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ambiente e criminalità

Ecoreati, Lombardia prima per arresti

Il dossier di Legambiente: una Regione «laboratorio di sperimentazioni criminali»

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

26 Giugno 2022 - 09:14

Ecoreati, Lombardia prima per arresti

Il rogo all’Eredi Berté è divampato nelle prime ore del 6 settembre 2017, nella zona industriale di Mortara

Questo articolo è stato pubblicato sul numero de L'Informatore Vigevanese del 16 giugno 2022

IL COVID NON HA FERMATO IL BUSINESS DEI RIFIUTI GESTITI IN MANIERA ILLEGALE

La criminalità ambientale ha continuato a fare affari anche durante la pandemia. È quanto emerge dall’ultimo dossier di Legambiente sugli ecoreati, pubblicato all'inizio di giugno e dedicato alla situazione in Lombardia. «Nel 2020 in Italia – si legge nel rapporto – sono state registrate 34900 notizie di reato (95 al giorno, 4 ogni ora) relative a illeciti penali contro l’ambiente, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2019. Ancor più consistente l’aumento delle persone denunciate (+12,9%), delle ordinanze di custodia cautelare (+14,2%), e dei sequestri effettuati (+25,4% rispetto al 2019)».

SETTORE SMALTIMENTO RIFIUTI: IN LOMBARDIA IL MAGGIOR NUMERO DI ATTIVITA' ILLECITE

In Italia sono state 386 le inchieste per corruzione ambientale censite da Legambiente; la Lombardia si classifica al quarto posto, con 40 inchieste, il 10,4% del totale nazionale. La Lombardia – definita «laboratorio di sperimentazioni criminali dell’illecito ambientale» – è inoltre tra le regioni dove si rileva il maggior numero di attività illecite nel settore dello smaltimento dei rifiuti. È infatti quarta per notizie di reato, e prima in Italia per numero di persone sottoposte a misure cautelari detentive. «Dati che legittimano – afferma nel report Sergio Cannavò, responsabile del centro di azione giuridica di Legambiente – una forte preoccupazione in vista dell’arrivo dei miliardi del Pnrr e delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026».

INCENDI AGLI IMPIANTI DI SMALTIMENTO E TRATTAMENTO RIFIUTI

Se la gestione illecita dei rifiuti non è diminuita, sembra registrare un calo il fenomeno – che rimane preoccupante – degli incendi che hanno interessato gli impianti di trattamento o di smaltimento dei rifiuti. Per questa tipologia di incendi, la Lombardia risulta essere al terzo posto, con 146 episodi dal 2013 al 2021.

Il video qui sopra si riferisce alle indagini dell'operazione "Fenice" di Guardia di Finanza e carabinieri forestali, che ha portato a tre arresti, lo scorso ottobre, per l'incendio del 2017 che aveva riguardato la Eredi Bertè di Mortara. Le accuse sono, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio.

«Vi sono due casi esemplari nel pavese – è l’intervento di Fabio Cambielli, ora direttore del Dipartimento di Arpa Brescia, che si è occupato in prima persona del rogo all’Eredi Bertè di Mortara – in cui è stato possibile, non solo accertare lo scopo, ma anche identificare coloro che materialmente hanno innescato l’incendio dei rifiuti a Corteolona nel 2018, e a Mortara nel 2017. Entrambi i casi sono stati seguiti dal “Pool Ambiente” istituito dall’ex Procuratore della Repubblica di Pavia. L’istituzione di team interdisciplinari è necessaria per l’efficace repressione degli ecoreati. (...) Una task force così fatta, può fare la differenza dalla fase delle indagini preliminari sino alla formazione della prova in tribunale durante il processo. Identificare il colpevole è fondamentale, non solo per questioni di giustizia, ma anche ai fini della tutela ambientale; infatti quest’ultimo, una volta condannato, è tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento delle spese per la bonifica. Purtroppo, nella realtà i rifiuti combusti sono destinati a restare sul luogo dell’incendio per anni, poiché – osserva Cambielli – sono rarissimi i casi in cui le amministrazioni pubbliche possono accollarsi in via sostitutiva i costi del risanamento ambientale».

IL DOSSIER DI LEGAMBIENTE ECOMAFIA 2021

«Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali – si legge nel rapporto – è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizi Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una Rifiuti Spa, che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva da nord a sud su tutto il territorio nazionale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa del c.d. giro bolla che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti».

È quindi fondamentale l’azione messa in atto per la prevenzione degli ecoreati. Dopo i roghi di Mortara e Corteolona, Arpa, carabinieri e vigili del fuoco effettuarono, su indicazione della Prefettura, una trentina di controlli presso impianti di trattamento rifiuti: 21 risultarono non a norma. Non solo, venne predisposto un censimento capillare sul territorio provinciale per individuare siti di stoccaggio abusivi: furono 232 le strutture abbandonate o dismesse attenzionate come «potenziali luoghi di stoccaggio abusivo di rifiuti».

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