Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Pensioni, dopo Quota 100 e 102 si arriverà a Quota 41?

Si torna a parlare della riforma previdenziale. E c'è chi propone un nuovo metodo di calcolo, basato sui soli anni di contribuzione. Ma sarebbe il sistema più costoso per le casse dello Stato

Bruno Ansani

Email:

bruno.ansani@ievve.com

27 Maggio 2022 - 17:20

Pensioni, dopo le quota 100  e 102 arriverà quota 41?

La riforma delle pensioni ha tenuto banco fra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, poi la guerra in Ucraina ha cambiato l'agenda politica. Ma ora il tema torna di attualità perché se non verrà approvata una riforma, a fine anno si potrebbe ritornare alla vecchia legge Fornero.

Sostituire Quota 102 (introdotta dallo stesso governo Draghi al posto di quota 100) con una flessibilità sostenibile era l'idea che il governo stava per proporre alle parti sociali: andare in pensione prima del traguardo fissato dalla legge Fornero, ma senza stravolgere i conti pubblici, quindi col ricalcolo contributivo dell’assegno. 

Ma a meno di accelerazioni, a gennaio 2023 non saranno presenti più gli scivoli pensionistici di Quota 102, Opzione Donna e Ape sociale, aprendo dunque la strada alle regole della legge Fornero: 67 anni di età con almeno 20 di contributi per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva a prescindere dall’età (per le donne un anno in meno) per la pensione anticipata.

QUOTA 41, COS'E' ?

In questo quadro si fa strada anche un'altra ipotesi, sostenuta sino ad ora dalla Lega e dai sindacati.  Si tratta in pratica di un piano di pensionamento che prevede la possibilità di uscita per tutti al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dalla soglia anagrafica. Un’opzione che in realtà già esiste nel nostro sistema pensionistico ed è prevista solo per alcune tipologie di lavoratori, come i “precoci” e quelli impegnati in attività usuranti.

La controindicazione riguarda i costi: il livello di maggior spesa pensionistica è crescente. Si va dai 4,3 miliardi del 2022 a 9,2 miliardi alla fine del decennio. Dunque, una riforma costosa che nell’anno di maggior costo impegna circa lo 0,4% del prodotto interno lordo. Questa la ragione delle freddezza di Palazzo Chigi di fronte a questa proposta.

Da oltre cinque anni esistono inoltre questi casi, in cui Quota 41 è già prevista:

  • lavoratori al 31 dicembre 1995, di versamenti antecedenti al compimento del diciannovesimo anno d’età (i cosiddetti “precoci”) per almeno dodici mesi e che si trovano in una di queste condizioni:
  • chi è disoccupato e non percepisce da almeno tre mesi l’indennità di disoccupazione;
  • chi presta cure da non meno di sei mesi a un familiare entro il secondo grado, convivente con handicap grave;
    gli invalidi civili con oltre il 74% di invalidità;
  • coloro che hanno svolto attività usurante o mansioni gravose per almeno sette anni negli ultimi dieci non meno di sei anni negli ultimi sette di attività lavorativa.
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su L'informatore

Caratteri rimanenti: 400