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Pietra d'inciampo per ricordare Paolo Costa Giovanolo, deportato nel campo di concentramento di Buchenwald

Gambolò: giovedì mattina la cerimonia in piazza Cavour

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

08 Settembre 2022 - 16:42

Pietra d'inciampo per ricordare Paolo Costa Giovanolo, deportato nel campo di concentramento di Buchenwald

La prima pietra d’inciampo nella città di Gambolò era stata posata il 27 gennaio 2020, in occasione delle celebrazioni per la Giornata della memoria, per ricordare Paolo Cotta Ramusino, soldato catturato dai tedeschi e successivamente deportato nel campo di concentramento di Buchenwald e ucciso nel campo di lavoro di Ohrdruf il 2 marzo 1943. Questa mattina (giovedì), alle 10,30 in piazza Cavour, è stata posata una seconda pietra per Paolo Costa Giovanolo, morto a 39 anni a Buchenwald. La cerimonia pubblica è stata organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con la sezione Aned (associazione nazionale ex deportati) di Pavia.

Nella foto, Paolo Costa Giovanolo, morì a 39 anni nel campo di concentramento di Buchenwald


Paolo Costa Giovanolo era nato a Vigevano il 10 gennaio 1905, ma era domiciliato a Gambolò, città che ora lo ricorda con una Stolpersteine, il termine tedesco che indica le pietre d’inciampo ideate nel 1995 a Colonia dall’artista Gunter Demnig con l’obiettivo di realizzare nei Paesi europei una “memoria diffusa” dei cittadini che trovarono la morte all’interno dei campi di sterminio nazisti. «L’inciampo non è fisico, ma visivo e mentale – spiegano i promotori dell’iniziativa –, in quanto costringe i passanti a interrogarsi su quella diversità e a ricordare quanto accaduto in quel luogo e in quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità». Finora sono circa 60mila i sampietrini collocati sul selciato stradale delle città europee, spesso davanti alle abitazioni delle vittime; tutte le pietre sono ricoperte da una lastra di ottone, su cui sono state incise le generalità del deportato, la data e il luogo di deportazione e la data della morte.

La cerimonia giovedì mattina in piazza Cavour alla presenza del sindaco Antonio Costantino e del presidente provinciale di Aned Marco Savini


«Non si conoscono le motivazioni e l’occasione dell’arresto di Paolo Costa Giovanolo (nel riquadro in alto) – spiega Marco Savini, presidente di Aned Pavia – Secondo la figlia, venne arrestato durante una retata alla stazione di Bergamo. Dal 10 gennaio 1944 fu in Germania, nel comune di Pullach, nel circondario di Monaco. Da qui venne deportato il 12 maggio 1944 nel campo di concentramento Dachau, dove gli fu assegnato il numero di matricola 68000. Venne poi trasferito il 12 dicembre ‘44 a Buchenwald (qui il numero di matricola è però ignoto), dove morì. Il Tribunale di Vigevano emise il 10 aprile 1959 la sentenza di morte presunta, sentenza in cui si afferma che sarebbe scomparso da Vigevano il 6 gennaio 1944 e che sarebbe morto il 30 aprile ‘44. La data della morte presunta – precisa il presidente di Aned Savini –, nel caso di prigionia o di internamento, viene infatti stabilita nel giorno in cui risale l’ultima notizia».

Nel video, il discorso del primo cittadino di Gambolò in occasione della posa della pietra d'inciampo

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