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PARONA

Rubavano la droga che avrebbe dovuto essere distrutta: li ha denunciati un collega

Dieci dipendenti della struttura sono agli arresti domiciliari

Umberto Zanichelli

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umberto.zanichelli@ievve.com

16 Dicembre 2021 - 18:42

Rubavano la droga che avrebbe dovuto essere distrutta: li ha denunciati un collega

Una parte della droga recuperata dai carabinieri

Una attività che si protraeva da poco meno di un decennio e che, oltre alla droga interessava anche gasolio e metalli come rame e ottone. A mettere nei guai i 10 dipendenti del termovalorizzatore di Parona gestito da Lomellina Energia arresti all'alba di oggi, sarebbe stata la denuncia di un collega. La sua versione ha trovato il pronto riscontro dalle indagini condotte dai carabinieri e ha portato all'operazione a di oggi. Tutti gli arrestati, che sono incensurati, sono attualmente agli arresti domiciliari. Devono rispondere di furto aggravato in concorso e spaccio di sostanze stupefacenti.

L'impianto di termovalorizzazione di Parona

Il meccanismo che consentiva di “recuperare” la droga inviata ai forni era reso possibile dal fatto che esiste un punto preciso del percorso che non è coperto dalle telecamere di videosorveglianza: ed era proprio lì che i pacchi contenenti la droga venivano sostituiti con altri. Lo stupefacente veniva poi custodito tra la zona delle caldaie e quella degli spogliatoi per essere poi recuperato in un secondo momento e venduto.

L'operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Pavia

L'indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Pavia sono scattate ad ottobre dopo che, qualche giorno prima, la polizia stradale di Assago (Milano) aveva consegnato della droga al termovalorizzatore per essere distrutta. Gli arrestati sono stati sottoposti ad intercettazioni e sono stati oggetti di servizi di sorveglianza. Per avere un ulteriore riscontro gli investigatori avevano simulato un controllo di routine a carico di uno degli arrestati, trovato in possesso di un etto di hashish.

Secondo quanto ricostruito all'interno della struttura avrebbero operato almeno tre diversi gruppi, in concorrenza tra loro, che puntavano ad accaparrarsi lo stupefacente che avrebbe dovuto essere distrutto. In considerazione dell'entità dei reati ipotizzati e della loro durata, nella sua ordinanza il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia, Maria Cristina Lapi, ha ritenuto di applicare a tutti gli arrestati la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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