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Gambolò, ex Metalplast: al via i lavori di bonifica. Il futuro dell'area? Il sindaco: «Guardiamo alle fonti rinnovabili»

L'inaugurazione del cantiere alla presenza dell'assessore regionale all'ambiente Raffaele Cattaneo e del presidente della provincia Giovanni Palli

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

25 Febbraio 2022 - 19:05

«L'iter per avviare i lavori è stata una delle prime azioni intraprese da questa giunta subito dopo essersi insediata. Adesso possiamo finalmente iniziare a vedere i risultati della nostra azione. Il futuro dell'area una volta che sarà bonificata? Posso solo dire che stiamo pensando a una destinazione che ha a che fare con le fonti rinnovabili». È soddisfatto il sindaco di Gambolò, Antonio Costantino, che oggi pomeriggio (venerdì) ha inaugurato il primo lotto dei lavori di messa in sicurezza e bonifica della ex Metalplast, l’area industriale dismessa nelle campagne tra Gambolò e la frazione Garbana, da anni ormai una discarica a cielo aperto.

Il primo lotto dell'intervento ammonta a 615mila euro, i lavori dovrebbero terminare entro sei mesi. Al taglio del nastro erano presenti l'assessore regionale all’ambiente Raffaele Cattaneo, il presidente della provincia di Pavia Giovanni Palli, e i sindaci Andrea Ceffa di Vigevano, Giovanni Bellomo di San Giorgio Lomellina, Antonio Ballottin di Borgo San Siro, Luigi Pasqualetto di Velezzo Lomellina.

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L'impianto chiuso definitivamente dal 2007 era specializzato nel recupero di alluminio dagli imballaggi. Fu chiuso una prima volta nel 2005 perchè non rispettava le norme ambientali sull'inquinamento.

L'ASSESSORE REGIONALE CATTANEO: «CHI INQUINA DEVE PAGARE»

«Proprio questa mattina – ha dichiarato l'assessore regionale all'ambiente Raffaele Cattaneola commissione ambiente in Regione si è occupata di cosa fare per poter accelerare le procedure di bonifica  anche nell'ottica della rigenerazione urbana. Qui a Gambolò c'è l'esempio di come lo si possa fare. C'è un criterio che va ribadito: non si può accettare che il privato inquini e poi la Regione, il pubblico, debba pagare per ripulire. È chi inquina che deve pagare la bonifica, non i cittadini. È chiaro che dove ci sono situazioni particolari, come a Gambolò dove l'azienda era fallita da anni, occorre l'aiuto pubblico. La Regione interviene dove ci sono potenziali pericoli ambientali e per la salute, ma lo fa mantenendo un diritto reale sul bene pari all'importo del contributo pubblico. Sappiamo che spesso gli enti locali fanno fatica ad attivare le procedure, e stiamo predisponendo una task force regionale, una struttura tecnica che affianchi i Comuni in tutti i passaggi per arrivare ai lavori. È comunque importante, quando si interviene su un'area per bonificarla, avere le idee ben chiare sulla destinazione successiva».

L'area dell'ex Metalplast in una foto di archivio di alcuni anni fa

 

 

 

 

Lo stabilimento industriale dismesso si occupava della lavorazione e del recupero dell’alluminio. La chiusura era avvenuta nel 2007, ma i guai erano iniziati tre anni prima, quando i carabinieri del Noe avevano sequestrato lo stabilimento con l’accusa di stoccaggio di rifiuti speciali ed emissione di gas. L’azienda aveva poi registrato diversi cambi di proprietà. E, prima della chiusura definitiva, erano stati sequestrati due forni, con il blocco della produzione.  A pieno regime, la Metalplast trattava circa 100 mila quintali di materiale l’anno, dal cui venivano ricavati tra i 20 ed i 30 mila quintali di alluminio di seconda scelta. 

 

 

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Questa volta sono andati in fumo degli scarti di alluminio. Indagano i carabinieri.

Oltre ai rifiuti industriali già presenti nell’area, negli anni sono stati stoccati materiali di ogni tipo. Nella pesa vicino al cancello d’ingresso c’è ancora oggi un’auto abbandonata cappottata dentro. Gli interventi dei vigili del fuoco, accorsi più volte per spegnere roghi all’interno dell’area, non si contano. 

Nell'autunno del 2019 la Regione riconobbe un contributo di 916.353 mila euro. I lavori per rimuovere la prima parte dei rifiuti accumulati – tra cui 315 tonnellate di manufatti in cemento-amianto in cattivo stato di conservazione – dureranno sei mesi. Solo successivamente si procederà con un’indagine ambientale preliminare, coinvolgendo anche Arpa, mediante il campionamento delle matrici potenzialmente impattate dalla presenza dei rifiuti. Si teme, infatti, che i terreni e la falda acquifera possano essere stati inquinati.

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Il mezzo, una Grande Punto, era all'interno di un capannone della ex-Metaplast della frazione Garbana. Indagano i carabinieri.

 

 

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