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'Ndrangheta: perquisizioni e arresti in sette Regioni, coinvolta anche la provincia di Pavia

Sono 33 gli indagati. Tra i reati contestati, usura, ricettazione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento

Ilaria Dainesi

Email:

ilaria.dainesi@ievve.com

05 Settembre 2022 - 17:53

Sono accausati, a vario titolo, di associazione per delinquere, con l’aggravante di aver agevolato le attività di una cosca ‘ndranghetistica del crotonese. Tra i reati contestati figurano quelli di usura, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento, oltre a reati tributari e fallimentari. I carabinieri del Comando provinciale e i militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Bergamo hanno dato esecuzione a un’ordinanza, che dispone misure cautelari personali e reali, emessa dal Gip del Tribunale di Brescia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura bresciana, nei confronti di oltre trenta persone.


Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari nei confronti di 33 indagati, e il sequestro finalizzato alla confisca, anche per equivalente di oltre 6,5 milioni di euro. Sono in corso perquisizioni in 12 province in Lombardia – dove è interessata anche la provincia di Pavia –, Veneto, Piemonte, Umbria, Sardegna, Basilicata e Calabria.

 

«L’operazione si inserisce in una complessa attività d’indagine, coordinata dalla DDA della Procura di Brescia e originariamente svolta dai carabinieri di Bergamo in relazione a condotte estorsive che sarebbero state poste in essere nella bergamasca da alcuni soggetti ritenuti collegati a ‘ndrine calabresi, il cui sviluppo ha portato - a seguito del coinvolgimento anche della Guardia di Finanza per la definizione degli accertamenti di natura economico-finanziaria - alla ricostruzione di un giro di fatture false per oltre 20 milioni di euro – è spiegato in un comunicato stampa congiunto – Questo sarebbe stato realizzato dal sodalizio mediante almeno 7 società “cartiere”, intestate a prestanome o ad imprenditori compiacenti e con sedi in Lombardia, Umbria e Calabria, al fine di riciclare i proventi delle attività delittuose del clan ‘ndranghetista della famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto. Le indagini hanno altresì consentito di delineare, in ipotesi accusatoria, il ruolo di taluni professionisti contabili, i quali - attraverso la propria opera di consulenza – sono indiziati di avere ideato e attuato modelli seriali di evasione fiscale a beneficio delle società riconducibili al sodalizio criminale. Sarebbe anche emersa, a latere, la compiacenza di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, destinatario di misura cautelare personale per l’ipotesi di corruzione, il quale - a fronte di sistematici compensi – è indiziato di essersi reso disponibile ad agevolare l’erogazione di alcuni servizi di natura fiscale richiesti da uno dei citati professionisti Le attività investigative, svolte anche attraverso un costante monitoraggio degli spostamenti e degli incontri sul territorio dei diversi soggetti coinvolti, hanno permesso inoltre di far emergere riscontri circa condotte usurarie denunciate da alcuni imprenditori in difficoltà.».

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