Intelligenze artificiali e sistemi di calcolo sempre più potenti

I robot diventeranno una parte fondamentale delle nostre vite

Nei prossimi anni vedremo come si innoveranno

Paolo Vella

13 Ottobre 2021 - 16:00

I robot diventeranno una parte fondamentale delle nostre vite

Quando nasciamo non sappiamo come funziona il nostro corpo o di cosa è fatto, ci vogliono anni di esperienze ed errori. I robot, invece non avrebbero bisogno di sapere come sono fatti perché sono stati creati per portare a termine determinati compiti specifici. Questo difetto però li limita a compiere semplici esercizi che i bambini umani danno per scontati (un problema così comune nell'intelligenza artificiale da avere un proprio nome: il paradosso di Moravec). Ma questo mese le cose sono cambiate, un robot ha fatto un grande passo avanti verso questo tipo di consapevolezza: gli ingegneri della Columbia hanno creato un robot che può comprendere come è fatto senza avere la possibilità di guardarsi, in pratica può immaginarsi.
Noi siamo così abituati con il nostro corpo che non pensiamo neanche più ai processi mentali che ci portano a capire quello che possiamo o non possiamo fare. Con gli occhi chiusi siamo in grado di toccarci il naso, o tirare una palla, o ancora stare in piedi su un piede solo. Se ci rompiamo un braccio, perdiamo peso o cresciamo anche solo di un centimetro, il nostro cervello si aggiorna con i cambiamenti e continua ad andare avanti come se niente fosse. Niente di questo è possibile per i robot. Se nessuno li programma con un simulatore, non hanno la minima idea di cosa siano o come possano muoversi. Se un pezzo del macchinario si danneggia, il robot continuerà ad utilizzare lo stesso programma di prima senza accorgersi se sono in grado o meno di portare a termine il compito.
Creare un simulatore per l'intelligenza artificiale è però costoso e dispendioso di tempo, quindi come alternativa alcune IA vanno avanti senza e si concentrano nell'imparare alcuni esercizi specifici.
Sarebbe come allenarsi tutti i giorni a tirare a canestro, dopo un po' di tempo miglioreremo in quell'ambito ma non potremo giocare a basket da professionisti. Questo tipo di allenamento super specializzato è il metodo più utilizzato attualmente per ls maggior parte delle intelligenze artificiali create al giorno d'oggi, ma gli ingegneri sognano un futuro in cui questi robot siano in grado di imparare e adattarsi all'ambiente che li circonda senza che debbano essere programmati prima.
E' quasi come l'antico detto: Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita, se insegni ad un robot a simularsi, può imparare ad adattarsi a qualsiasi esercizio. Per fare in modo che succeda, i ricercatori della Columbia, hanno creato un singolo arto robotica l'hanno lasciato ad esplorare i propri movimenti. Ha proseguito ad effettuare un migliaio di movimenti casuali, registrando ciascuno di essi per poter capire quali fossero i più efficienti.
Quando hai iniziato a muoversi il robot ha capito in fretta che certi movimenti in determinati modi non potevano essere compiuti a causa della flessibilità del materiale o della posizione . Con ogni successo e fallimento ha imparato quello che poteva e non poter fare e dopo pressapoco trentacinque ore aveva già elaborato un modello di sé stesso, tutto da solo. Per testare l'accuratezza di questo modello gli ingegneri hanno fatto raccogliere al robot piccole palline rosse posizionate in determinati punti per fargliele inserire dentro ad un barattolo utilizzando due sistemi differenti: a loop chiuso e aperto. Nel sistema a loop chiuso il robot poteva ricalibrare la sua posizione iniziale ad ogni passo dell'esercizio utilizzando il suo modello interno, quasi come guardare la propria mano mentre raggiunge un oggetto. Nel sistema a loop aperto doveva fidarsi esclusivamente del modello interno senza ricalibrazione, che sarebbe come prendere un bicchiere d'acqua ad occhi chiusi, un processo complicato anche per noi. Nel sistema a loop chiuso il robot ha raggiunto il 100% di successi mentre in quello aperto il 44%, che è comunque accettabile. hanno poi creato con una stampante 3D una parte deformante per vedere se era in grado ad adattarsi ad un danno. Ha subito compreso il cambiamento e modificato il suo modello interno continuando ad effettuare i suoi esercizi mantenendo le performance quasi invariate. I ricercatori credono che questo sia un passo necessario per lo sviluppo di intelligenze artificiali: «Questo è il comportamento che ha un bambino nella sua culla , mentre impara a vivere» dice Hod Lipson, professore di ingegneria meccanica e direttore del laboratorio "Columbia's Creative Machines Lab". - continua - «Pensiamo che questo passo sia il medesimo che ha portato gli umani ad avere una concezione della propria esistenza. Mentre l'abilità dei robot di immaginarsi è ancora lontana dall'essere come quella umana abbiamo fatto il primo passo.»

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