I capolavori di Gaudì e degli altri architetti

Barcellona: alla scoperta del modernismo catalano

Palazzi arditi, parchi sontuosi, un trionfo di colori e libertà tra le ramblas

Davide Maniaci

07 Novembre 2021 - 18:08

Barcellona: Alla scoperta del modernismo catalano

casa Battló

Qui lo chiamano «modernismo», altri «art nouveau», altri ancora «liberty». Poi sono arrivati gli austro-ungarici dell’Impero morente e con la «secessione» hanno sublimato tutti questi concetti un attimo prima della guerra 1914-18 e del tracollo. Tornando al modernismo, tanti si chiedono: cosa sarebbe Barcellona se Gaudì, Berenguer, Domènech i Montaner e gli altri non fossero mai esistiti, o fossero nati da un’altra parte? Probabilmente avrebbe comunque una delle vite notturne più frizzanti d’Europa, un quartiere medievale tutto viuzze, localini e qualche malfattore di mezza tacca con un mercato lussureggiante, la Boqueria, dove mangiare di tutto, e bene, e a prezzi più alti rispetto al resto della città.

Il barrio Gotico

Invece quei tre architetti e anche altri erano catalani e hanno lasciato, punteggiati nella cartina, edifici di una bellezza accecante. C’è un solo difetto: costano. Sono quasi tutti privati, non c’è una card cumulativa, non si spende meno di 15 euro a biglietto. Cifre che scoraggiano quasi tutti gli studenti. Il problema è che si parla di palazzi di rara bellezza. Sembra davvero di tornare a un centinaio di anni fa, con la miseria dei quartieri popolari del centro rimasta in parte anche ora (come Raval) e a pochissima distanza lo sfarzo borghese di chi poteva permettersi di ingaggiare gli architetti migliori, quelli di moda, e farsi costruire dimore sontuose. Ora sono musei, un viaggio nel viaggio. Si parte da uno dei punti meno noti, semplicemente perché fino a neanche quattro anni fa non si poteva visitare, chiuso da decenni e destinato (sembrava) a un oblio inesorabile schiacciato tra i brutti palazzi di una zona residenziale. Casa Vicens, di Gaudì, sembra un «gotico mediterraneo», o addirittura arabeggiante. Una visita coloratissima che ha anche il sapore della ricerca.

Casa Vicens

A casa Vicens non puoi andarci apposta, se non sai che c’è: è abbastanza all’esterno, forse il punto più vicino per raggiungere il parco Güell. Una salita temeraria porta a questa piccola Euro Disney bizzarra, un trionfo di colori e creatività, colonne romane si alternano a mosaici e casette fiabesche. Da lì si domina la città.

Il parco Güell

Sempre Gaudì, stavolta nel
 passeig de Gràcia, la via elegante, la Montenapoleone di
 Catalogna. Due case comple
tamente diverse: Batlló, spettacolare dall’esterno di notte
 e all’interno di giorno, quella «senza nessuna linea retta 
su pareti o soffitti», un gran
de batiscafo tra giochi di luce
 e toni di blu. Poi Milà, fami
liarmente chiamata “La Pe
drera”, di pietra, definita «una successione ritmica e uttuante di ondulazioni, sporgenze, nicchie». La più imponente, dalla strada. L’interno? Non vale come gli altri.

Nell'ordine, casa Batlló e casa Milà

Di “Güell”, che non era che il cognome del facoltoso committente, c’è anche il palazzo. Il “palau”, detto in una lingua (il catalano) a metà tra spagnolo e francese senza essere realmente nessuna delle due, dove «per favore» si dice «si et plau» e «grazie», «gràcies». Fu tra i primissimi a marchio Gaudì e si vede: un legno sobrio, già anticonformista ma controllato. Una visita austera semmai ce ne fossero, da fare rigorosamente con gli occhi all’insù per cercare di scorgere ogni dettaglio del soffitto.

Palau Güell

Poi c’è lei, l’edificio più contestato della città e forse della Spagna e forse più in là. Ancora incompiuto, visibile da dovunque negli skyline, che toglie il fiato e spaventa per via dei tantissimi dettagli, degli orpelli, di tutto. La Sagrada Família, il monumento più visitato, è un tempio costruito da un marziano che arriva sulla Terra e a cui, poco dopo, viene commissionata una chiesa dandogli soltanto indicazioni sommarie. Prenotare la visita (è obbligatorio, e sono ferrei sugli orari) cambia a seconda dell’orario, perché la luce che filtra dai vetri è sempre diversa. Entrare, sedersi, guardarsi intorno per ore, forse anni. Poi uscire, e fare lo stesso.


Un tempio costruito da un marziano che arriva sulla Terra e a cui, poco dopo, viene commissionata una chiesa dandogli soltanto indicazioni sommarie

La Sagrada Família

Gaudì, come ultimo “regalo” ha lasciato il marchio in una cripta bellissima nella colonia Güell, ancora lui. Si tratta di un villaggio modello per gli operai tipo la nostra Crespi d’Adda. Quest'ultima però non ha questa chiesetta assurda, una conchiglia dai toni saturati. Si trova a Santa Coloma de Cervelló, 15 minuti di treno.

La cripta della Colonia Güell

Infine ecco i meno noti, forse ingiustamente, siccome alcuni diranno che il luogo più bello di questo itinerario è il Palau de la Música Catalana di Domènech i Montaner. Tranquillamente la più bella sala concertistica al Mondo col celebre lucernario concavo. Varrebbe la pena anche ascoltare un concerto se si è sordomuti. L’ospedale de la Santa Creu i Sant Pau era funzionante fino al 2009, coi malati in mezzo a padiglioni sontuosi. Per fortuna è ancora visitabile.

Il Palau de la Musica e l'ospedale de la Santa Creu i Sant Pau

Non può finire qui il modernismo a Barcellona, ma gli altri tesori sono ancora troppo nascosti per rivelarli. Così come la bettola da aperitivo più buona di tutte, quel Can Paixano detto “La Xampanyeria” in quella stradina nascosta e sudicia che serve un rosè da berne a litri, a un euro e qualcosa. Ma quest’ultima informazione è un segreto.

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