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Appalti truccati e caporalato: tredici avvisi di garanzia

L'inchiesta sulla First Aid della Guardia di Finanza aveva coinvolto anche i vertici di allora della Asst

Umberto Zanichelli

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umberto.zanichelli@ievve.com

01 Luglio 2022 - 17:13

Appalti truccati e caporalato: tredici avvisi di garanzia

Una delle ambulanze della First Aid

Dodici avvisi di garanzia nei confronti di persone fisiche ed uno in quelli di una società cooperativa che opera nel settore dei trasporti sanitari, la First Aid. Li ha inviati la Procura della Repubblica di Pavia in ordine all'indagine svolta dalla Guardia di Finanza per i reati di turbativa d'asta, frodi nelle pubbliche forniture, caporalato e reati fiscali. Tra gli indagati anche un dirigente di Asst ora in pensione oltre ai dirigenti di allora dell'azienda sanitaria e amministratori di fatto, prestanome e dipendenti della First Aid.

Il Tribunale di Pavia ha disposto il sequestro dell'azienda ora gestita da un amministratore giudiziario

L'indagine era partita nel marzo dello scorso anno con l'arresto di 4 persone e con l'esecuzione di perquisizioni con il conseguente sequestro di documentazione e apparati informatici tra Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia. Le Fiamme Gialle non solo avevano evidenziato la presenza di appalti affidati in modo irregolare e fraudolento ma anche lo sfruttamento dei lavoratori, che ricevevano stipendi di molto inferiori rispetto a quelli previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento. Il Tribunale di Pavia aveva inoltre disposto il sequestro preventivo dell'intera azienda, il cui patrimonio è di circa 5 milioni di euro, oltre che quello per equivalente di circa 200 mila euro ai “caporali”. Il servizio della First Aid non era stato però interrotto perché la Procura aveva chiesto e ottenuto che a gestirlo fosse un amministratore giudiziario.

I mezzi venivano sanificati di rado e utilizzati anche per trasporti non legati all'attività della cooperativa

Secondo l'accusa la cooperativa operava mediante prestanome per evitare la individuazione alla effettiva direzione di un soggetto già condannato in via definitiva nel 2017 per turbata libertà degli incanti. Per ottenere gli appalti proponeva prezzi così bassi da rasentare il limite della anti-economicità, lucrando sul mancato allestimento delle sedi secondarie dichiarate, sull'impiego di mezzi di soccorso in numero minore rispetto a quello dichiarato, lo sfruttamento del lavoratori ai quali non venivano corrisposti i contributi previdenziali ed assistenziali.

Gli investigatori hanno poi accertato che le operazioni di sanificazione dei mezzi, che dovrebbero avvenire dopo ogni trasporto, venivano effettuate in modo sporadico nonostante la pandemia in corso. Una delle ambulanze monitorate, nell'arco di 20 giorni e dopo 92 trasporto, era stata sanificata solo quattro volte; una seconda in 9 giorni di servizio e 86 trasporti solo una volta. I volontari erano invece costretti a lavorare in turni anche di più di 12 ore e spesso mangiavano e addirittura dormivano sui mezzi utilizzati anche per trasporti diversi da quelli sanitari.

In seguito agli accertamenti fiscali, svolti dalla Guardia di Finanza con la collaborazione di Inps e Agenzia delle Entrate, gli amministratori della First Aid risultano indagati anche per avere utilizzato in compensazione crediti di imposta, derivanti da sedicenti attività di ricerca e sviluppo mai effettuate, 490 mila euro ottenendo un ingente risparmio sulle tasse e per non versato contributi assistenziali e previdenziali ai dipendenti per oltre tre milioni e mezzo di euro tra imposte effettive e relative sanzioni.

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