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L'ATTENTATO DI TEL AVIV

La testimonianza di uno studente milanese: «Le sirene, poi la lunga attesa all'interno di un locale»

L'attentatore è stato ucciso dai militari israeliani

Mario Razzino

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Mario-Razzino@libero.it

08 Aprile 2022 - 18:34

La testimonianza di uno studente milanese: «Le sirene, poi la lunga attesa all'interno di un locale»

L'attentato di ieri sera a Tel Avivi: sono morte tre persone

Tre persone sono morte e con loro l'attentatore che ieri sera ha colpito a Dizzengof, il quartiere della "movida" di Tel Aviv. A poca distanza Theo Zarnicki 22 anni, studente milanese di origine argentina che si sta laureando in Israele in design e comunicazione mentre lavora come content creator in un azienda del settore del marketing digitale, stava trascorrendo la serata partecipando ad un evento aziendale all'interno di un edificio con discoteca terrazzata. Ma quella che doveva essere una serata di svago e public relation, si è trasformata in un incubo.

A Dizzengof, a 5 minuti dal locale dove si trovava Theo l'attentatore, un palestinese, ha aperto il fuoco sulla folla dentro un bar, dove lo studente è stato più volte nell'ultimo mese. I colpi hanno ferito una decina di persona, mentre per altre tre persone non c'è stato nulla da fare.

Theo Zarnicki, 22 anni, studente milanese di origine argentina, si sta specializzando in Israele

Come vi è arrivata la notizia?

All'inizio non ce ne siamo resi conto, poi sui miei gruppi WhatsApp i miei amici continuavano a chiedermi se stessi bene. Poi ancora diverse chiamate di mio padre e mia madre. Io cercavo notizie online ma nulla. Successivamente abbiamo iniziato a sentire sirene, tantissime sirene della polizia e delle ambulanze e abbiamo intuito. Purtroppo non è una novità qui.

Come avete gestito la situazione?

Non abbiamo scatenato il panico e ci siamo chiusi dentro il locale, blindandolo, poiché il terrorista era ancora a piede libero e le autorità pensavano fosse nascosto in qualche edificio della zona. Siamo riamasti chiusi per due o tre ore, nel frattempo arrivavano notizie di altri possibili attentati nella zona del porto.

Come è finita la notte?

Per la strada c'era il caos, non si trovavano più taxi e mezzi per tornare fuori città, dove alloggio, quindi ho dormito da una mia amica di Tel Aviv. Ho tranquillizzato i miei in Italia caricando il cellulare in un locale, perchè nella sfortuna ce l'avevo scarico e i miei erano terrorizzati. Ovviamente non ho dormito bene, ero angosciato, una delle vittime lavorava con una mia compagna d'università, era un ragazzo giovane, sono sconvolto.

Cosa pensi di questa situazione?

L'aria e pesante, la situazione è tesa, sono stufo e triste. Io sono dell'idea che la pace si faccia in due, da una parte lo Stato israeliano dovrebbe cercare e favorire sempre di più il dialogo e l'integrazione, dall'altra bisognerebbe informarsi e finirla con il pregiudizio e l'odio verso Israele. In questi schieramenti propagandistici perdono la vita le vittime e gli attentatori per un gioco di potere che a noi giovani non interessa per nulla.

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