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L'episodio a Novara

Usa il pass invalidi della madre per parcheggiare ogni giorno vicino all'ufficio

Le indagini della polizia locale: nei guai un 56enne di Mortara.

Ilaria Dainesi

Email:

ilaria.dainesi@ievve.com

17 Giugno 2021 - 22:30

Usa il pass invalidi della madre per parcheggiare ogni giorno vicino all'ufficio

Immagine di repertorio

Da ormai sei mesi parcheggiava ogni giorno negli stalli gialli riservati ai disabili, sempre nello stesso punto di via San Francesco d’Assisi, a Novara. L'auto rimaneva ferma per tutta la giornata. Gli agenti del Nucleo Operativo della polizia locale di Novara, insospettiti dalla permanenza del veicolo, hanno effettuato una serie di controlli incrociati. Il contrassegno invalidi era stato rilasciato dal comune di Mortara. Gli agenti hanno contatto i colleghi del comune lomellino per scoprire a chi fosse intestato il permesso: una donna di 83 anni, mentre il veicolo risultava intestato al figlio di 56 anni, residente allo stesso indirizzo dell'anziana. Questa mattina (giovedì) gli agenti del Comando della polizia locale di Mortara hanno verificato che la signora fosse a casa, mentre a Novara si accertava che il figlio si trovava vicino a una banca nella zona della stazione. Il 56enne è stato quindi contattato e sanzionato per sosta su uno stallo invalidi senza averne titolo, e per utilizzo abusivo del contrassegno invalidi.

«In città abbiamo lavorato a lungo, con le relative associazioni – commenta l’assessore alla sicurezza del comune di Novara, Luca Piantanida – per agevolare la sosta dei disabili, aumentando il numero degli stalli e scegliendo le zone maggiormente frequentate e quindi più difficilmente raggiungibili come uffici pubblici, Poste, Inps. Assistere ad azioni di questo genere sconcerta. Per questo la polizia locale sta incrementando i controlli anche in questo ambito, specialmente dopo la fine del lockdown e il ritorno in zona bianca. Rubare il posto ad un disabile, con un contrassegno falso o intestato ad altri, è un’azione davvero spiacevole e riprovevole. Non vogliamo che succeda nella nostra città».

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