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PARONA, AL TERMOVALORIZZATORE

La droga da bruciare se la "fumavano" loro: 10 arresti

Sono dipendenti della struttura, la sottraevano e poi la rivendevano. L'operazione dei carabinieri

Umberto Zanichelli

Email:

umberto.zanichelli@ievve.com

16 Dicembre 2021 - 13:24

Si impossessavano della droga che periodicamente le forze dell'ordine conferivano al termovalorizzatore di Parona per la distruzione e la rivendevano dividendosi poi il ricavato. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Pavia hanno arrestato all'alba di oggi 10 dipendenti della struttura paronese, tutti incensurati, con l'accusa di furto aggravato in concorso e spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti sono stati posti agli arresti domiciliari.

Il blitz dei carabinieri è avvenuto all'alba di oggi


L'INDAGINE

L'attività operativa dei carabinieri è partita lo scorso mese di ottobre. «Ma siccome l'impianto è attivo da tempo – ha spiegato il colonnello Luciano Calabrò, comandante provinciale dei carabinieri – è lecito immaginare che l'attività proseguisse da tempo». Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati 27 chili di marijuana, 2 chili di hashish e 1 chilo di sostanza da taglio. Solo pochi giorni prima dell'avvio dell'attività investigativa è stato accertato il conferimento, da parte di una questura piemontese, di 50 chili di cocaina che non si esclude possano essere stati intercettati dal gruppo. Gli arresti sono scattati all'alba di oggi con contestuali perquisizioni domiciliari con le unità cinofile che hanno dato esito negativo. Lo stabilimento di Parona non ha subìto provvedimenti e l'attività sta proseguendo regolarmente. Secondo i carabinieri non c'è alcun coinvolgimento dell'azienda che gestisce l'impianto.

All'operazione hanno partecipato anche le unità cinofile dei carabinieri


IL MECCANISMO

Secondo i riscontri degli investigatori a favorire l'attività del gruppo è stata la particolare conformazione dei nastri trasportatori dello stabilimento paronese che dispone di due forni e che, a differenza di altri termovalorizzatori, non consente di seguire l'intero tragitto dello stupefacente sino al punto di distruzione. Un particolare che ha consentito agli arrestati di mettere a punto un sistema per intercettare la droga senza essere visti, per occultarla poi in zone sicure dello stabilimento. In un secondo momento, in assenza di controlli specifici, la portavano all'esterno per piazzarla. Il giro di affare avrebbe reso diverse migliaia di euro a testa.

GLI SVILUPPI

I carabinieri ritengono che l'indagine appena conclusa rappresenti soltanto l'inizio di un filone che potrebbe condurre a importanti sviluppi. Intanto agli arresti domiciliari sono finiti 8 italiani, un marocchino ed un albanese, tutti residenti tranne uno in provincia di Pavia e tutti incensurati.

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