#Vigevano, è la giovane scrittrice Alice Scalas Bianco

Una vigevanese in finale del premio Campiello Junior

Il verdetto sarà il 4 settembre.

Davide Maniaci

23 Aprile 2021 - 22:28

Una vigevanese in finale del premio Campiello Junior

Alice Scalas quando ha saputo della qualificazione

Il sogno diventa sempre più concreto e, soprattutto, adesso ha una data precisa: il 4 settembre. La giovane scrittrice vigevanese Alice Scalas Bianco, che frequenta la V liceo classico al Cairoli, si giocherà la vittoria del premio Campiello junior, tra i più prestigiosi del settore in Italia. Alice ha saputo poche ore fa, nel pomeriggio di venerdì 23 aprile, che il suo nome è tra quello dei 5 finalisti. Con lei ci sono Salvatore Lamberti, Shannon Magri, Martina Sangalli e Camilla Tibaldo.

La fotografia pubblicata, uno screen di quando Alice (a distanza) ha saputo di essere tra i "magnifici cinque", vale più di ogni altro commento. Un misto di gioia e incredulità.

Pubblichiamo l'intervista integrale ad Alice Scalas Bianco, uscita su L'Informatore del 18 marzo. Pochi giorni prima era stata selezionata nel turno preliminare dei 25 semifinalisti, che ha appena superato.

Una lunga attesa accompagnata da una consapevolezza: comunque vada, la passione per la scrittura non tramonterà mai. Alice Scalas Bianco ha inviato il racconto “Ritratto di Parigi”. Prima della scrematura erano più di 200, poi 25, adesso solo 5. «Quando a marzo - rivela la ragazza - era arrivato il primo verdetto, che annunciava la mia presenza tra i semifinalisti, ho pianto di gioia. Il sogno è vincere, ma rimango realista: questo è un segnale, una spinta, un qualcosa che mi ha fatto dire “ce la posso fare“. L’amore per la cultura (non solo letteratura ma anche arte, musica, filosofia) c’è da sempre. Da piccola rubavo i thriller dalla libreria di mia madre: lei avrebbe preferito per me altri tipi di letture...». Una passione che è diventata anche conforto nel periodo del lockdown, con la scoperta della filosofia esistenzialista. «Da bambina - prosegue - inventavo storie e le facevo raccontare alle bambole, o le recitavo da sola. Poi la folgorazione, la scoperta che potevo mettere tutto nero su bianco. Non mi sono più fermata, spesso anche durante le lezioni a scuola. Scrivere mi fa sentire bene, quasi “potente“. Vorrei che diventasse la mia professione. Per questo all’università studierò lettere moderne. Tenterò il test per la Normale di Pisa». Alla fine della terza liceo è arrivata la prima soddisfazione, la vittoria del premio letterario “Valerio Gentile“ e la pubblicazione del suo racconto in una raccolta, edita da Schena. Il Campiello sarebbe un crack. Oltre all’ovvia soddisfazione personale, tutto il mondo letterario italiano inizierebbe a parlare di Alice Scalas Bianco. «Nel mio racconto - anticipa la studentessa - si narra di un uomo d’affari codardo ed egoista che vive nel sedicesimo distretto di Parigi, in un bell’appartamento, con una bellissima moglie, uno stupidissimo figlio e tanti, tanti soldi. La sua vita sembra perfetta e priva di particolari eventi, finché incontra una ragazza, che poi si scoprirà essere sua figlia, frutto di una breve ma intensa storia d’amore da cui, anni prima, era scappato. A quel punto si trova costretto a fare i conti con le proprie scelte di vita, e inevitabilmente a dover fare delle nuove scelte. Il punto forte non è la trama, ma il conflitto interiore del protagonista e la forza delle emozioni suscitate, accostate al meraviglioso sfondo di Parigi. In effetti, Parigi è una città che rappresenta un po’ il mio passato, ma anche il mio presente. Infatti mio nonno è parigino, così come il mio attuale fidanzato, e sicuramente questo mi ha influenzata. Per il resto, il racconto tratta temi a me cari quali la responsabilità, la genitorialità, lo sbaglio, il rimpianto, la scelta. Sono sicuramente stata ispirata da eventi della mia vita privata, ma buona parte del racconto è frutto di fantasia». Intanto, mentre Alice incrocia le dita e spera di sbancare il Campiello junior, sta lavorando al primo romanzo breve. Quando il sacro fuoco della scrittura arde così tanto, la penna non può mai rimanere ferma.

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