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Posso cambiare la merce acquistata in negozio? Non sempre

Cosa stabiliscono le leggi rispetto al diritto di rendere i prodotti: la differenza tra lo shopping tradizionale nel punto vendita e quello online

Bruno Ansani

Email:

bruno.ansani@ievve.com

21 Gennaio 2022 - 21:01

Posso cambiare la merce acquistata in negozio? Non sempre

Siamo andati in un negozio a fare shopping. Una volta tornati a casa ci rendiamo conto che la taglia del vestito è sbagliata, il colore non ci piace oppure il destinatario di un regalo per qualunque ragione non lo gradisce. Torniamo e chiediamo il cambio: il commerciante è obbligato a concedercelo? Domanda sempre aperta e attuale soprattutto in periodo di saldi.

La risposta è no. La legge sta dalla parte del negoziante, che però a sua discrezione può esaudire la nostra richiesta. Ci sono delle regole precise che consentono il cambio merce, ma in linea generale (anche se può apparire scorretto) l’acquirente non ha il diritto di ottenere il cambio della merce se ha acquistato all’interno di un negozio. Naturalmente, scontrino alla mano, la maggior parte dei negozi applica una politica di cambio, strategie commerciali per fidelizzare il cliente, utilizzate da sempre, ma comunque a discrezione del commerciante.

Negli acquisti tradizionali, infatti, come si può leggere anche sul sito dell'Unione nazionale consumatori la legge stabilisce che, una volta stipulato il contratto, questo “ha forza di legge tra le parti”: ciò vuol dire che non può sciogliersi se non per le ragioni previste dalla legge. Quindi, se le motivazioni del consumatore sono d’ordine “personale” non esiste per legge un diritto al cambio della merce.

IN QUALI CASI INVECE SI HA DIRITTO AL RESO?

Il Codice del Consumo prevede che il diritto alla sostituzione o alla riparazione (nei casi più gravi, si può persino richiedere la restituzione dei soldi) diventi però obbligatorio per il commerciante nel caso in cui la merce sia difettosa o presenti dei malfunzionamenti. Insomma, ogni prodotto di consumo ha una garanzia di 2 anni e il venditore è obbligato ad adempiere gratuitamente ai suoi doveri verso il cliente (ciò significa, ad esempio, che non può addebitargli dei costi di riparazione né sostituire la somma spesa con un voucher).

Naturalmente deve trattarsi di un difetto “congenito” del prodotto, cioè sussistente già al momento della consegna: vale a dire che se il danno è stato causato dal cliente, magari lavando in modo sbagliato un capo di abbigliamento o facendo cadere in acqua un dispositivo elettronico, il consumatore non avrà diritto al cambio merce.

PER GLI ACQUISTI ONLINE LE COSE CAMBIANO

Una disciplina completamente diversa si attua nel caso di acquisti online. Nel caso di “acquisto di consumo” effettuato su internet (quindi non si applica per le compravendite tra privati) l’acquirente ha 14 giorni di tempo dalla consegna del prodotto per esercitare il ripensamento. Ma in questo caso non si può parlare di cambio merce, ma del cosiddetto “reso” che spetta per legge al consumatore che acquista a distanza (vale anche per gli acquisti effettuati presso l’abitazione del consumatore o sulla pubblica via): in questo caso il compratore potrà restituire il prodotto e riavere indietro i suoi soldi anche solo per avere cambiato idea.

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