Più di 650 chilometri sullo Shuttle Bike inventato da Roberto Siviero, di #Vigevano

Pedalando... sul Po

L'impresa di Fabrizio Bruno, "Adventure man”

Davide Maniaci

06 Agosto 2020 - 16:26

Era dai tempi di Mosè che qualcuno non attraversava le acque con tanta disinvoltura, senza avere una barca. Fabrizio Bruno preferisce i galleggianti, da applicare alla sua bicicletta. Una tecnologia, quella della “shuttle bike” inventata dal vigevanese Roberto Siviero. Così tra giugno e luglio Bruno, detto anche “Adventure Man”, ha percorso tutto il Po, discendendolo dal Monviso fino al delta. Circa 700 chilometri, duemila metri di dislivello, 183 Comuni attraversati “pedalando sul Po”.


Bruno non è certo nuovo a imprese singolari. Nel 2003 attraversò allo stesso modo lo stretto di Gibilterra, diventando ovviamente il primo uomo ad arrivare dall’Europa all’Africa pedalando su una bicicletta galleggiante. L’uomo, 60 anni, piemontese di Rifreddo («dove il Po si attraversa a piedi»), non riesce davvero a stare lontano dall’avventura. Anche per lavoro organizza viaggi estremi, nel tempo libero pilota mongolfiere. Era anche rallysta. Adesso era tutto molto più semplice: grazie all’idea del compianto vigevanese Siviero, coi galleggianti dotati di doppia camera di sicurezza e la motricità garantita dalla trazione a prua, è stato quasi come una biciclettata nei boschi. Come sempre più che l’avventura in sé - e gli imprevisti non sono mancati, soprattutto sul tratto di Po vicino a casa nostra - nei ricordi di Fabrizio Bruno rimarranno le persone, gli amici incontrati, i personaggi che animano la vita del fiume. Tutti degni di un libro. Non è detto che non verrà pubblicato. Bruno durante la traversata ha dormito dovunque. Sul fiume, in tenda sull’argine, alberghetti, sulla chiatta di un pescatore che ha insistito a ospitarlo. Degli amici lo seguivano in camper sulle strade secondarie, come se il Po fosse una vera e propria pista ciclabile e il piemontese il suo unico protagonista. Attraverso alcuni articoli dei giornali locali molti, con curiosità e stupore, seguivano la sua impresa chiedendosi cosa mai lo portasse a voler seguire il fiume più lungo d’Italia dall’ìnizio alla fine. Lui non lo aveva annunciato ai media. Semplicemente alcuni lo notavano e spargevano la voce. Non passa inosservato uno che va in bicicletta sulle acque. È nata anche Catch the bike, una “iniziativa nell’iniziativa”. Chiunque avesse trovato Fabrizio lungo il Po, lo avrebbe potuto immortalare. Le migliori foto online avrebbero vinto una macchina fotografica.
«Tra le zone attraversate, oltre al primo tratto che è praticamente casa mia - racconta Adventure Man - c’erano alcune tra le più colpite d’Italia dall’epidemia di Covid. Cremona, ad esempio. Volevo esserci a mio modo, portare un messaggio di speranza. Il Po, questo l’ho notato, rispecchia i territori che attraversa. Ricordo che il primo giorno ho dormito a casa. I miei amici in camper mi hanno poi riportato al punto in cui mi ero fermato. Fino a Torino, in generale, l’ambiente naturale è abbastanza deludente. Nessuno “vive” il fiume, la gente lo lambisce, lo attraversa. Da Piacenza è diverso. Ci sono ancora i pescatori, c’è addirittura qualche chiatta turistica. Le trattorie sull’argine. La gente con cui parlare, fare amicizia. Sono ospitali gli emiliani. Certo, la malinconia nelle loro parole c’è. “Non è più come una volta, siamo pochi, nessuno draga più il fondale”. Ma almeno sono lì, in un luogo che 50 anni fa immagino brulicante di umanità». Non soltanto un viaggio di incontri. Fabrizio Bruno, che a suo dire non ha paura quasi di niente, un paio di volte la tremarella l’ha avuta. Una proprio sul confine lomellino, presso Casale. Aveva tirato fuori il panino proprio mentre una piccola confluenza aveva creato un vortice. Niente respiro per qualche secondo, ma equilibrio mantenuto. Anche il panino era salvo. «Anche la foce è stato un tratto duro -conclude - dato che devi tenere conto delle maree. In generale il Po è un mondo, purtroppo dimenticato». Un mondo anche più bello se a raccontarlo è un personaggio del genere. Uno che, dopo aver pedalato sulle acque, tira tardi nel bivacco di un pescatore, raccontandosi dei bei tempi andati. Di quando si aveva il cuore più grande.

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