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SULLA TORINO-PIACENZA

Identificati i "predoni dell'autostrada": prendevano di mira i Tir fermi nelle aree di servizio

Sono indagati per 23 episodi commessi tra il maggio 2020 e il gennaio 2021

Umberto Zanichelli

Email:

umberto.zanichelli@ievve.com

11 Marzo 2022 - 15:54

Identificati i "predoni dell'autostrada": prendevano di mira i Tir fermi nelle aree di servizio

La banda svuotava i Tir fermi nelle aree di servizio

Erano considerati i “predoni” dell'autostrada A21 Torino-Piacenza: dal maggio del 2020 al gennaio dello scorso anno avevano messo a segno 23 furti ai danni di almeno 55 autoarticolari stranieri fermi nelle aree di servizio di Piacenza, Nure e Trebbia dai quali avevano sottratto apparecchi e attrezzature elettroniche, cosmetici, articoli di abbigliamento e alimentari. La polizia stradale di Cremona e la Squadra Mobile di Piacenza hanno individuato gli autori: si tratta di due bande che si erano unite per fare i “lavori”: si tratta di quella di Chignolo Po, composta da un ucraino e cinque albanesi e quella definita dei “cremaschi” composta da tre rumeni. E non si tratta solo di ladri ma anche di picchiatori che non hanno risparmiato violenze alle loro vittime: l'autista bielorusso di un carico di televisioni destinate ad una grande catena di distribuzione, che ha tentato di opporsi ai malviventi è stato malmenato con bastoni, pietre e addirittura alcuni televisori.

Guanti e taglierini sequestrati dagli investigatori

La banda agiva secondo dinamiche collaudate: i ladri tagliavano le reti di recinzione delle aree di servizio; sceglievano i bersagli, Tir con il telo plastico protettivo che, tagliato, consentiva di ispezionare la merce all'interno, poi provvedevano ad aprire i portelloni e trasportavano il carico nelle campagne adiacenti.

Gli investigatori hanno ricostruito i movimenti dei ladri tracciando il segnale dei loro cellulari ed dando corso ai primi provvedimenti, recuperando taglierini, coltelli e localizzatori satellitari magnetici utilizzati per seguire gli spostamenti dei mezzi da derubare. Al vertice della banda c'era un capo affiancato da due complici che si servivano poi di “manovalanza” per i colpi.

La banda utilizzava dei localizzatori satellitari magnetici per tracciare gli spostamenti dei mezzi da derubare

La merce veniva poi ricettata da un italiano che vive nel Pavese e che era quello e che la "trasformava" in denaro contante. Complessivamente gli indagati devono rispondere di 28 capi di imputazione tra cui associazione per delinquere finalizzata al compimento di furti e rapine. Per tutti è stato emesso il provvedimento del foglio di via obbligatorio.

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