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Delitto di via Buccella, chiesti i rinvii a giudizio

La Procura ha chiuso le indagini: fu omicidio volontario.

Umberto Zanichelli

25 Novembre 2021 - 16:07

Delitto di via Buccella, chiesti i rinvii a giudizio

I rilievi dei carabinieri del Ris di Parma nella casa di via Buccella dove secondo la ricostruzione dell'accaduto sarebbe avvenuto l'omicidio di Filippo Incarbone

Omicidio volontario pluriaggravato e distruzione di cadavere in concorso. Sono le accuse con le quali la Procura della Repubblica di Pavia, a conclusione delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per Michael Mangano, 32 anni e Gianluca Iacullo, 44 anni, entrambi vigevanesi, che attualmente sono in carcere. Secondo gli investigatori avrebbero ucciso deliberatamente Filippo Incarbone, 49 anni e si sarebbero poi sbarazzati del suo corpo gettandolo nel Ticino nella zona del Ramo delle Streghe nella notte tra il 4 e il 5 gennaio scorsi.

Ucciso con un martello e gettato nel fiume: in carcere i 2 sospettati

Le ricerche della salma di Filippo Incarbone sono iniziate questa mattina (giovedì) in zona “Ramo delle Streghe”, alla Buccella, e sono proseguite fino al tardo pomeriggio, con esito negativo. Riprenderanno nella giornata di domani.

Una richiesta che ha colto di sorpresa le difese dei due indagati soprattutto alla luce della perizia, depositata qualche settimana fa, che non ha saputo indicare con chiarezza le cause del decesso dell’autotrasportatore pugliese, il cui fisico era da tempo minato dallo smodato consumo di alcol e cocaina e che era aveva il cuore in pessime condizioni. Per di più i periti non avevano trovato lesioni al cranio provocate con una mazzetta da muratore, così come sostenuto sin dal primo momento da Iacullo, che ha scaricato su Mangano ogni responsabilità.

Vigevano, delitto della Buccella: nessuna lesione sul corpo della vittima

Filippo Incarbona, 49 anni, la vittima, è morto per arrestato cardiaco. Aveva problemi di cuore.

Ma non sono bastate le carte della perizia a convincere il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Mazza, titolare dell’inchiesta, ad alleggerite le posizioni di Mangano e Iacullo. Secondo l’accusa l’omicidio di Incarbone sarebbe stato volontario e pluriaggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il decesso del quarantanovenne sarebbe avvenuto per un infarto provocato anche dalle percosse ricevute, in parte utilizzando una mazzetta da muratore, con la quale sarebbe stato colpito ad un’anca e alle natiche. A percuoterlo, secondo la versione sostenuta dalla Procura, sarebbe stato Michael Mangano, in un eccesso di ira provocato da una telefonata con la moglie. Dopo aver riagganciato l’uomo avrebbe colpito Incarbone con calci e pugni e poi ancora con la mazzetta.

«Mi riservo di analizzare a fondo le carte - si limita a commentare l’avvocato Fabio Santopietro, che assiste Michael Mangano - posso però dire da subito che mi sembra evidente che la formulazione del capo di imputazione strida con gli elementi emersi da una perizia autoptica lunga nove mesi».

Nel video, le immagini del sopralluogo del Ris di Parma nella casa di via Buccella

L’omicidio di Filippo Incarbone, “Pippi”per i tantissimi amici che aveva a Vigevano, era avvenuto in un appartamento di via Buccella 55 la notte tra il 4 ed i 5 gennaio. Ad insospettire amici e familiari non era stata solo la sua lunga assenza, non infrequente considerata la professione, quanto il fatto che non avesse affidato a nessuno il cane a cui era affezionatissimo. Il suo corpo era stato ripescato dai vigili del fuoco nelle acque del Ticino nella zona dell’Ayala a metà febbraio nelle stesse ore in cui i militari del Ris di Parma stavano effettuando un sopralluogo nella casa di via Buccella.

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