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Addio a Mino Milani, il ricordo del professor Monteforte

Scrittore, giornalista e saggista, Mino Milani è morto ieri nella sua casa di Pavia. Aveva compiuto 94 anni lo scorso 3 febbraio.

Annalisa Vella

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annalisa@ievve.com

11 Febbraio 2022 - 12:08

Addio a Mino Milani, il ricordo del prof. Monteforte

Mino Milani ritratto dal fotografo Simone Florena per il libro “Ri-tratti” pubblicato da Comicon

«Non mi sembra vero che l’amico Mino Milani non sia in quella vecchia casa, dove era entrato quando aveva cinque mesi nell’estate del 1928, per uscirne definitivamente il 10 febbraio del 2022, accompagnato dall’affetto dei parenti e dell’amata gatta Sibilla. Aveva sempre vissuto lì, a "casa Milani", nel palazzo d’inizio Novecento dove per gli amici cucinava il suo celebre risotto ai mirtilli», così il prof. Carlo Augusto Monteforte - ex primario di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale civile di Vigevano ma anche scrittore - ricorda Mino Milani, morto ieri nella sua abitazione a Pavia.

Lo scrittore e giornalista Mino Milani è morto ieri nella sua casa di Pavia, la città natale dove ha vissuto per tutta la vita. Aveva da poco compiuto 94 anni. E' stato autore anche di saggi e biografie divulgative dedicate a tanti protagonisti della storia con un amore particolare per il Risorgimento, Giuseppe Garibaldi e le sue imprese. 

«In quell’appartamento, occupato da centinaia di volumi, c’è il suo studio con le finestre aperte sulla piazza di San Pietro in Ciel d’Oro, carico di ricordi, oggetti e cimeli del Risorgimento di cui era cultore. Mino non ha mai lasciato Pavia ed in quello studio ha trascorso tutta l’esistenza, dando vita ad una straordinaria produzione letteraria, gratificata da numerosi premi e dall’amore di migliaia di lettori - prosegue il prof. Monteforte -. È impossibile elencare qui tutte le sue opere. Ci ha lasciato una biblioteca di quasi 200 libri, scritti dopo essere stato folgorato da Salgari e Joseph Conrad. E, come i due illustri predecessori ha collocato nelle sue storie eroi greci, marinai, samurai, ribelli, rivoluzionari, gladiatori, cowboy, descrivendo anche Paesi dove non è mai stato, creati nel suo studio».

L'ESORDIO

«Aveva esordito nel 1953, lavorando a "Il Corriere dei Piccoli”. Nel 1958, il direttore Giovanni Mosca lo aveva incaricato di creare una serie di racconti a puntate sul West e lui aveva inventato Tommy River, cowboy del Kentucky amato dai giovanissimi lettori di fumetti, per i quali lui aveva una predilezione. Infatti, ha collaborato con Sergio Toppi, Mario Uggeri, Hugo Pratt e Dino Battaglia, i più celebri nomi del fumetto. Poi, è stato il geniale inventore della "realtà romanzesca", sulla "Domenica del Corriere", diventata una rubrica popolarissima, piena di racconti brevi di fatti realmente accaduti che avevano qualcosa di curioso, di incredibile ma soprattutto di vero».

La sua attività di giornalista e scrittore iniziò nel 1953 con collaborazioni al Corriere dei Piccoli, al tempo diretto da Giovanni Mosca, periodico poi trasformatosi nel Corriere dei Ragazzi, del quale Milani divenne di fatto il fondatore, il redattore e l'autore più prolifico e al quale collaborò fino al 1977. Tra le avventure da lui narrate quelle del cow-boy Tommy River.

LA PASSIONE PER LA STORIA, SENZA DISDEGNARE IL GENERE FANTASY/ROMANTICO

«La Storia è stata una delle sue grandi passioni. Non a caso, fra le sue opere storiche spicca la biografia di Garibaldi, universalmente riconosciuta come la più completa ed approfondita fra tutte quelle pubblicate. Non ha disdegnato il genere romantico: fra i tanti romanzi che ha scritto, mi piace sottolineare “Fantasma d’amore”, ambientato nella sua nebbiosa Pavia, poi diventato un film di Dino Risi con Romy Schneider e Marcello Mastroianni.

Il film "Fantasma D' amore" ambientato a Pavia (1981 regia: Dino Risi) tratto dall'omonimo romanzo di Mino Milani

GIORNALISTA

«Mino, laureato in lettere con tesi in Storia del Risorgimento, è stato anche giornalista assumendo il ruolo di direttore nel 1977 e nel 1978 della “Provincia Pavese”. Il suo amore per Pavia lo ha espresso con “i libri di San Siro” che uscivano annualmente il giorno della festa del Santo protettore della città, tutti ambientati tra storia e misteri nella sua Pavia. Ho avuto con lui un rapporto personale ininterrotto dal 1970 - ricorda il prof. Monteforte - iniziato quando frequentavamo la palestra del Maestro Marino Valle, dove veniva per disintossicarsi delle fatiche accumulate in tante ore di scrittura. Siamo diventati amici e lo ascoltavo quando mi parlava dei suoi libri che poi andavo regolarmente a comprare, affascinato dalla sua incredibile capacità di comunicare. La sua ricchezza intellettuale e una profonda generosità attiravano numerosi giovani scrittori, ai quali non negava critiche e consigli. Non lo ho mai sentito rifiutare il suo parere o il suo aiuto ad alcuno di loro. Devo a lui la stesura del mio libro “Il Romanzo di Pavia, la Regina del Ticino”, che non sarebbe mai nato se non mi avesse donato preziosi consigli per ogni capitolo, grazie alla profonda conoscenza della storia della sua città».

La copertina del secondo volume de "Il Romanzo di Pavia, la regina del Ticino", autore il prof. Carlo A. Monteforte, con prefazione curata da Mino Milani

ARRIVEDERCI

«Mino non aveva paura della morte, che lui aveva sfiorato quando scrivendo libri di avventura si gingillava con una Smith&Wesson carica. Un colpo partito da quell’arma lo aveva colpito provocandogli una ferita al cuore. Salvato, grazie alla prontezza della sua Antonella e dei chirurghi del San Matteo, mi ha parlato di questa sua esperienza di “morto riportato indietro”».

«Adesso, che non potrà più tornare indietro, mi tornano in mente le sue parole “Se qualcuno mi dice di aver paura che la morte è terribile, mi viene voglia di rispondergli: no, non è nulla, c’è solo un gran buio, non fa male, non fa paura.” Adesso, che sei al di là della Grande Porta dalla quale nessuno è tornato indietro, mi sembra di sentire ancora la tua voce che dice: "mi sono addormentato, c’era prima un grande buio, ma ora vedo una grande bellissima luce…". Per questo caro Mino non ti dico addio, ma arrivederci in quella grande luce dove tu oggi sei approdato».

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