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La rapina

Malmenato e derubato della collana, e nessuno interviene: testimonianza shock di un vigevanese alla stazione

L'episodio è accaduto a Pasquetta a Milano Porta Genova. Ha poi reincontrato il suo aggressore sul treno, qualche giorno dopo

Davide Maniaci

Email:

dade.x@hotmail.it

01 Maggio 2022 - 16:48

Malmenato e derubato della collana, e nessuno interviene: testimonianza shock di un vigevanese alla stazione

Foto di repertorio

Malmenato e derubato sul piazzale della stazione di Milano Porta Genova da due giovanissimi. «Hanno visto in tanti, ma nessuno ha fatto niente». La storia shock è di un ventottenne di Vigevano. Una rapina raccontata minuto per minuto, una volta ripresosi dallo spavento. L'episodio risale alla giornata di Pasquetta, ma solo adesso il ragazzo ha deciso di raccontarla. La sensazione è quella dell'impunità: che bande di ragazzini violenti e senza scrupoli si sentano liberi di aggredire chiunque sapendo di farla franca.

Il piazzale della stazione di Porta Genova: qui è avvenuta l'aggressione

Il pretesto dell'hotspot.

«Era il 18 aprile, lunedì dell'Angelo - è la testimonianza del vigevanese, rilasciata anche ai carabinieri per la denuncia - e ho preso il treno delle 9,45 da Vigevano a Milano Porta Genova per recarmi al lavoro. Quasi a destinazione un ragazzo, avrà avuto dai 17 ai 20 anni, sicuramente nordafricano, mi ha chiesto l'hotspot. Un "prestito" della connessione internet del mio cellulare. Avevo le cuffie, stavo ascoltando musica, gli ho detto frettolosamente di no. Sono sceso dal treno e mi sono diretto alla pensilina del tram. Lui è tornato, con la stessa richiesta e i modi da sbruffone. Mi sono alterato, gli ho detto ancora "no". In quel momento ha visto la collana che avevo al collo». Non si trattava di un monile come tanti: per il 28enne aveva un valore affettivo importantissimo. Era la collana della bisnonna, passata poi di generazione in generazione. Un gioiello con oltre mezzo secolo di vita.

Foto di repertorio

L'aggressione.

«Con uno scatto fulmineo - prosegue - mi ha messo le mani al collo tirando la collana. Io gli ho afferrato i polsi per evitare che la strappasse. C'era un po' di gente, ho cercato di attirare l'attenzione. Niente. Ognuno si faceva i fatti suoi. Nemmeno il conducente del tram in arrivo, che non può non aver visto, non ha alzato un dito. Dal niente è arrivato un complice, alla mia destra, che mi ha tirato un pugno fortissimo in faccia, tra l'occhio e lo zigomo, di cui ancora porto i segni. Sono stato preso a calci, sul costato e allo stomaco, almeno tre. Mi sono difeso: mollavo calci e pugni a entrambi, per quel che potevo, ma la collana si è spezzata e non sono riuscito a vedere chi dei due l'avesse presa».

La fuga.

I due malviventi sono fuggiti in direzione Navigli. La vittima li ha inseguiti. Il complice, quello arrivato dopo, era il più veloce e guadagnava terreno. L'altro andava più piano. «Gli ho afferrato la maglia, strappandogliela - aggiunge il 28enne - e lui è andato avanti a scappare a torso nudo. Incredibile: la via era affollata, ma è come se non ci fosse nessuno. Avevo capito che ormai la collana era persa, avevo male al volto ma andavo avanti grazie all'adrenalina. Il mio aggressore, quello che mi ha chiesto l'hotspot e a cui ho strappato la maglia, si è fermato presso uno dei ponticelli che attraversano la darsena e ha tirato fuori dai pantaloni uno straccio. Da come lo teneva in mano, ho capito che dentro c'era un pugnale. Intanto il suo amico con la collana era chissà dove. Sono andato via: valeva la pena rischiare ancora di più?».

Presso la Darsena è spuntato anche un coltello

I soccorsi.

Finalmente un passante, un altro giovane, ha chiamato i carabinieri, arrivati dopo circa mezz'ora. Un ristoratore attirato dalle grida ha soccorso il vigevanese facendolo entrare nel suo locale, dandogli acqua e il ghiaccio per l'ematoma sul viso. All'aggredito non è rimasto che chiamare il suo datore di lavoro, informandolo dell'imprevisto, e tornare in treno a Vigevano. SI è poi recato in caserma e al pronto soccorso dell'ospedale civile, per il referto. L'odissea non era ancora finita. «Era festa - spiega - e quindi il personale era ridotto all'osso. Sono arrivato alle 15,30, ma alle 19,30 avevo ancora 6 persone davanti. Sono andato via. Il giorno dopo il medico di base mi ha rilasciato 8 giorni di prognosi. Col referto ho sporto denuncia, anche se (mi è stato chiarito) sarà improbabile che vengano visionate le telecamere di sorveglianza, sia per il tempo trascorso sia perchè non si tratta di un episodio grave. Beh, per me lo è stato di sicuro». Il ricordo di famiglia perso per sempre, le botte, la giornata rovinata e nessuna giustizia.

Il secondo incontro, sempre sul treno.

C'è di più: quel treno lo prende quasi ogni mattina. E chi ha rivisto nei giorni successivi? Lui, il rapinatore. «Gira insieme ad altri due o tre con la mascherina e il cappuccio della felpa. Di fatto, non è riconoscibile. Io ho notato il suo sguardo, che non posso dimenticare, e lui ha visto me. Subito dopo, è tornato con altri e si è fermato a pochi metri, fissandomi. Quel giorno non è sceso a Porta Genova ma a San Cristoforo, prima: forse temeva che io avessi chiamato i carabinieri e che lo aspettassero fuori dal treno, al capolinea. Chissà dov'è la mia collana. Probabilmente da qualche compro-oro disonesto che l'ha presa a 200 euro, molto meno del suo valore».

Con mascherina e cappuccio è impossibile essere riconosciuti

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