo oppure eterno: lo si vedrà col tempo. Nei casi di parosmia e fantosmia, abbiamo un recupero delle capacità olfattive ma alcuni neuroni si riconnettono col pezzo del puzzle sbagliato, generando un'informazione distorta. Il caffè che profuma di fogna, o l'odore di caffè anche senza avere la tazzina davanti. In questo caso il training aiuta i neuroni a ricollocarsi nella posizione corretta. Ci sono casi in cui il virus è particolarmente aggressivo e si hanno danni sostanziali tali per cui le cellule basali non sono più in grado di rigenerare l'epitelio olfattivo. In questo caso il training olfattivo risulta, purtroppo, inefficace.

L'INTERVISTA SU LA7. «Quando il covid passa e il tampone torna negativo, alcuni sintomi come la perdita di gusto e olfatto possono rimanere anche a lungo. È capitato a Max Andreetta che ha consultato una serie di esperti per capire come provare a riallenare i sensi dopo la malattia». Da questa premessa il giornalista di LA7 ha intervistato proprio Federica Genovese. Nella puntata visibile ancora sul sito web di LA7, andata in onda a fine dicembre, la neurobiologa spiega in sintesi quello che ha illustrato anche a noi in un collegamento in streaming da Philadelphia. Con lei anche la collega Valentina Parma.

Federica Genovese in collegamento da Philadelphia

IL CASO DI MICHELE CRIPPA. «Faceva il gastronomo con tanto di profilo web, gastronomik.it e l'abbiamo conosciuto - spiega la ricercatrice vigevanese - perché il Covid gli ha portato una brutta parosmia. Per mesi, dopo essere guarito, sentiva solo odore di cavolo cotto. Così, con l’aiuto di altri professionisti, ha messo a punto uno strumento che aiuta i pazienti a recuperare l’olfatto e a correggere le dispercezioni sensoriali».

Michele Crippa

Proprio Michele Crippa, 32 anni, ha creato il proprio percorso di training. Si compone di due momenti: si inizia frequentando un corso di quattro ore dedicate alla fisiologia e alla biologia dei singoli sensi e al miglioramento delle proprie capacità di utilizzo dell’olfatto e di attenzione agli odori. Dopodiché si prosegue l’allenamento attraverso l’utilizzo di uno strumento, che somiglia al test olfattivo usato per l’allenamento dei sommelier, che si chiama Sensory Box, contenente 20 boccette che riproducono aromi presenti nelle esperienze di vita della nostra società e sono rappresentativi delle grandi famiglie aromatiche (floreale, fruttato, vegetale, empireumatico, speziato) tra le più diffuse in Italia, dalla mela alla liquirizia, dal tartufo al limone. «Dopo aver seguito il corso teorico – spiega Crippa – occorre infatti continuare ad allenare il proprio naso ogni giorno. Nella realizzazione di questa box, Crippa ha coinvolto il Centro Studi Assaggiatori di Brescia e due docenti dell’Università̀ Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza: la professoressa Novella Bagna, esperta nell’utilizzo dell’analisi sensoriale e raccolta dei dati statistici per ricerca, e Gian Paolo Braceschi, tecnologo alimentare con master in analisi sensoriale e amministratore delegato di Good Senses, società specializzata in analisi sensoriale che da anni si occupa di addestramento dell’olfatto. La prima parte del corso si svolge necessariamente in presenza all’interno di speciali e confortevoli "sensory lab", laboratori spesso presenti nelle università in cui si studiano le scienze alimentati, all’interno dei quali è possibile effettuare delle valutazione sulle più svariate matrici alimentari: dal caffè al vino, all’olio e al cioccolato. «I sensory lab, grazie ad un rigoroso controllo delle condizioni ambientali (le luci sono soffuse, i rumori attenuati, il riciclo d’aria elimina gli odori) permettono di assaporare un cibo, non solo con le papille gustative, ma coinvolgendo tutti i sensi, dalla vista all’olfatto, dall’udito al tatto», spiega Crippa, contattabile alla mail trainingolfattivo@goodsenses.it.

CHI È FEDERICA GENOVESE. Classe 1986, vigevanese, ex allieva della scuola media Besozzi e dell'istituto tecnico Caramuel a Vigevano, si è laureata prima in biologia e poi specializzata in neurobiologia all'università di Pavia. Dopo il dottorato di ricerca all'università di Heidelberg, in Germania, dal 2017 lavora al Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, USA, l'unico centro di ricerca a livello mondiale che si focalizza esclusivamente su gusto, olfatto e chemestesi (i 3 sensi chimici).

Federica Genovese

La chemestesi, che quasi nessuno conosce, è il senso che ci permette di percepire il piccante del peperoncino, il rinfrescante del mentolo o che ci fa piangere mentre tagliamo una cipolla. «L'olfatto - racconta - è il senso meno studiato, di cui sappiamo meno nonostante abbia una forte connessione con memoria ed emozioni. Il mio progetto di ricerca è finanziato dal Ministero della salute statunitense e si interessa dell'interazione tra olfatto e chemestesi. A partire da marzo-aprile, coi primi casi di perdita di olfatto per via del Covid portati al pubblico da un gruppo di ricerca dell'ospedale di Cagliari, il Monell coordina gli sforzi internazionali per approfondire le ripercussioni delle infezioni da virus sui nostri sensi chimici grazie ad un consorzio internazionale di ricerca su gusto, olfatto e chemestesi, il GCCR, Global Consortium for Chemosensory Research, di cui faccio parte anche io. Stiamo cercando di capire come, e quanto, è possibile recuperare i danni che il Covid genera all'olfatto».

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