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Matteo Grossi lascia Azione: «Con l'accordo con il Pd Calenda ha abbandonato il centro liberale»

L’intervento del sindaco di Sant’Angelo Lomellina e membro di Fondazione Luigi Einaudi

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

05 Agosto 2022 - 14:40

Matteo Grossi lascia Azione: «Accordo con Pd sbagliato, Calenda ha abbandonato il centro liberale»

Il sindaco di Sant'Angelo Matteo Grossi

L’accordo politico con il Pd non andava fatto. Ne è convinto il sindaco di Sant’Angelo Lomellina, Matteo Grossi, che lascia Azione non condividendo le scelte fatte dal segretario del partito Carlo Calenda. «Ho creduto in questo progetto – fa sapere il sindaco Lomellino, che è anche membro di Fondazione Luigi Einaudi – spendendomi anche sul territorio coinvolgendo anche amministratori politicamente schierati, avvicinando anche diversi esponenti leghisti, per cercare di garantire la giusta rappresentanza territoriale in un movimento che fosse di centro. Siamo riusciti ad unire tutto il territorio della provincia coinvolgendo circa 70 amministratori tra Lomellina, Oltrepò e Pavese. Non appena Calenda ha ufficializzato l’accordo con il Pd, la stragrande maggioranza di questi amministratori mi ha contatto per manifestare dissenso e ritirare la propria adesione al mio progetto e ad Azione. Ero sicuro che il progetto andasse a buon fine perché quando incontrai Calenda, a Roma lo scorso aprile, chiesi espressamente al fondatore di Azione se fossimo rimasti terzi tra i due poli e lui confermò. La stessa domanda gli venne rivolta poche ore dopo durante un evento della Fondazione Luigi Einaudi e lui confermò quello che già mi disse».


Grossi dice di collocarsi in un “terzo polo”, equidistante dalle due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, così come dal Movimento 5 Stelle, e precisa che anche Fondazione Luigi Einuadi ha preso le distanze dal partito di Calenda.
«Chi si riconosce nelle idee liberali, le stesse della Fondazione Luigi Einaudi, non può certo pensare di candidarsi – continua Grossi – a governare il Paese affrontando una campagna elettorale con un centrosinistra in cui trovano spazio Di Maio e Fratoianni. È Calenda ad aver abbandonato il centro liberale, cambiando oltre alle proprie idee anche le carte in tavola. Venendo meno il presupposto di movimento politico riconducibile ai valori liberali, a Calenda resta solo l’opportunità di improvvisarsi socialista. Noi, in politica, ci troviamo sempre al centro. Da qui cercherò di mantenere attiva la rete creata sul territorio continuando a fare politica con la Fondazione Einaudi».

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