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regina della commedia all’italiana

Addio a Monica Vitti: attrice dai mille volti

Una carriera straordinaria e una duttilità che la rese paladina del cinema al femminile

Annalisa Vella

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annalisa@ievve.com

02 Febbraio 2022 - 16:37

Addio a Monica Vitti: attrice dai mille volti

Addio a Monica Vitti

Aveva compiuto 90 anni lo scorso 3 novembre. Monica Vitti, icona della modernità, con i suoi personaggi femminili ha interpretato quasi 40 anni di trasformazioni del ruolo della donna nella società italiana, entrando nell’immaginario collettivo. Da vent’anni lontana dalle scene a causa di un malattia degenerativa, si era trasformata in una presenza immutata nel tempo. Oggi il compagno dell’attrice, Roberto Russo, ha dato la triste notizia della sua morte.

IL DEBUTTO

Nata Maria Luisa Ceciarelli a Roma, cresciuta in Sicilia prima della guerra a causa del lavoro del padre (ispettore al commercio), innamorata della recitazione fin dall’adolescenza, si diploma nel 1953 all’Accademia d’arte drammatica sotto la guida di Silvio d’Amico e con un maestro-sodale d’eccezione come Sergio Tofano.

Attrice drammatica (recita Shakespeare, Moliére, “La nemica” di Nicodemi con cui conquista il pubblico), ma istrionica nella riuscita serie di commedie ispirate al personaggio del Signor Bonaventura, allora popolarissimo eroe dei fumetti. La sua capacità di cambiarsi velocemente le fece guadagnare il soprannome di “setti vistitini”. Sceglie un cognome che le ricorda la madre amatissima (Adele Vittiglia) e un nome che le “suona bene” e non va ancora di moda. Nel 1955 il suo debutto al cinema con un piccolo ruolo nell'”Adriana Lecouvreur” di Guido Salvini a fianco di mostri sacri come Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi.

LA CARRIERA

Monica Vitti è stata così tante cose (e così tante donne) che ognuno in lei può scorgere una cosa diversa. Oltre trentacinque anni di cinema, teatro e tv, più di cinquanta film (uno solo da regista, Scandalo segreto, del 1990, che è anche l’ultimo in cui compare come attrice): la sua carriera è stata immensa.

Monica Vitti: diva italiana atipica, un talento eccezionale e un'icona della modernità

Unica in una folla di mattatori maschi, copre ogni tipologia femminile. Donna borghese, nevrotica, dolente per Antonioni, popolana vitale con Alberto Sordi. Nel 1960 il primo dei quattro film che recita per Antonioni: “L’avventura”. Poi arriveranno “La notte”, “L’eclisse”, “Deserto rosso”, ma l’incontro con Antonioni data già dal 1957 quando presta la voce a Dorian Gray ne “Il grido”.

Monica Vitti ha recitato insieme ad Alain Delon nel film L'eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni

Nella seconda metà degli anni '60, archiviato il cinema di Antonioni e lo stesso regista da cui si era separata, Monica Vitti passò al genere della commedia che aveva ben frequentato a teatro. Con Mario Monicelli (La ragazza con la pistola, 1968) poté esprimere a pieno la sua vocazione comica. Accanto ad Alberto Sordi (in Amore mio aiutami) cominciò un sodalizio che li porterà al grande successo di Polvere di stelle del 1973.

In mezzo ci sono le collaborazioni con i nostri più grandi registi: Ettore Scola (Dramma della gelosia accanto a Giannini e Mastroianni), Dino Risi (Noi donne siamo fatte così), Luciano Salce (L'anatra all'arancia), Nanni Loy, Luigi Comencini (due degli episodi di Basta che non si sappia in giro).

I PREMI

Il Leone d’oro alla carriera, che nel 1995 le venne dato da Gillo Pontecorvo alla Mostra di Venezia, è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali ricevuti, insieme ai 5 David, 12 Globi d’oro e i 3 Nastri d’argento guadagnati in patria.

52° Mostra del cinema di Venezia, 1995: l'abbraccio tra Monica Vitti e Alberto Sordi, Leoni d’oro alla carriera

IL DOCUFILM

Tutto su Monica Vitti in Vitti d’arte, Vitti d’amore di Fabrizio Corallo. Presentato alla XVI Festa del Cinema di Roma, il docufilm è andato in onda il 5 novembre scorso su Rai3, in occasione dei 90 anni dell'attrice. Si parte dagli esordi teatrali, attraverso i primi film drammatici, che la videro diventare un’icona del cinema “impegnato”. Si arriva alla consacrazione a “mattatrice” della commedia all’italiana, capace di tener testa alla pari a colleghi come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

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