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oggi l'inaugurazione dell'agenzia di onoranze funebri

L’epopea di marmo e scultura nella storia della famiglia Ricci

Vigevano: l’azienda fondata nel lontano 1929, dopo un secolo di attività ora vuole esplorare nuovi orizzonti

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23 Aprile 2022 - 14:15

All’alba del secolo scorso due fratelli vigevanesi, Ambrogio e Giovanni Battista, diventano allievi di Cesare Villa, artista e personaggio di spicco della storia della cultura cittadina, vincitore nel 1900 del Premio di Scultura dell’Accademia di Brera. Giovanni Battista Ricci seguirà le sue orme, diventando uno scultore affermato e del quale ammiriamo ogni giorno le sue opere: la statua di San Francesco, quella al Calzolaio d’Italia, l’urna del Beato Matteo Carreri nella chiesa di San Pietro Martire. Alla fine della I Guerra mondiale si trasferisce a Milano, si iscrive ai corsi serali dell’Accademia di Brera e apre poi uno studio in via Meda. Il fratello Ambrogio, invece, resta a Vigevano. Non diventerà un artista come il fratello, ma il marmo sarà la materia che diventerà il lavoro della sua vita. Nel marmo sarà scolpito diverse volte anche lui, utilizzato come modello per statue di soldati dopo la Grande Guerra, o nei panni di pensatore, posando a torso nudo in pieno gennaio. Fonderà, nel 1929, una piccola azienda per lavorare il marmo destinato alle case dei vigevanesi e alle loro tombe. La Ricci Marmi nasce in via Duse e ancora lì si trova, a quasi un secolo di distanza. L’eredità di Ambrogio è stata raccolta dai figli Libero, ancora in attività, e Noemi, scomparsa lo scorso anno. E ora dai nipoti Mario e Ambra.

La famiglia Ricci ha iniziato una nuova avventura imprenditoriale: è stata infatti inaugurata questa mattina (sabato) la Ascendis, una nuova agenzia di onoranze funebri, la cui sede sarà sempre in via Duse, proprio di fronte alla vecchia casa costruita dal nonno Ambrogio. «La lavorazione del marmo - raccontano Libero e Mario Ricci - ha avuto una lenta evoluzione, la prima meccanizzazione è avvenuta a fine anni ‘70 e nei primi ‘80. Prima dell’industrializzazione e dell’automazione si faceva tutto a mano, ora invece si è arrivati al controllo numerico su ogni operazione». Erano tempi, quelli di nonno Ambrogio, nei quali ci si ingegnava con rulli e leve per spostare e trasportare i blocchi di marmo che arrivano da Carrara: 60-70 quintali ciascuno, ci voleva forza ma soprattutto intelligenza per muovere questi giganti di pietra. E abilità e mani magiche per modellarli. Un lavoro che si poteva fare solo nei mesi primaverili ed estivi, dato che il gelo invernale rendeva proibitiva ogni manovra. In quei mesi ci si dedicava alla produzione di scarpe, in linea con la vocazione della città. Ma i marmi di qualità lavorati dai Ricci, che sono nelle case delle famiglie e decorano le loro tombe, sono una traccia indelebile della nostra storia.

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