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Perché festeggiamo Santo Stefano?

Alla scoperta del protomartire tra sacro, profano, vita, leggende e curiosità

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

26 Dicembre 2021 - 13:34

Perché festeggiamo Santo Stefano?

Santo Stefano, come lo dipingeva Giotto

Di santi è pieno il mondo (e il calendario), ma solo il 26 dicembre è considerato giorno festivo e, quando non è domenica come nel 2021, si sta anche a casa dal lavoro. Perché Santo Stefano è così importante? Cosa si festeggia esattamente nella giornata che segue il Natale?

IL PROTOMARTIRE. Santo Stefano è stato il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Il suo martirio è descritto negli Atti degli Apostoli dove appare evidente sia la sua chiamata al servizio dei discepoli sia il suo martirio, avvenuto per lapidazione, alla presenza di Paolo di Tarso che in seguito si convertì lungo la via di Damasco. Il fatto che non sia stato ucciso mediante crocifissione (il metodo degli occupanti romani), bensì tramite lapidazione, tipica esecuzione giudaica, significa che la morte di Stefano è avvenuta nel 36 Dopo Cristo, durante il periodo di vuoto amministrativo seguito alla deposizione di Ponzio Pilato. Stefano era greco e fu il primo dei sette diaconi scelti a Gerusalemme dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede. Fu dunque coevo di Gesù e visse negli anni in cui il suo messaggio iniziò a diffondersi. 
La celebrazione liturgica di Santo Stefano è fissata per il 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti la nascita di Gesù, furono posti i "comites Christi", cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così il 26 dicembre c’è Santo Stefano primo martire della cristianità, poi il 27 San Giovanni Evangelista, poi il 28, i seguenti. Il colore della veste indossata dal sacerdote durante la Messa in questo giorno è il rosso, come in tutte le occasioni in cui si ricorda un martire. 

La messa di Santo Stefano celebrata a Prato, in Toscana, città di cui è patrono

LA FESTIVITÀ, TRA SACRO E "PROFANO". La data del 26 dicembre per celebrare Santo Stefano è stata anche assunta come scelta politica per concedere un giorno in più di riposo agli italiani. Nel 1947 infatti il parlamento italiano decise di istituire tale festività per allungare le feste dei nostri connazionali, per permettere loro di avere un giorno di riposo in più e stare con le proprie famiglie, così da arricchire ulteriormente il clima festoso che si crea nei giorni natalizi. Anche il Lunedì dell'Angelo, Pasquetta, oltre all'indubbio significato religioso, ha lo stesso scopo. Prima Santo Stefano era un giorno lavorativo. Si festeggia anche in Austria, Germania, Irlanda, Danimarca, Catalogna, Croazia e Romania.
Santo Stefano è inoltre patrono della Serbia: si celebra il 9 gennaio seguendo il calendario ortodosso.

Santo Stefano in un'icona ortodossa

IL CULTO. In un discorso tenuto nel 425, sant'Agostino riferisce che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di santo Stefano, nel 415, iniziarono a verificarsi miracoli nei suoi luoghi di culto. Parla della «antichissima memoria di Santo Stefano» esistente ad Ancona fin dall'epoca del martirio, sorta in seguito all'arrivo in città di un marinaio che avrebbe assistito alla lapidazione del protomartire, e ne avrebbe testimoniato la fede e il coraggio; e viene pure citato un luogo di culto africano del Santo: Uzala, nei pressi dell'odierna Tunisi. Papa Onorio I donò nel 628 parte delle reliquie di santo Stefano, in particolare anche l'avambraccio del santo contenuto in un cofano bizantino d'argento, a san Bertulfo abate dell'antica abbazia di San Colombano di Bobbio, avambraccio poi donato nel 1217 alla dipendenza bobbiese della rinascente abbazia di Santo Stefano di Genova (che possedeva anche il feudo imperiese di Santo Stefano al Mare). Si racconta che molti miracoli sarebbero avvenuti semplicemente toccando le reliquie, addirittura solo attraverso il contatto con la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo. Alcune finirono a Roma, altre - si dice - a Maiorca.

LE LEGGENDE. Si racconta che la notte di Natale, dinanzi alla capanna in cui venne al mondo Gesù, una folla si riunì per adorarlo. Tra queste c’era una ragazza che cercava di avvicinarsi a vedere Maria. La ragazza si chiamava Tesia e non aveva figli, anche se li desiderava. Pur di entrare all’interno della mangiatoia, Tesia avvolse un sasso come se fosse un bambino. Secondo la leggenda, non appena la Madonna se ne accorge, trasformò il sasso in un bambino vero e proprio, il cui nome era Stefano.

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