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Giorgio Gaber, la dedica di Google nel giorno del compleanno

Il doodle dedicato al cantautore scomparso nel 2003: oggi avrebbe compiuto 83 anni

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

25 Gennaio 2022 - 11:01

Giorgio Gaber, la dedica di Google

Un omaggio al signor G da parte di Google. Il doodle di oggi, infatti, è dedicato al cantautore milanese, che proprio il 25 gennaio era nato, nel 1939 a Milano,  e quindi avrebbe compiuto oggi 83 anni. 

Sopra, una selezione dei maggiori successi di Giorgio Gaber: CLICCA SULLE CANZONI E ASCOLTA 

Qui la pagina della Fondazione Gaber con la biografia completa dell'artista

Gaber morì per un tumore ai polmoni il giorno di Capodanno del 2003. Il nome completo di Gaber, era Giorgio Gaberščik: la famiglia era  di origine triestina. Nell'aprile 1965 aveva sposato Ombretta Colli, anche lei cantante, che poi avrebbe intrapreso anche la carriera politica. 

Giorgio Gaber con Ombretta Colli 

Gaber iniziò con la musica a fine anni '50, con il rock'n'roll, suonando insieme ad Adriano Celentano e collaborando e formando un sodalizio con Enzo Jannacci. "Non arrossire" fu il primo 45 giri successo nel 1960. Dopo un decennio dedicato prevalentemente alla musica leggera - con partecipazioni televisive a Canzonissima e al Festival di Sanremo - e alla canzone in milanese (Porta Romana è l'esempio più classico, così come La ballata del Cerutti), Gaber passa a proporsi sui palcoscenici con il teatro canzone. Spettacoli impegnati, canzoni legate dal filo comune della satira e dell'impegno. E, da un certo periodo in poi, del disincanto, della distanza dai movimenti, dell'analisi spietata.

Il signor G, Libertà obbligatoria, Anche per oggi non si vola: sono alcuni dei titoli più conosciuti, mentre Destra e sinistra, Qualcuno era comunista, Shampoo, Io non mi sento italiano, sono tra le canzoni più ricordate.

Giorgio Gaber con Enzo Jannacci al tempo del duetto I due corsari: Una fetta di limone la canzone più nota, ripresa poi in anni successivi

«La fine degli anni Sessanta - spiegava Gaber era un periodo straordinario, carico di tensione, di voglia, al di là degli avvenimenti politici e non che conosciamo, e fare televisione era diventato dequalificante. Mi nauseava un po' una certa formula, mi stavano strette le sue limitazioni di censura, di linguaggio, di espressività, e allora mi dissi, d'accordo, ho fatto questo lavoro e ho avuto successo, ma ora a questo successo vorrei porre delle condizioni. Mi sembrò che l'attività teatrale riacquistasse un senso alla luce del mio rifiuto di un certo narcisismo».

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