Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

ECONOMIA

Calzaturiero, il nostro distretto in numeri

Il calo dell'export e degli addetti: una tendenza in corso da 20 anni e amplificata dal Covid

Bruno Ansani

Email:

bruno.ansani@ievve.com

15 Dicembre 2021 - 17:30

Calzaturiero, il nostro distretto in numeri

VIGEVANO - Abbiamo perso fabbriche, posti di lavoro, peso economico all'interno del mercato. Non è successo da ieri: il ridimensionamento del distretto calzaturiero vigevanese, con l'esclusione del "ramo" meccano-calzaturiero, è in atto da decenni e dal 2000 ad oggi ha assunto proporzioni vaste, grazie anche alla duplice crisi finanziaria del 2008 e del 2012. L'arrivo della pandemia ha assestato un altro scossone. Del resto, solo nel 2021, abbiamo assistito alla chiusura definitiva di un calzaturificio storico come Gravati mentre non è chiaro il destino dell'azienda più importante, la Moreschi.

Ci sono due ricerche che fotografano la situazione. Una è stata realizzata dal Centro Studi e Ricerche Intesa San Paolo, che analizza le tendenze in corso nei vari distretti della scarpa italiani, e quella congiunturale realizzata da Confindustria Moda per conto di Assocalzaturifici, che raffronta i risultati della bilancia commerciale dell'intero settore nei primi semestri di 2019, 2020 e 2021.

L'ANALISI

Dunque, la "bolla" del distretto calzaturiero vigevanese diventa sempre più piccola, è in negativo sul saldo commerciale e in quanto a recupero sul 2020 la provincia di Pavia (quindi Vigevano e Lomellina, parlando di calzature) è solo la 38 esima provincia in Italia: prima di noi ci sono tutti i distretti della scarpa, dal Veneto alla Toscana, fino alla provincia di Milano (secondo posto) grazie alla concentrazione della zona di Parabiago, che non viene nemmeno menzionato nei distretti studiati da Intesa San Paolo. Una parabola che è ben descritta dall'andamento degli addetti al settore (vedere tabella sotto). QUI IN VERSIONE PDF

Dai 3.870 addetti del 2001, passiamo ai 2.149 del 2011 e a 1.926 del 2018. Un calo percentuale rispettivamente del 44,5% e del 10,4% che è la penultima performance tra quelle dei 15 distretti calzaturieri presi in considerazione dallo studio di Intesa San Paolo

L’analisi condotta, si legge nello studio "ci porta ad affermare che non esista una via unica per competere in un settore, come quello di Pelletteria e Calzature, caratterizzato da una forte concorrenza proveniente dai paesi emergenti. I distretti analizzati, infatti hanno storie molto diverse. Alcuni distretti hanno scelto di concentrarsi sul Made in Italy, puntando su qualità e design per posizionarsi su una fascia di prezzo e qualità alta, potendo ottenere margini migliori in grado di sostenere i maggiori costi che la produzione in Italia comporta. Questa strategia ha spesso attratto investimenti diretti esteri da parte di multinazionali del Settore moda e dei principali marchi del lusso internazionali. Altri distretti invece hanno esternalizzato alcune parti della produzione, quelle a più basso valore aggiunto, per concentrarsi sulle fasi più creative o innovative".

EFFETTO COVID

Nella filiera della pelle, si legge nello studio di Intesa San Paolo, "si sono riscontrate discontinuità nelle catene di fornitura di materie prime, semilavorati e prodotti finiti provenienti da altre parti del mondo e soprattutto dall’area asiatica. Nel 2020, infatti, rispetto al 2019, il commercio estero ha subito un duro colpo. Le esportazioni di articoli in pelle e calzature in Italia sono diminuite del 20,8%; anche le importazioni solo calate, ma in maniera lievemente più contenuta (-18,9%).
È interessante evidenziare il diverso andamento dei flussi di alcuni dei principali partner commerciali italiani per il comparto della Pelletteria e della Calzatura. Sono diminuite notevolmente le importazioni dalla Cina (-24,6%), mentre le esportazioni verso questo mercato si sono ridotte solo in maniera lieve (-3,9%).

Agli scambi con la Francia è successo l’opposto: le importazioni sono rimaste sostanzialmente in linea con il periodo pre-COVID (-0,7%); sono invece diminuite in modo più rilevante le esportazioni (-15,8%). Questo andamento potrebbe essere letto come un primo segnale di riavvicinamento delle filiere globali di approvvigionamento con la contestuale necessità di maggior spinta delle vendite sui mercati asiatici, in presenza di un sostanziale blocco delle vendite in Europa. I dati della Romania, principale destinazione delle delocalizzazioni produttive delle imprese del settore, confermano il blocco del mercato europeo (import -20,6%; export -24,6%)". 

La Svizzera è il principale hub del lusso europeo e sembra confermare questo indirizzo, con le esportazioni verso il paese che sono diminuite più del doppio rispetto alle importazioni (-24,8% vs -11,2%).

DISTRETTI, FORZE E DEBOLEZZE

Lo studio Intesa San Paolo sintetizza così i risultati del "Rapporto annuale sull'economia e finanza dei 
distretti ndustriali 2020

• Dopo un calo di fatturato stimato pari al 12,2% nel 2020, per il 2021
atteso un forte rimbalzo dei livelli produttivi (+11,8%)


• Le filiere di prossimità rimangono un fattore competitivo nei
distretti: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto
avviene altrove (mediamente 116 km vs 157)


• Nei distretti i grandi gruppi trovano i fornitori di qualità necessari:
le imprese distrettuali rappresentano il 65% di addetti e fatturato
della filiera del lusso Made in Italy


• In crescita l’incidenza di ICT e R&S sul totale degli acquisti di beni
e servizi grazie al traino della meccanica (7,1% nei distretti vs 5,7%
delle aree non distrettuali, il 25% in più)


• Si rafforza la sensibilità alla transizione ecologica: quota di
brevetti ambientali più che raddoppiata rispetto ai primi anni
duemila


• Capitale umano: crescente ruolo degli Istituti Tecnici Superiori nel
fornire personale qualificato, ma la strada è ancora lunga. Attivati
1.631 percorsi ITS che hannocoinvolto41 mila studenti

NOI E IL VENETO: I VANTAGGI COMPETITIVI DELLA FORMAZIONE

Uno dei distretti calzaturieri più grandi, longevi e simile a quello vigevanese è quello della Riviera del Brenta, formato soprattutto da piccole e medie imprese. Il distretto della Riviera del Brenta è specializzato nella produzione di calzature da donna di alta qualità (scarpe, sandali, stivali, stivaletti, ecc.), riconosciute a livello internazionale per il design e il gusto estetico; solo una piccola parte della produzione distrettuale è rivolta ai comparti uomo e bambino e alla pelletteria. 

Secondo l'analisi di Intesa San Paolo per il distretto veneto «rappresenta un importante vantaggio competitivo la presenza nel distretto (a Capriccio di Vigonza sulla storica Riviera del Brenta, la strada che congiunge Padova a Venezia) del Politecnico Calzaturiero79, che forma capitale umano qualificato e garantisce un flusso continuo di innovazione, e di qualificati modellisti che coniugano la conoscenza dei materiali e delle lavorazioni con la creatività e la fantasia, mostrando un’ottima capacità di cogliere le tendenze del mercato. 

Una realtà con la quale anche i produttori meccano calzaturieri vigevanesi e non solo si stanno rapportando, visto il recente accordo stipulato con Assomac (vedi articolo qui sotto).

Il tema della formazione viene affrontato con forza proprio in questo periodo anche nella nostra provincia, anche se con ritardo, grazie al progetto Shoe Tech Valley di Assolombarda Pavia e alle idee di Assomac, come abbiamo raccontato sull'informatore dell'8 dicembre scorso. (clicca qui o sull'immagine per visualizzare l'articolo in PDF)

MA LA FILIERA RESISTE?

"Venderemo cara la pelle" è il titolo di un'inchiesta sulla filiera della pelle, pubblicata recentemente dal Corriere della Sera, a firma del giornalista economico Dario Di Vico. Un'analisi fondata proprio sul report di Intesa San Paolo. Secondo Di Vico è una filiera "ha retto alla sfida della concorrenza asiatica e ora sta recuperando, seppur con qualche fatica, sui guasti arrecati dalla pandemia", rimanendo "l'unica filiera a produrre un saldo commerciale positivo". Un discorso che vale per i principali distretti che vengono analizzati (Montebelluna, Fermo, Riviera del Brenta, San Mauro Pascoli e Firenze) e non per quello vigevanese, sebbene anche qui siano avvenuti gli stessi processi che in altre aree hanno creato vantaggio: concentrazione sul Made in Italy e sulla qualità, attrazione di investimenti esteri. A Vigevano un calzaturificio storico come Re Marcello è stato acquistato tre anni fa da Manolo Blahmik, mentre da fine anni '90 fabbriche importanti lavorano come conto-terzisti di marchi del lusso. I numeri da noi non tornano, mentre è generalizzata e citata anche da Di Vico la preoccupazione la formazione e il reclutamento del personale: «Fino a quando però sapremo conservare questo primato vista la difficoltà nel reperire tecnici e operai specializzati?», si chiede il giornalista. 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su L'informatore

Caratteri rimanenti: 400