Confindustria Pavia insiste: ripartire

"ll protocollo sicurezza condizione necessaria e sufficiente per riaprire"

Bruno Ansani

16 Aprile 2020 - 09:48

Confindustria Pavia insiste: ripartire

PAVIA _ “Il rispetto del Protocollo Sicurezza firmato con il Governo e i Sindacati il 14 marzo è la chiave di volta su cui costruire la riapertura delle imprese. Noi lo abbiamo adottato fin da subito, implementando le misure di sicurezza previste, e andando anche oltre: abbiamo elaborato protocolli molto più stringenti, aprendo anche ai test sierologici per verificare la presenza di anticorpi che stanno approntando al San Matteo. Il rispetto del Protocollo deve essere la condizione necessaria e sufficiente perché un'impresa possa riaprire. La sicurezza delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori è inderogabile. Senza sicurezza non c’è lavoro, senza lavoro non c’è futuro ”. Ad affermarlo è il vice presidente di Confindustria Pavia, Daniele Cerliani, in un comunicato con il quale si torna a insistere sulla necessità di far ripartire le attività produttive, ancora prima del 4 maggio indicato dalla Regione come possibile data della graduale ripresa. Guardiamo con estremo interesse l’iniziativa della Regione Lombardia che ha chiesto al Governo di dare il via libera alle attività produttive dal 4 maggio.

Dice ancora Cerliani: "Una “nuova normalità” declinata secondo 4 D: Distanza di sicurezza, Dispositivi da mettere a disposizione delle aziende, Digitalizzazione - lo smart working che a Pavia abbiamo applicato da subito ove possibile, e la Diagnosi con i test sierologici. Ma è necessario ripartire e riaccendere i motori con gradualità e in sicurezza, già prima del 4
Maggio! A livello globale l’economia risente di una recessione generalizzata. Siamo pronti ad
affrontare una situazione che ci accompagnerà nei prossimi mesi”. “I costi economici delle chiusure sono elevatissimi, la chiusura prolungata ci ha portato in una fase critica. Ci sono aziende dove la chiusura non è più sostenibile: sono quelle che appartengono a lavorazioni di filiera lunga, cioè tutte quelle che forniscono aziende che a loro volta riforniscono imprese essenziali. Ma le aziende più danneggiate dalle chiusure sono soprattutto quelle che esportano e hanno contratti con aziende estere che non si sono mai fermate e che pressano perché riapriamo e riprendiamo le forniture, senza le quali fermiamo intere filiere. Altre aziende hanno una forte stagionalità e rischiano di perdere il treno anche per la prossima autunno-inverno se
non ripartono immediatamente. Sul nostro territorio è in particolare sofferenza il calzaturiero”.

“Se siamo in sicurezza, allora dobbiamo ripartire subito, perché i nostri clienti in giro per il globo ci chiedono di farlo, perché i nostri concorrenti stanno lavorando e rischiamo così di perdere per sempre commesse importanti, perché siamo pronti a farlo in sicurezza, perché il lavoro, è il vero collante della società e della comunità, perché se non ricominciamo a lavorare oggi rischiamo di non poterlo più fare domani! ”.
“Riprendere l’attività non è però solamente riaccendere i motori spenti da settimane. Ripresa deve voler dire la capacità, anche politica, di rimettere al centro i lavoratori, vuol dire riformare il meccanismo di supporto alle imprese, vuol dire innovazione e salute, vuol dire semplificare la burocrazia e agire con tempismo ed efficacia, vuol dire cura del territorio e delle infrastrutture.
Questa è la nostra ripresa, questo è riappropriarci del lavoro, questa è la soluzione per ripartire
più forti e più capaci di prima”.
“In queste settimane abbiamo mostrato una forza, una resilienza e uno spirito di solidarietà incredibili. Abbiamo modificato il nostro lavoro, abbiamo reso ancora più sicure le fabbriche, abbiamo adottato modalità di lavoro agile e di telelavoro, abbiamo lavorato costantemente con il Governo, la Prefettura, i sindacati, per permettere alle filiere essenziali di non interrompersi, abbiamo continuato a esserci per il territorio con le nostre competenze, la nostra inventiva, la nostra responsabilità sociale e anche, in moltissimi casi, con un importante sostegno economico alla sanità in difficoltà. Ripartiremo, più forti e determinati di prima. Noi ci siamo, noi non abbiamo mai smesso di fare la nostra parte, abbiamo bisogno che il sistema Italia ci permetta di
continuare a dare il nostro meglio ”.

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