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Le indagini

Arrestato commercialista, nei guai anche tre imprenditori: la Guardia di Finanza sequestra beni per oltre 7 milioni di euro

L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

14 Luglio 2022 - 15:58

Un sodalizio criminale tra professionisti e imprenditori del settore edile, della consulenza e della pubblicità, che operavano tra le province di Pavia, Milano, con sedi anche a Napoli, Torino e Monza e Brianza. A scoprirlo sono stati i militari della Guardia di Finanza di Voghera, che hanno arrestato un commercialista pavese, portato poi in carcere, ed eseguito le misure cautelari dell'obbligo di firma nei confronti di tre imprenditori. Altre quattro persone, tra cui alcuni prestanomi, risultano indagate a piede libero. L'accusa nei loro confronti è, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti Iva inesistenti, false comunicazioni sociali. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni per oltre 7 milioni di euro.
 
Le indagini, coordinate dalla Procura di Pavia, hanno inizialmente riguardato una società di costruzione pavese, che risultava formalmente amministrata da un cittadino sudamericano, ma che in realtà sarebbe stata guidata da un commercialista pavese e un imprenditore italiano. In base agli accertamenti dei militari delle Fiamme Gialle, avrebbero simulato l’operatività dell’impresa, facendo figurare nella contabilità «fatture passive inesistenti per oltre 13 milioni di euro – spiegano con una nota dalla Procura di Pavia –. Fatture emesse da società "fantasma", poiché cessate o fallite anche svariati anni prima rispetto alla data indicata sulle false fatture. I finanzieri hanno appurato che l'inesistente credito Iva scaturito è stato prima fraudolentemente certificato dal commercialista arrestato e da altro professionista, e poi utilizzato in compensazione, o venduto a terzi attraverso lo strumento dei cosiddetti "contratti di accollo", determinando un'evasione fiscale da mancato pagamento delle imposte, indebitamente compensate, per una cifra pari a circa 1 milione e mezzo di euro. Le indagini svolte hanno fatto emergere anche numerose anomalie fiscali riguardanti diversi clienti del professionista arrestato».

Giovedì mattina, la Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito su delega della Procura di Pavia un'ordinanza di misure cautelari personali e reali emessa dal Gip del Tribunale di Pavia. Le persone indagate sono al momento otto

Il sistema, infatti, funzionava attraverso un vero e proprio "network" di società fittizie, che avevano come unico scopo l'emissione di false fatture, per un importo stimato di circa 9 milioni di euro, con circa un milione di euro evaso di Iva. Non solo, è stata accertata la sistematica falsificazione dei bilanci societari al fine di garantire una giustificazione contabile e ottenere ulteriori indebiti risparmi di imposte, ad esempio attraverso il sistema di sopravvalutazione delle rimanenze. «Lo schema criminale prevedeva che le società riconducibili agli arrestati – precisano dalla Procura – emettessero fatture false nei confronti di numerose imprese operanti tra Lombardia, Piemonte e Campania; successivamente, ciascun soggetto cliente provvedeva al pagamento della fattura falsa attraverso bonifici bancari, per poi vedersi restituita la somma di denaro, previo prelevamento in contanti dell'intero importo, al netto del corrispettivo per il servizio pari al 5-9% dell'imponibile».

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