Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

agricoltura

La siccità potrebbe vanificare il raccolto del riso

Deficit di precipitazioni, questa è la stagione più secca degli ultimi 30 anni: i dati della Confederazione agricoltori (Cia). Il consigliere provinciale Antonio Costantino interpella Regione e Ministero. L'allarmata testimonianza di un agricoltore di Cassolnovo

Email:

informatore@ievve.com

12 Aprile 2022 - 12:14

La siccità potrebbe vanificare il raccolto del riso

Risaie nella zona fra la frazione Piccolini (Vigevano)

La stagione invernale 2021/2022 è la più «mite e secca degli ultimi 30 anni». L’impatto sulle coltivazioni, e non solo, rischia di essere devastante. Cia Pavia, la Confederazione italiana agricoltori, fa il punto sulle conseguenze legate all’attuale crisi idrica, determinata da un deficit di precipitazioni del 65%, oltre che da un numero di giornate ventose superiore di circa il 70% rispetto agli ultimi tre decenni. Lo scenario che si delinea è catastrofico. Il consigliere provinciale con delega all’ambiente Antonio Costantino, sindaco di Gambolò, ora chiede un impegno formale sia alla Regione sia al Ministero dell’Agricoltura.

«Presenterò una mozione – dice Costantino – per portare il problema in Regione e al Ministero dell’agricoltura. Sono necessari interventi straordinari, siamo di fronte a una situazione molto grave e serve un impegno formale a livello istituzionale, perché si attivino gli strumenti necessari ad affrontare di petto il fenomeno. Ricordiamoci che la Lomellina non è solo una terra di discariche. Abbiamo una storica vocazione agricola e siamo la prima zona risicola d’Europa». Il territorio lomellino non è l’unico a soffrire, anche le province piemontesi di Novara e Vercelli risentono della scarsa disponibilità idrica nei suoli.

LA TESTIMONIANZA DELL'AGRICOLTORE: QUEST'ANNO SI RISCHIA DI NON AVERE UN RACCOLTO

«Qui si rischia di non avere un raccolto: acqua per tutti non ce n’è». Un allarme condiviso tra i coltivatori lomellini di cui si fa portavoce Claudio Ballone (FOTO SOTTO), titolare dell’azienda agricola che porta il suo nome a Cassolnovo, specializzata in riso di alta qualità. «Vedete ancora – incalza – il “mare a quadretti” sulle strade? Dubito. Il paesaggio che contraddistingueva il nostro territorio, quello delle risaie allagate, è scomparso. C’è chi produce in asciutta, ma sono pochi e chi semplicemente ha deciso di riconvertire la produzione». Qui non è possibile diversificare, perchè in Lomellina le colture vanno tutte irrigate. Il futuro è fosco: il “rosso” attanaglia quasi tutte le aziende agricole. Il motivo è sempre il solito. Manca l’acqua per i livelli di pioggia da deserto del Sahara. Sono quasi 60 anni che non si assisteva a una siccità del genere.

«Condivido – prosegue Claudio Ballone – una riflessione di Mario Fossati, direttore generale del consorzio di irrigazione e bonifica Est Sesia, a cui ci affidiamo anche se sono scettico sulla loro gestione: dovesse, da domani, per assurdo piovere con una certa frequenza, consentendo così ai fiumi di riempirsi alla massima portata, avremo comunque un taglio idrico del 40 per cento: la falda acquifera impiega quasi due mesi per ricaricarsi. Non possiamo neanche contare sullo scioglimento delle nevi. Rischiano anche le acque delle falde per gli acquedotti civili». Se invece continuasse il sole perenne, il calo è anche del 90 per cento. Sembra proprio che la natura stia iniziando a chiedere il conto.

 

Tra gli effetti, viene inoltre evidenziato un «livello idrometrico eccezionalmente scarso di fiumi, laghi e bacini di raccolta» si legge nel documento della Cia, in cui si evidenzia come normalmente le difficoltà nell’accesso alle risorse idriche viene avvertito intorno al mese di giugno, cioè «quando la necessità di acqua per il riso seminato in asciutta, unito alla necessità di irrigare altre colture, determina la concentrazione di richieste da parte dell’agricoltura».

Gli scenari delineati dagli enti che si occupano di monitorare le risorse idriche (tra cui, Arpa, Autorità del bacino del Po, consorzio Est Sesia) sono due, entrambi per nulla rassicuranti. «In presenza di piogge nei prossimi mesi – fa sapere Cia Pavia –, con precipitazioni regolari da aprile a luglio, una carenza della risorsa idrica destinata all’irrigazione inferiore del 35-40% rispetto ai fabbisogni.

In assenza di piogge regolari e distribuite da qui a luglio, l’ipotesi peggiore potrebbe determinare oltre l’85-90% di riduzione sui fabbisogni». Senza tanti giri di parole, per gli agricoltori significherebbe la perdita totale dei raccolti, oltretutto in un «momento in cui l’agricoltura italiana – sottolinea Cia Pavia attraverso il presidente Carlo Emilio Zucchella – sarebbe invece chiamata a incrementare la produzione per far fronte alla crisi di approvvigionamento generata dal conflitto in Ucraina».

Ma la crisi rischia di investire non solo il comparto risicolo; anche le colture di mais, grano e, in Oltrepo, la vite sono a rischio. La Cia chiede quindi misure concrete. Come, ad esempio, investimenti sull’ammodernamento delle strutture di derivazione e distribuzione dell’acqua. Oppure l’istituzione di «forme di premialità per gli agricoltori che investono su colture meno bisognose di acqua».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su L'informatore

Caratteri rimanenti: 400