Operazione "50 community"

Rete di pedofili: arresti in tutta Italia

Scambiavano materiale pornografico attraverso una piattaforma di messaggistica.

Ilaria Dainesi

04 Luglio 2020 - 10:33

L'inchiesta della Procura di Torino.

La polizia postale ha sgominato una rete di pedofili italiani che, attraverso una piattaforma di messagistica, si scambiavano materiale pornografico. L’operazione "50 community", diretta dalla Procura di Torino, ha coinvolto oltre 200 investigatori del Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino, culminata con l’esecuzione in tutta Italia di 50 decreti di perquisizione, arresti e al sequestro di migliaia di files. Altrettanti soggetti, alcuni con precedenti specifici, sono stati indagati in quanto responsabili di detenzione, diffusione ed in alcuni casi, di produzione di materiale pedopornografico. Tre sono stati arrestati perché trovati in possesso di un ingenti quantitativi di materiale pornografico.

«L'indagine – spiegano dalla polizia postale – è il frutto di una proficua sinergica collaborazione di tipo internazionale con il National Child Exploitation Coordination Center (NCECC) canadese che ha consentito di riscontrare tra gli utenti di una nota piattaforma di messaggistica istantanea comportamenti in violazione delle regole del portale integranti i reati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Il materiale illegale è risultato essere molto diversificato passando da foto che rappresentavano scene di nudo ad altre aventi contenuti raccapriccianti, ritraenti vere e proprie violenze sessuali dove le vittime erano spesso neonati; in alcuni casi si è riscontrata la presenza di materiale autoprodotto in ambito familiare. In alcune immagini venivano coinvolti animali e adottate pratiche di sadismo, cosa che ha permesso, avvalendosi di un protocollo di categorizzazione del materiale illegale condiviso a livello internazionale, di creare una vera e propria profilazione dei criminali in base ai gusti espressi ed alle modalità di interazione in rete».

Grazie a veri e propri “pedinamenti virtuali" le forze dell’ordine hanno identificato le persone che si nascondevano dietro nickname per mantenere l'anonimato in rete, recuperando per ognuno di loro il materiale condiviso ed estrapolando le connessioni IP.

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