#Vigevano: il nuovo singolo del quartetto, disponibile sulle piattaforme digitali, anticipa l'album "Hobby"

Gli Amber ripartono da "Porta Genova"

Una ballata malinconica con echi elettronici.

27 Novembre 2020 - 17:51

Angoscia suburbana in salsa pop-punk. Già il nome del nuovo singolo, “Porta Genova”, dice tutto. Una relazione impossibile che, come set, ha scelto una tratta ferroviaria secondaria. Malinconia struggente, nebbia impenetrabile e un epilogo amaro. La gente parlava di loro nei giorni scorsi: gli Amber, quartetto vigevanese, su Facebook avevano lanciato un appello quasi disperato. «Non potendo suonare dal vivo – hanno scritto – chi fa musica può affidarsi esclusivamente ad algoritmi di Spotify e social. Tutto è più caotico. Significa trovarsi in una stanza con altre 100 persone che parlano contemporaneamente e l’obiettivo di tutti è provare a farsi sentire all’esterno. Non necessariamente ce la fa chi ha le cose più interessanti da dire, a volte vince chi ha denaro o conoscenze”. Il loro obiettivo di aumentare la cerchia di ascoltatori è stato comunque raggiunto. “Porta Genova”, uscito da pochi giorni, è una ballata malinconica con echi elettronici e voce che proietta direttamente nel pop di 25 anni fa, negli Oasis, i numi tutelari degli Amber. Il brano racconta di una relazione impossibile ambientata sul set della famigerata tratta ferroviaria che passa per Vigevano, ben nota ai frequentatori abituali per essere teatro di risse, furti, pianti, treni fantasma e, incredibilmente, anche storie d’amore. Come il Poeta fu traghettato da Caronte da una riva all’altra, in questo viaggio il protagonista approda dalla provincia al caos infernale della città di Milano: schiere di anime dannate si confondono nella nebbia impenetrabile in un vortice di cinismo e indifferenza, tipica del particolare girone dantesco che è la linea verde della metropolitana meneghina. Come s’intuisce dal clima del brano però, l’epilogo di quest’avventura non è altro che una grande amarezza. Beatrice, dove... cavolo sei?».

"Porta Genova" si può ascoltare cliccando qui sulla piattaforma Spotify e qui su Apple Music.

“Porta Genova” anticipa “Hobby”, l’album d’esordio previsto per il 2021.

Nonostante l’età verde (sono nati tutti tra il 1996 e il 1997) il cantante Riccardo Bruggi, Giacomo Fabbrica (alla chitarra), il batterista Federico Mazzucco e Andrea Perego, che suona il basso, sono insieme da tantissimo tempo. «La band - aggiungono i ragazzi nell'intervista estesa - nasce dall’idea di Riccardo e Federico, all’epoca tredicenni e compagni di medie al Bussi, da sempre in guerra su chi fosse meglio tra Beatles e Queen nel lontano maggio 2010. Fin da subito consapevoli dell’importanza di scrivere pezzi inediti, la prima ora in sala prove (al Soundcheck, attuale LaRoom) si esaurisce nel capire il funzionamento del charleston, insieme ad altri amici tirati dentro a caso. Nel settembre 2011 Andrea si aggiunge con il suo basso e il suono del gruppo comincia a definirsi, tra il punk e il garage rock. L’attuale formazione si completa nel dicembre 2012 con l’entrata di Giacomo alla tanto desiderata chitarra solista. La storia del nostro nome risale sempre al 2010. Durante un’ora di latino Riccardo e Federico, compagni di banco, scrivono su un foglio una serie di proposte e, alla fine, seguendo più un criterio estetico che di significato, viene scelto il nome Amber Wave. Questo è rimasto invariato fino al 2017, anno in cui la band sceglie di passare dal cantato inglese a quello italiano, diventando l’attuale Amber. Siamo partiti facendo un misto di punk e Garage Rock frutto di ascolti come Green Day e Arctic Monkeys, vertendo successivamente sull’alternative (qualcosa di più introspettivo, come Smashing Pumpkins o Radiohead), per poi approdare all’attuale genere, influenzato anche da sonorità vicine alla musica elettronica e produzioni alla Kanye West. Oggi qualcuno ci definirebbe “indie” come altri “nuovo pop”. Se proprio dobbiamo etichettarci, probabilmente diremmo “alternative indie”, qualsiasi cosa esso sia. In ogni caso non ci sentiamo particolarmente rappresentanti dalla scena indie italiana del momento. Ciò che vorremmo si creasse è un legame sincero e viscerale con gli ascoltatori, dove le canzoni diventano parte integrante del corso della propria vita, nei momenti felici come in quelli più difficili. Ci riferiamo ad esempio all’enorme importanza, per noi e per tantissimi altri, di ciò che hanno lasciato gli Oasis, band che esemplifica al massimo il concetto di melodie eterne capaci di non stancare mai e rimanere nel cuore per sempre, diventando “religione”. L’artista italiano che più ha influenzato il nostro percorso di scrittura è senza dubbio Cesare Cremonini: apprezziamo molto come sia riuscito a mantenere la propria musica a un livello altissimo pur continuando a evolversi e sperimentare». Il loro esordio live risale al 2012 nella cooperativa Portalupi, faro della musica alternativa alla Sforzesca. Da lì tanti altri concerti, compresi due al Rocket Club di Milano due anni fa.

Il singolo di due anni fa è completamente diverso da Porta Genova: “Supreme” è un power pop più tirato. L’ascolto rimanda alla spiaggia, ma a settembre, quando a fare il bagno sono rimasti in pochi. «Un brano che in tono dissacrante – spiegano i quattro – racconta, attraverso la metafora di un corteggiamento finito male, il rapporto che c’era e c’è ancora tra il soggetto e il capo firmato in generale, il senso di elitarismo tossico che genera, la morbosità che… ma ci fermiamo qui, forse fate prima ad ascoltarla!». Ecco il video del brano su YouTube. Questa versione invece è stata suonata in concerto al Rocket Club di Milano.

Qui il profilo Instagram degli Amber, qui quello Facebook.

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Davide Maniaci

Davide Maniaci

Nato nel 1988 e cresciuto a Vigevano. Tantissime le cose che mi interessano, davvero poche quelle che mi piacciono davvero. I viaggi, mangiare e bere bene, le storie. Scrivo per l'Informatore dal 2016, con una predilezione per qualsiasi argomento che non sia lo sport locale. Per questo mi occupo, a rotazione, di tutti gli altri settori. Essendo interista sono abituato alle sconfitte. Prima di diventare giornalista sono arrivate due lauree in storia, un corso di cucina (ma non preparo dolci), qualche canzone tuttora inedita, valanghe di gol nei campetti da calcio finché ero magro, moltissima curiosità verso i dettagli e verso tutte le altre persone che credono in un’idea

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