Ghibli: dopo la paura, le tutele per i dipendenti

Ma la filiera della produzione si è fermata

Bruno Ansani

06 Aprile 2020 - 17:23

La Ghibli di Dorno

Lo stabilimento Ghibli di Dorno

DORNO - Il primo caso accertato di Coronavirus nella nostra zona riguardava un dipendente della Ghibli di Dorno. Oggi l’azienda, dopo essersi fermata,  ha stipulato una polizza assicurativa per ognuno dei propri dipendenti nell’eventualità in cui dovessero contrarre il Coronavirus e manifestarne i sintomi. “In questo momento così complicato abbiamo voluto dare a tutti i dipendenti - spiega Giuseppe Riello, amministratore delegato di Ghibli - un sollievo e un aiuto. Tutti loro avranno, nel caso si dovessero ammalare di Coronavirus, una diaria giornaliera per tutti i giorni di assenza dal lavoro e rimborsi se dovessero avere bisogno di cure mediche. Lo abbiamo voluto fare perché riteniamo centrale la salute e il benessere dei nostri
dipendenti”. “Attualmente la produzione è operativa, con la parte amministrativa al 98% in smart working - racconta Riello - abbiamo utilizzato la possibilità di operare perché siamo collegati alle filiere essenziali. Perché al di là della paura, dobbiamo tutti renderci conto che se non si va avanti diventa difficile riprendersi e riprendere il lavoro”. “Quella di Pavia è una zona che è stata particolarmente colpita dal Covid-19, noi in Ghibli abbiamo avuto l’occasione di incontrare questo nemico invisibile molto presto, un nostro dipendente si era ammalato e abbiamo dovuto fermarci per qualche giorno. Ma ciò ci ha
permesso di partire preparati, in anticipo sugli altri e su tutti i decreti del Governo in tema
di sicurezza e tutela del lavoro”. “Il problema principale ora è l’interruzione della filiera. Il piccolo fornitore che
abitualmente ci fornisce parti lavorate è chiuso e non può rifornirci. Le filiere sono lunghe e complesse. Hanno lasciato aperte le imprese che si occupano di chimica, ma in realtà le imprese di pulizia hanno bisogno di tutti i prodotti, non solo di quelli chimici, dai panni alle spazzole, fino ai macchinari industriali”.
“Si è creata una situazione anomala - continua Riello - come Afidamp, di cui sono presidente (l’associazione che unisce le varie anime della filiera della pulizia professionale in Italia), abbiamo scritto una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio, e stiamo agendo anche per chiedere, in una revisione della tabella di attività industriali cui è concesso di continuare a lavorare, che siano inseriti anche i produttori di macchine per la pulizia professionale”. “Andiamo avanti con il protocollo di sicurezza, avanti con le metodologie che abbiamo sviluppato in house, continuiamo il buon rapporto con i sindacati provinciali con i quali il confronto non è mai mancato. Avanti - conclude Giuseppe Riello - con il lavoro in sicurezza”.

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