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MasterChef: c'è anche un vigevanese

Matteo Bertelà, 27 anni, ieri ha ottenuto il primo grembiule

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

17 Dicembre 2021 - 15:36

MasterChef: c'è anche un vigevanese

Matteo Bertelà riceve il grembiule da Antonino Cannavacciuolo

Due «sì» (su tre) per continuare il sogno di MasterChef. Come concorrente dell'undicesima edizione c'è anche un vigevanese. Nella prima serata, quella coi provini, quella di solito più divertente per via dei tanti personaggi improbabili che vanno a casa con tre «no» e a volte si fanno anche lanciare il piatto dai giudici furenti, Matteo Bertelà il grembiule lo ha conquistato.

L'undicesima edizione del talent show culinario più seguito in Italia, trasmessa ieri su SkyUno, andrà avanti ogni giovedì per altre 11 sere. Totale 24 episodi, due alla volta. Bertelà, 27 anni, è un volto noto a Vigevano come espertone di salumi e formaggi. Per un anno circa ha lavorato a “La Botteguccia” in via Caduti per la Liberazione, centralissima. Inutile insistere: non può né vuole dire quanto andrà avanti la sua avventura. Bisognerà vedere il programma. Le registrazioni si sono già concluse, ma i partecipanti - come è ovvio - sono tenuti al segreto fino all'ultimo momento.

 

Matteo Bertelà: anche lui si gioca la vittoria

 

Il ragazzo, determinato, si è presentato davanti a Bruno Barbieri, Giorgio Locatelli e Antonino Cannavacciuolo con “Lo-ME-llina”. Un piatto del territorio. Risotto mantecato col gorgonzola, condito con zucchine e guarnito con petto d'anatra scottato. «Sì» convinto di Locatelli, «sì» anche di Cannavacciuolo («molto buono», ha detto lo chef bi-stellato napoletano) ma «no» del temibile e severissimo Bruno Barbieri. Due consensi che comunque bastano per passare alla fase successiva. «All'inizio ero preso dal panico – ammette Bertelà, che si auto-soprannomina “el fromagero” – perché l'idea del piatto che volevo portare non è stata realizzabile, in quanto in dispensa mancavano gli ingredienti. Non c'era il taleggio, né gli asparagi. A quel punto è diventato automatico: proponiamo qualcosa che possa valorizzare al massimo il luogo dove vivo».

Il format del programma cambia leggermente ogni anno. Arrivare in finale significa concludere una scalata gigantesca. La prossima fase (così era lo scorso anno, quando trionfò Francesco Aquila) vedrà i concorrenti cucinare ancora davanti agli chef, ma quello che vorranno i giudici e non a piacere. 

 

Francesco Aquila, trionfatore della decima e ultima edizione

 

 

Un “dentro-fuori” dai ritmi serrati. Già la doppia puntata di giovedì 16, che ha visto la promozione di Bertelà, si è distinta in negativo per i tanti, troppi piagnistei e la troppa ansia da parte di alcuni. MasterChef è un'occasione per cambiare la vita? Forse, ma di certo parte avvantaggiato chi già una vita ce l'ha e vive il gioco... come un gioco, senza proiettarvi l'agitazione estrema di dover svoltare per forza come unica o ultima chance. «L'ho vissuta così, abbastanza sereno - rivela il vigevanese - portandomi dietro i bei ricordi dei giudici e dello staff del programma, ma anche i contatti delle tante persone conosciute durante il gioco, avversari compresi». Potrebbe finire domani o a marzo: ma Vigevano tiferà comunque per lui. Ecco il nostro articolo su Bertelà dell'8 ottobre 2020.

 

 

MasterChef, trasmesso per la prima volta in Italia nel 2011 (vinse il cuoco amatoriale greco Spyros Theodoridis), ha un copione riconoscibile. Dopo le scremature iniziali i concorrenti affrontano ogni volta una mystery box, in cui cucinano con ingredienti a sorpresa senza essere eliminati, e un invention test. In questo caso si può essere eliminati, e l'ingrediente protagonista della prova viene scelto dal vincitore della mystery. Poi la sfida in esterna, in cui si gareggia divisi per squadre e giudicati da sconosciuti, e il pressure test: qui il team perdente si scontra all'ultimo sangue con sfide di abilità e rapidità. «Guardatelo: sia che io ci sarò ancora, sia se uscirò presto, vi divertirete. Sto per aprire una nuova attività a Vigevano col mio stile: enoteca, salumi e formaggi di qualità. Ma vi prego, non chiamiamola "la locanda del MasterChef". Del “froma”, da “fromagero” in francese, sarà più che sufficiente». Questa è la “rassicurazione” di Matteo Bertelà, aspirante campione dei fornelli.

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