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fino al 5 giugno a Milano

Ferdinando Scianna: la mostra antologica "Viaggio, racconto, memoria" a Palazzo Reale

Oltre 200 scatti in bianco e nero e due sezioni inedite, una dedicata a Leonardo Sciascia

Ilaria Dainesi

Email:

ilaria.dainesi@ievve.com

15 Aprile 2022 - 10:16

Ferdinando Scianna: la mostra antologica "Viaggio, racconto, memoria" a Palazzo Reale

New York, 1985©Ferdinando Scianna

È stato il primo fotografo italiano a entrare nella più importante agenzia internazionale, la mitica Magnum Photos. La città di Milano celebra Ferdinando Scianna con una mostra antologica dal titolo "Viaggio, racconto, memoria" allestita al Piano Nobile di Palazzo Reale: oltre 200 scatti in bianco e nero stampati in diversi formati. L'esposizione – curata da Paola Bergna, Denis Curti e Alberto Bianda, art director della mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei – presenta due sezioni inedite: una dedicata a Leonardo Sciascia. L’altra, “Bibliografia”,  con una selezione dei suoi libri: dal primo, “Feste Religiose in Sicilia”, divenuto raro e prezioso nel tempo, fino alle pubblicazioni più recenti.

Orari

Lunedì chiuso, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10.00 – 19.30 giovedì: 10.00 – 22.30. La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti comprensivi di audioguida Open € 16,00, Intero € 14,00, ridotto semplice € 12,00: per gruppi di almeno 15 persone, visitatori fino ai 26 anni, visitatori oltre i 65 anni, insegnanti, disabili, militari, forze dell’ordine non in servizio, tesserati FAI e Touring Club, possessori dei biglietti aderenti all’iniziativa “Lunedì Musei” (Museo Poldi Pezzoli e Museo Teatrale alla Scala) e titolari di apposite convenzioni

ridotto convenzionato € 10,00: tesserati Abbonamento Musei Lombardia, Soci Orticola con tessera valida per l’anno in corso

ridotto speciale € 6,00: per scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi organizzati direttamente da FAI e Touring Club, giornalisti non accreditati, dipendenti del Comune di Milano e volontari del Servizio Civile operanti presso il Comune di Milano

biglietto famiglia € 16,00: a persona per uno o due adulti, 6 € per i bambini dai 6 ai 14 anni, bambini fino a 5 anni gratuito

Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, un accompagnatore per disabile che ne presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa del Comune o della mostra, guide turistiche abilitate, tesserati ICOM, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano

Modalità di accesso La prenotazione è obbligatoria per gruppi e scuole e consigliata per i singoli al costo di: 2,00 € a persona, 1,00 € a studente e per i biglietti ridotti famiglia

LEONARDO SCIASCIA

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964© Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna e Leonardo Sciascia erano amici e lo sono stati per oltre vent'anni. «Per Scianna – spiegano i promotori della mostra – Sciascia è stato un "padre", un mentore, un maestro. Si conobbero per caso dopo che Sciascia, accompagnato da un amico comune, visitò la prima mostra fotografica di Scianna, allestita al circolo della cultura di Bagheria, quando Ferdinando aveva 20 anni. Lo scrittore “affermato e famoso“ rimase colpito dagli scatti in bianco e nero del giovane fotografo. Ferdinando non c’era ma Sciascia lasciò per lui un generoso messaggio di stima. Per questo Scianna decise di

La fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse ad una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo

andarlo a trovare nella sua casa a Racalmuto: fu un colpo di fulmine, "a vent’anni avevo trovato la persona chiave nella mia vita". Da questo incontro nacque la loro prima collaborazione: "Feste religiose in Sicilia" (1965) con foto di Scianna e testi dello scrittore. Con questo volume, che fu un caso politico e letterario in Italia, Ferdinando vinse il Premio Nadar nel 1966. Sciascia e Scianna lavorarono insieme a diverse altre pubblicazioni come “Les Siciliens” (1977), “La villa dei mostri” (1977), “Ore di Spagna” (1988)».

Enna,1963© Ferdinando Scianna

SCRITTURA E FOTOGRAFIA

"Scrittura e fotografia non si escludono. Io nasco fotografo e mi sento fotografo, però ho fatto il giornalista per venticinque anni, scrivendo anche. Mi ricordo che Sciascia, mettendomi in guardia, mi disse ‘stai attento che te ne può venire una schizofrenia’. Ma io questa cosa l’ho sempre esorcizzata considerandomi un fotografo che scrive”. 

Il libro è da sempre la sua forma prediletta di comunicazione. Da una parte la presenza di testi di grandi scrittori all’interno dei suoi libri fotografici, dall’altra la pubblicazione di riflessioni sulla fotografia e sui fotografi (come “Etica e fotogiornalismo”,

Le fotografie mostrano, non dimostrano

Obiettivo ambiguo” e “Il viaggio di Veronica”). «Col passare del tempo, la necessità di affiancare alle immagini i propri testi si è fatta sempre più urgente. “Quelli di Bagheria” (2002) segna un passo ulteriore nella ricerca di un rapporto di reciproca integrazione anche grafica fra parola e immagine, raggiunta grazie alla collaborazione con l’art director Alberto Bianda».

Makkalè, 1984© Ferdinando Scianna

Del suo lavoro Ferdinando Scianna scrive: “come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo".

Parigi, 1989© Ferdinando Scianna

Kami, 1986© Ferdinando Scianna

BIOGRAFIA

Ferdinando Scianna è nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1943.
Proprio nella sua città inizia a dedicarsi alla fotografia ancora giovanissimo, agli inizi degli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine.
Decide molto presto di diventare fotografo, sconvolgendo i progetti dei propri genitori che lo volevano avvocato o medico. Già i primi ritratti delle persone di Bagheria, che Scianna ritrae con tono curioso e partecipe, risultano carichi d’intensità.


Nel 1961 si iscrive a Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, mentre la sua passione per la fotografia inizia a strutturarsi. Diventa allievo del grande critico Cesare Brandi e mostra le proprie foto a Enzo Sellerio che gli farà scoprire l’universo culturale bressoniano. Sono anche gli anni in cui si forma una coscienza politica determinante per l’evoluzione della sua fotografia, così come il vincolo con la propria terra d’origine e le tradizioni siciliane.
Circa due anni dopo, un incontro fondamentale per la sua vita professionale e personale: entra in contatto con Leonardo Sciascia, lo scrittore con il quale a soli 21 anni pubblica il saggio Feste Religiose in Sicilia, libro che ottiene il prestigioso Premio Nadar. Il volume crea molte polemiche, soprattutto a causa dei testi di Sciascia, che mostra l’essenza materialistica delle feste religiose. Ma anche le foto del giovane Scianna hanno il loro impatto.

Sull’onda del successo del libro, Scianna si trasferisce a Milano dove lavora per l’Europeo come fotoreporter, poi inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove vive per 10 anni. A Parigi inizia anche a dedicarsi con successo alla scrittura. Collabora con varie testate giornalistiche, fra cui Le Monde Diplomatique e la Quinzaine Littéraire. “Mi ritrovavo più a scrivere che a fotografare, ma sapevo di essere un fotografo che scrive”, racconta Scianna. Proprio nella capitale francese, il suo lavoro viene particolarmente apprezzato, da Henri Cartier-Bresson, che nel 1982 lo inviterà a presentare la sua candidatura all’agenzia Magnum Photos, da lui fondata nel 1947. Torna a Milano e lascia l’Europeo per dedicarsi alla fotografia: “L’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento. Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni”.

A Milano lavora per vari giornali. Inizia anche a fotografare per due giovani designer emergenti, Dolce e Gabbana. Un incontro casuale, che darà vita ad una delle collaborazioni meglio riuscite nella fotografia di moda. A Scianna viene richiesto di realizzare un catalogo inserendo la splendida modella Marpessa nel contesto della sua Sicilia. Scianna riesce a mescolare magistralmente i registri visivi del mondo della moda con l’esperienza del fotoreporter, creando un risultato originale che spezza la monotonia patinata della fotografia di moda. É un successo che lo porterà a collaborare con prestigiose riviste internazionali e a realizzare altri servizi di moda in cui affianca con maestria artificio ed autenticità.

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