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Nel Giorno della Memoria la capogruppo FDI celebra il nonno soldato della Wermacht

Immediata reazione da parte della sezione Anpi vigevanese: inorridiamo, la consigliera ricordi che era dalla parte degli aggressori che occuparono l'Italia con una spaventosa contabilità delle vittime

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

28 Gennaio 2022 - 18:10

Nel Giorno della Memoria la capogruppo  FDI celebra il nonno soldato della Wermacht

VIGEVANO - Un post sui social nel Giorno della Memoria, ma non uno come tanti altri dei rappresentanti delle istituzioni, votato alla riflessione e al ricordo di un periodo tragico della storia dell'umanità. Un ricordo personale, quello postato da Emma Stepan, consigliere comunale a Vigevano, capogruppo di Fratelli d'Italia. Un ricordo del nonno. Non un deportato nei campi in Germania o in Polonia, ma un soldato austriaco appartenente alla Wermacht, l'esercito del Terzo Reich impegnato nell'occupazione tedesca del nostro Paese nel periodo dal '43 al '45.

Un nonno che rischiò la fucilazione da parte dei partigiani, che poi non avvenne. "Sento la necessità di ricordare questo episodio - ha scritto Stepan - affinché qualcuno provi a immedesimarsi in quel giovane soldato austriaco a cui per un attimo l'ira funesta dei tanto amati briganti della Resistenza, stava per sottrarre la vita", ha scritto la consigliera del partito della Meloni.

Il post di Emma Stepan su Facebook. Nei commenti si parla di partigiani "infami" e terroristi"

Un post che non poteva passare inosservato in qualsiasi momento, figuriamoci nella ricorrenza del 27 gennaio e che ha provocato una risposta decisa da parte della sezione vigevanese del'Anpi, attraverso un comunicato che qui sotto riportiamo integralmente.

"Dopo aver letto i post su FB della signora Emma Stepan consigliere comunale di FDI la sezione ANPI Vigevano inorridisce constatando che persone che ricoprono ruoli Istituzionali ancora non abbiano una memoria condivisa di quello che fu la seconda guerra mondiale ed in particolare dal 1943 al 1945 quando la Germania agì sul nostro territorio da
potenza militare occupante con una spaventosa contabilità delle vittime: 200.000 morti di cui almeno 120.000 civili, circa 7.200 ebrei avviati ai campi di sterminio e più di 700.000 soldati deportati, in gran parte costretti al lavoro schiavo nell’industria bellica tedesca, la paradossale condizione di “alleato occupato” in cui si trovò l’Italia con l’autonomia formale della Repubblica di Salò. In quella struttura ibrida di amministrazione nazista dell’alleanza, ricerca del consenso e ricorso brutale alla forza attraverso rastrellamenti e stragi, si inserì la collaborazione italiana, che diede prova di analoga spietatezza nella «lotta contro le bande», ossia nella guerra contro i partigiani. 

Chi furono i Partigiani? Coloro che si schierarono “da una parte”, dalla parte della libertà per gli italiani, contro il regime fascista che di tutte le libertà li aveva privati. Con il termine partigiano ci si riferisce ai protagonisti del fenomeno della Resistenza sviluppatasi in tutti i paesi europei occupati dalle truppe dell’Asse (Germania e Italia) durante la seconda guerra mondiale, una guerra di difesa di natura civile contro una occupazione militare. 

Ecco, consigliera Stepan cosa ricordiamo il giorno della memoria, perché non accada mai più. Il 27 gennaio Giornata della Memoria ricordiamo gli orrori di un regime nazi-fascista, ricordiamo tutte le vittime dell’Olocausto, il genocidio di cui furono responsabili la Germania nazista e i loro alleati (Italia) nei confronti degli ebrei Europa e lo sterminio di tutte le categorie di persone ritenute inferiori per motivi politici o razziali, dagli oppositori politici, minoranze etniche, omosessuali e portatori di handicap mentali e/o fisici. 

E quando vorrà raccontare la storia del suo nonno veda di non omettere che era dalla parte degli aggressori".

LE REAZIONI

Arianna Spissu (consigliera comunale Pd): "Non è accettabile che una Consigliera Comunale, che ricopre un ruolo istituzionale, scriva questo post proprio nella Giornata della Memoria. Il ricordo della Shoah - e l'orrore che si dovrebbe provare - non può essere negoziabile o rivisitabile: non c'è un dibattito aperto, non ci sono confini labili tra vittime e carnefici, né c'è spazio per ricordare anche "quell'altro e quell'altro ancora". La Giornata della Memoria appartiene alle vittime della Shoah, punto e stop. Ai deportati, a chi ha perso la vita in un campo di sterminio o fucilato in mezzo a un ghetto e a chi è sopravvissuto. Non ad altri. E questo non è in discussione, men che meno da parte di un rappresentante delle istituzioni di questa città. Quello che dice e che scrive ha un peso e queste parole, in questo giorno, non sono gradevoli. La Memoria è un valore condiviso, ripeto, non negoziabile".

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