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E' accaduto ieri pomeriggio

Vigevano, lancia un termosifone contro la porta della cella: detenuto bloccato

Umberto Zanichelli

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umberto.zanichelli@ievve.com

19 Agosto 2021 - 18:32

Vigevano, lancia un termosifone contro la porta della cella: detenuto bloccato

Si tratta di un extracomunitario che ha già creato problemi. 

In un eccesso d'ira ha staccato il termosifone della sua cella e con quello ha abbattuto la porta della cella. L'uomo, un detenuto extracomuntario, è stato bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria lungo un corridoio. E' accaduto ieri pomeriggio nel carcere di Vigevano. «Non è stato facile per il personale bloccarlo – riferisce Pierpaolo Minetola, segretario dell'Unione Sindacati di polizia penitenziaria – e ricondurlo all'interno di un'altra camera. Purtroppo anche nelle ore successive il detenuto ha dato problemi. Il sindacato – aggiunge – esprime solidarietà al personale di Vigevano per il rischio superato e si congratula per come ha saputo gestire la situazione di criticità».

«L'accaduto è l'emblema della gestione dei detenuti problematici – commenta Gian Luigi Madonia, che dell'Ussp è il segretario regionale - La riflessione della politica sulla necessità di rivedere gli impianti di detenzione oggi a nostra disposizione, non è più rinviabile e la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari si sta sempre più confermando un errore. La domanda che adesso vorrei fare a tutti i buonisti e garantisti di questo secolo: come si blocca un detenuto con tale furia? È possibile riportarlo alla calma con una “sana chiacchierata”? Oppure è assolutamente necessario usare i mezzi di coercizione fisica previsti dalla legge? Sfido qualsiasi politico di turno, che evidentemente ignora la realtà dei fatti, a rispondere a questi interrogativi. Noi siamo vicini a quel personale che, in questo preciso momento, in nome delle Istituzioni, sta rischiando personalmente per riportare l’ordine in istituto” - conclude il sindacalista con critiche alla politica - il personale ha certamente dovuto utilizzare la forza fisica per fermare la furia scatenata del soggetto. Voglio vedere se adesso qualcuno si inventa qualche barzelletta di indagare su potenziali eccessi nell’intervento o per tortura nei confronti del “povero” soggetto che, dopo aver distrutto il bagno di una camera detentiva, è riuscito a scardinare il cancello e a liberarsi. Occorrono misure urgenti ed attenzione da parte della classe politica per arginare il susseguirsi di eventi critici presso i nostri Istituti che, per noi dell’Uspp, contribuiscono al constante declino del sistema penitenziario. E non è questione di destra, di sinistra o di compagini partitiche: è questione di trovare politici che abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà. La realtà di un sistema che, a nostro parere, sta attraversando il suo peggiore periodo storico, in cui nessuno, eccetto il sindacato, sembra voler difendere il valore e l’importanza del lavoro che quotidianamente svolgono le donne e gli uomini della polizia penitenziaria. L’amministrazione ha certamente delle responsabilità organizzative, strutturali e dotazionali, ma solo con scelte politiche serie e concrete il sistema può rimettersi in piedi».

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