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Johan Cruijff, profeta e rivoluzionario del pallone

Sei anni fa moriva il numero 14 dell'Ajax, dell'Olanda e del Barcellona, uno dei più grandi di sempre

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

24 Marzo 2022 - 12:52

Johann Cruijff,  profeta e rivoluzionario del pallone

Chi lo ha visto giocare non poteva che rimanerne ossessionato e portarselo nei sogni calcistici. O negli incubi. Sei anni fa, il 24 marzo 2016 ci lasciava Johan Cruijff, leggenda del calcio mondiale. Per alcuni il più grande di tutti, ma sicuramente nell'Olimpo dei fuoriclasse del calcio. Sicuramente il giocatore (e poi allenatore) che più ha inciso nella storia e nella filosofia del gioco più amato. Sicuramente un uomo che inventò cose mirabolanti, che fu imitato rimanendo inimitabile. Sicuramente e semplicemente Johan Cruijff.

Johan è nato e cresciuto in un quartiere popolare di Amsterdam, a due passi dal vecchio stadio De Meer. Inevitabile che l'Ajax diventasse la sua squadra: con i lanceri vinse 3 coppe dei Campioni consecutive per poi trasferirsi al Barcellona: riportò immediatamente i blaugrana a vincere il titolo spagnolo dopo anni di digiuno, con la perla di un 5-0 rifilato al Real Madrid alla sua prima apparizione nel Clasìco spagnolo: un gol lo segnò facendo sedere metà delle merengues in campo e infilando di precisione l'angolino. Con la nazionale olandese fu protagonista del mondiale 1974, quando l'Arancia Meccanica si rivelò al mondo ma non lo conquistò, sconfitta solo dai tedeschi padroni di casa in finale. Lui trasformò quella sconfitta in un tratto distintivo: "Siamo ricordati più così, per avere perso in quel modo, più importanti dei vincitori".

L'allora presidente Uefa Artemio Franchi consegna a Cruijff la Coppa dei Campioni 1973, vinta nella finale di Belgrado con la Juventus

JORGE VALDANO, LA LEZIONE DI JOAHNN

Jorge Valdano, campione argentino che con Maradona conquistò la Coppa del Mondo 1986, è anche uno scrittore. Nel suo "Il sogno di Futbolandia" si sofferma spesso sulla figura di Cruijf, sottolineandone soprattutto la devastante personalità. Ne parla da rivale, essendo stato Valdano un simbolo del Real Madrid, ma con ammirazione sconfinata. Quando scende in campo Cruijf, racconta Valdano, "sembra che sia tutto suo, il campo, il pallone e pure le bandierine del calcio d'angolo". Basta una foto scattata nel 1976 (qui sotto) per confortare questo ritratto. L'Olanda scende in campo contro la Jugoslavia (sarà anche l'ultima gara del numero 14 con la maglia arancione). Sorteggio a inizio partita, piove a dirotto. Con lui il capitano jugoslavo, l'arbitro, i guardalinee. Che tiene in mano un ombrello. Indovinate chi protegge dalla pioggia?

Ed ecco un altro brano di Valdano dedicato al campione olandese.

"Verso la metà del secondo tempo, il gioco fu interrotto per un fallo senza importanza e Johan [Cruyff] si mise a protestare. Siccome l'arbitro non smetteva di dargli spiegazioni, andai a dirgli che, se voleva, poteva lasciargli anche il fischietto. Ne approfittai per suggerire a Cruyff di tenere per sé quel pallone e di darcene un altro, visto che in quella partita avevamo qualche diritto anche noi. Mi guardò con una certa aria misericordevole e chiese come mi chiamavo. «Jorge Valdano» gli risposi. «E quanti anni hai?» continuò. E io, obbediente: «Ventuno». Fece una faccia che significava: chissà dove andremo a finire con questi giovani d'oggi, e dall'alto dei suoi gloriosi trent'anni mi mollò uno schiaffo dialettico: «Ragazzino, a ventun anni a Cruyff si dà del lei». "

IL RITRATTO DI ALFREDO DI STEFANO

il sintetico ritratto tracciato da Alfredo Di Stefano: “Non è un attaccante, ma fa tanti gol. Non è un difensore, ma non perde mai un contrasto. Non è un regista, ma gioca ogni pallone nell’interesse del compagno”.

Giovanissimo nel 1967, con la maglia dell'Ajax al vecchio stadio De Meer

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